Perchè c'è crisi?
di Roberto Molinari
Da quello che si sente dire, sia dai giornali che dalla televisione e dai governi, è difficile comprendere il perchè di questa bella crisi economica che stiamo attraversando. Si ha l'impressione che "tacciano" i veri motivi, che non vogliano spiegarne le cause reali. Quando ne discutono, lo fanno usando termini che ai più risultano incomprensibili. Non si capisce assolutamente niente! Spread, Btp, Bond, Bot, CZT, ecc. Poi ci sono queste agenzie o associazioni di Rating, cioè di valutazione, che valutano se un intero paese è più o meno solvibile. Ma su che basi riescono a sputare le loro sentenze? Con quali strumenti? Chi sono Standard & Poor's, Moody's e Fitch, in definitiva? I padroni del mondo? Di quello finanziario certamente lo sono!
E' morto don Mazzi
il parroco del dissenso
E' stato uno degli animatori del cattolicesimo di base, protagonista alla fine degli Anni '60 di un clamoroso scontro con l'allora arcivescovo di Firenze, Ermenegildo Florit
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E' morto don Enzo Mazzi animatore della Comunità dell'Isolotto che oggi nella sede di via degli Aceri 1 alle ore 10,30 lo ricorderà. Il sindaco Matteo Renzi ha detto: "Con Mazzi se ne va una figura fortemente legata alla città e in particolare al quartiere dell'Isolotto, dove il suo impegno si è protratto fino agli ultimi giorni. Ai familiari e alla sua comunità vanno le nostre sentite condoglianze".
Don Mazzi è stato un collaboratore di Repubblica, per anni i suoi interventi hanno accompagnato i lettori e hanno spiegato la posizione di quei cattolici che non sempre si riconoscevano nelle gerarchie ecclesiastiche.
Nato nel 1927, fu nominato parroco dell'Isolotto, uno dei grandi quartieri popolari di Firenze, nato del Dopoguerra. La nuova chiesa ospitava un gruppo di sacerdoti e laici che risentiva del clima del Concilio Vaticano II sulla scia del pensiero di Giorgio La Pira, Ernesto Balducci e Lorenzo Milani.
La Comunità abolì la separazione fra ricchi e poveri, clero e laici: in canonica furono alloggiati tre nuclei familiari, ex carcerati, disabili. La Comunità solidarizzava con quell'area cattolica che non si riconosceva più nella Dc. Don Mazzi contribuì a realizzare dentro la canonica un asilo, una piccola fabbrica, un laboratorio per invalidi. Le sue posizioni erano sempre più in contrasto con la curia fino ad arrivare allo scontro dell'autunno del 1968 quando un'assemblea della Comunità richiamò 10mila persone e la vicenda divenne
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un caso internazionale. Il cardinale Ermenegildo Florit, decise di reprimere duramente il dissenso: intimò a Mazzi e ai suoi collaboratori di lasciare la chiesa sostituendolo con un nuovo parroco. Cinque sacerdoti e tre laici furono incriminati dalla magistratura.
Da quel momento don Mazzi continua a lavorare, ma dentro la sua comunità di base che si riunisce in piazza dell'Isolotto proprio davanti alla chiesa. Soltanto alla fine degli Anni '80 si è avviata una normalizzazione dei rapporti grazie all'intervento del cardinale Silvano Piovanelli.
Innumerevoli i suoi scritti e le sue pubblicazioni sui temi legati alla religione, al sociale e alla tolleranza della chiesa.
Guarda la storia di don Mazzi
La redazione di Repubblica-Firenze ricorda con affetto l'intelligenza, il coraggio, l'indipendenza di pensiero di Enzo Mazzi.
(22 ottobre 2011)
Bologna | Cronaca | da Redazione Il Fatto Quotidiano
18 ottobre 2011
Fermi tutti. Dopo anni di lavori, di cantieri, dopo che una città per anni è stata messa a soqquadro per i lavori di rifacimento delle strade con una riorganizzazione spesso caotica della circolazione, la giunta guidata da
Virginio Merola annuncia che i lavori per il
Civis vanno fermati,
e subito. Anche perché c’è il rischio che i finanziamenti da Roma non arrivino più visto la recente bocciatura del mezzo da pare del ministero. La sospensione è arrivata con un comunicato congiunto firmato dal sindaco e da
Francesco Sutti, presidente di Atc, l’azienda dei trasporti bolognese. Lo scarno annuncio della interruzione dei lavori per il tram su gomma è arrivato nel pomeriggio,
alla chetichella, quasi che il Comune e sopratutto Atc, volessero evitare il clamore.
“Dopo il giudizio negativo di giugno da parte della commissione ministeriale sulla sicurezza del mezzo, non potevamo prenderci il rischio di andare avanti con dei lavori che, dopo quella relazione, rischiano di perdere i finanziamenti”, spiega in serata a ilfattoquotidiano.it l’assessore comunale alla mobilità, Andrea Colombo. “Finora le opere realizzate hanno avuto una copertura finanziaria assicurata. Per il futuro non potevamo rischiare di investirli senza certezze dal ministero”.
Nella nota congiunta di Merola e Sutti è posto al centro dell’attenzione proprio il sistema di guida ottica che, secondo il rapporto della direzione dei lavori (paradossalmente diretto dalla stessa Atc che è sia stazione appaltante che soggetto attuatore del faraonico progetto, ndr), non corrisponde a quanto contrattualmente previsto sulla base dell’offerta presentata dal costruttore in sede di gara.
Insomma il problema è il mezzo e il sindaco già un mese fa aveva espresso la sua intenzione di “rottamarlo”. Il Civis, questo “bisonte” della strada ideato durante gli anni della giunta di centrodestra e proseguito negli anni della giunta Cofferati, in teoria avrebbe dovuto essere guidato una specie di pilota automatico (comunque assistito da un’autista), attraverso un lettore ottico. In realtà, anche con una normale pioggia, questo lettore avrebbe potuto essere messo fuori uso. Inoltre il mezzo era stato contestato in questi anni, oltre che per l’ingombro e l’impatto sulle piccole strade medievali di Bologna, anche per il suo posto di guida centrale che aveva allarmato gli autisti e i loro sindacati.
Il 1 giugno scorso una commissione ministeriale aveva bocciato il filobus, ma i lavori stradali erano proseguiti. Via Mazzini, per esempio, una arteria fondamentale per il traffico cittadino, era stata chiusa nei mesi scorsi mettendo in ginocchio il traffico di quella zona della città.
Oggi la decisione improvvisa per evitare di continuare a investire su un progetto basato sulle capacità di prestazione e garanzie di sicurezza del mezzo diverse da quelle previste dal contratto, per di più senza che il Ministero dei trasporti si sia definitivamente espresso in merito alla sicurezza del veicolo. “Abbiamo atteso la fine dei lavori di via Mazzini, gli ultimi al momento ancora coperti finanziariamente perché iniziati prima del giudizio da parte della commissione”, spiega Colombo.
Teoricamente, dunque, la sospensione dei lavori di oggi non mette la parola fine ai lavori stradali, in attesa di capire se Irisbus, la società che dovrebbe fornire i mezzi e che con il Consorzio cooperative costruzioni ha vinto l’appalto, proporrà dei mezzi più adeguati e sicuri. “Apriremo un confronto diretto con Irisbus per chiedere le modifiche a quel mezzo”, spiega Colombo. Il comunicato diffuso nel pomeriggio era stato ancora più chiaro: “In mancanza di questo (le modifiche, ndr), “procedere oggi con la realizzazione di lavori per opere che potrebbero poi risultare non integrate con le necessarie varianti, non rappresenterebbe certo un buon servizio alla città, ma solo un impegno di risorse allo stato ingiustificabili”.
Con decorrenza immediata, sono quindi sospese tutte le opere civili delle tratte restanti rispetto a quelle già completate dai lunghi lavori svoltisi negli ultimi mesi, sia a Bologna che a San Lazzaro di Savena. Sempre secondo quanto affermano Atc e Comune, per evitare ulteriori disagi per chi viaggia nella parte Est della città “saranno in ogni caso portati a termine i lavori in corso di esecuzione relativi agli impianti della trazione elettrica, semaforici e di pubblica illuminazione”.
I lavori stradali fino a oggi erano considerati, da tutti gli attori dell’affare Civis, necessari, una specie di scusa per sistemare le strade. Vero, anche se alcune particolarità del Civis avevano portato a opere discutibili. Le fermate del Civis per esempio, poste in mezzo alla carreggiata, avevano dato vita nel centro di Bologna a una circolazione stradale un po’ caotica e a volte quasi comica (vedere, per credere, il centralissimo incrocio via riva di Reno con via Marconi). Altro caso: i passeggeri degli autobus da quando sono state costruite le nuove pensiline nel 2009 sono stati spesso costretti, per salire o scendere dai mezzi, a camminare sul ciglio di un marciapiede alto e stretto, col rischio della caduta sulla strada in ogni momento.
L’altro risvolto della grande truffa già costata oltre 150 milioni di euro è quello giudiziario. All’inizio del 2011 un’inchiesta della Procura della Repubblica di Bologna travolge 17 persone. Tra gli indagati nomi di spicco come quello dell’ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca, il numero uno del Ccc Piero Collina, l’ex direttore del Comune di Bologna e diverse altre persone tutte indagate per reati che vanno dalla corruzione alla frode.
Intanto esultano gli oppositori dell’opera. Ci sono i grillini, che con il consigliere regionale
Giovanni Favia attaccano il Comune: “I cittadini bolognesi ora devono ricevere delle scuse e, nel nostro piccolo, anche il Movimento 5 Stelle. Da quando eravamo in Comune, nel 2009, le nostre denunce – documenti alla mano – sono sempre passate inosservate o derise”. Il leghista
Manes Bernardini invece chiede la testa del presidente Atc Sutti.
ALLORA QUESTI LAVORATORI EXTRACOMUNITARI, SONO DAVVERO UTILI
A PRODURRE TRADIZIONI GASTRONOMICHE ITALIANE.....E PENSARE CHE
QUALCHE GRUPPO POLITICO DI CASA NOSTRA,VORREBBE RISPEDIRLI AL MITTENTE!
Il Grana lo fanno i sikh, la fontina valdostana i marocchini
La cosa più divertente è che i primi ad accorgersene siano stati quelli del New York Times, anzi della sua versione globale, l’International Herald Tribune. Ma è pur vero che certi prodotti made in Italy, soprattutto nel settore gastronomico, sono patrimonio internazionale, e allora la curiosità è un po’ di tutti. Fatto sta che l’idea che il Grana Padano, alimento doc con valore di brand, uno dei simboli gastronomici d’Italia, potrebbe mancare dagli scaffali del supermercato se non fosse per i lavoratori provenienti dal Punjab. Com’è possibile? In realtà è molto semplice. Ci sono lavori che (si sa già da tempo) gli italiani non vogliono più fare. Tra questi, il lavoro nei caseifici, altro che mucca Carolina. E allora ecco intervenire la manodopera indiana, che in provincia di Cremona è particolarmente attiva, visto che le valli lombarde producono un milione di tonnellate di latte ogni anno, un decimo della produzione nazionale.
Qualcuno ricorderà che questa è la stessa zona (esattamente si parla di Pessina, paesino in provincia di Cremona) in cui, un paio di mesi fa, è stato inaugurato il tempio sikh più grande d’Europa, con capienza per seicento persone. Una festa gioiosissima, colorata, che ovviamente non è passata inosservata ai leghisti, che piantonano la loro roccaforte come uno dei baluardi per eccellenza dell’orgoglio padano. E allora, come si fa a coniugare le due cose? Il sindaco di Pessina Dalido Malaggi, intervistato dalla testata americana, ha affermato: “Gli indiani sono arrivati in un momento in cui i vecchi lavoratori dei caseifici andavano in pensione, senza nessun giovane a sostituirli. Loro sapevano già portare avanti un’impresa casearia, erano perfetti, e hanno salvato un’economia che altrimenti sarebbe andata a rotoli”. E in effetti l'entusiasmo degli indiani per questo lavoro c'è, come spiega Jaswinder Duhra, che vive in provincia di Cremona da 25 anni e che dice: "Per molti di noi è stato naturale trasferirsi proprio qui, perché siamo abituati ad avere delle mucche nelle nostre case in Punjab, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a gestire questi allevamenti per la produzione del latte".
Non è dunque un caso che un cartello all’ingresso di Pessina affermi “Comune esente da pregiudizi razziali”. Un’apertura mentale che ha turbato le camicie verdi, che col consigliere provinciale Gelmini affermano: “I sikh hanno costumi troppo diversi dai nostri, fanno matrimoni combinati e indossano il kirpan, la spada rituale, che però è un’arma, è pericolosa”. I cittadini di Pessina sono poco convinti, e organizzano per questi sorridenti e solerti lavoratori che hanno risollevato le sorti della zona crosi di italiano e programmi di formazione, perché temono molto il rischio di una mancata integrazione, che porterebbe i sikh ad andarsene. E invece il desiderio di tutti è che restino lì, e che prendano la cittadinanza italiana.
Cosa che si spera avvenga anche in Val D’Aosta, dove la fontina tanto amata anche nel resto d’Italia viene prodotta soprattutto grazie alla manodopera degli immigrati marocchini, albanesi e polacchi. Che dire poi di uno dei piatti tipici della cucina piemontese, il buon fritto misto di tradizione molto antica (risale ai tempi in cui gli animali si macellavano in casa e non si buttava via niente) che oggi viene cucinato soprattutto dai cinesi?
Malessere Lega
Un uomo solo al comando
Insofferenza, scollamento,fastidio, nel Carroccio i malumori crescono,
mentre il leader storico appare sempre più isolato. La base mugugna e a volte
grida
Un uomo solo al comando: era Fausto Coppi, 1949, terzultima tappa del Giro
d’Italia, cinque colli da scalare. Oggi quell’immagine vale per Umberto Bossi,
ma con taglio opposto. Se per il campionissimo si trattò di una marcia
trionfale, per l’uomo che ha inventato la Lega e che la guida da un quarto di
secolo sta trasformandosi in un mesto viale del tramonto.
Dopo undici anni, il patto di ferro con Berlusconi lo espone a una duplice
e sempre più pesante contestazione: quella dei fedelissimi che lo seguono dalla
prima ora, e che hanno sempre risposto ai suoi appelli con una massiccia
mobilitazione; quella degli elettori che negli ultimi anni hanno investito nella
Lega le residue speranze di far diventare finalmente l’Italia un Paese moderno.
Perché parlando del Carroccio, non bisogna mai dimenticare che i suoi consensi
affondano in due terreni, e che questa duplice sorgente è documentata
dall’alternante andamento dei voti.
Dal 2001 al 2006, la Lega ha viaggiato con una scarna percentuale a una
sola cifra, inchiodata a un modestissimo 4 per cento: continuavano a votarla i
“duri e puri”. Nel 2008 ha più che raddoppiato i voti approdando a una
percentuale a due cifre, con un incremento continuato nelle europee 2009 e nelle
regionali 2010: indice di un elettorato aggiuntivo proveniente soprattutto dal
Pdl ma non soltanto.
Entrambe le componenti si stanno stancando. La base dei fedeli rumoreggia
in tutti i luoghi dove le è concesso: al punto che ormai da mesi Radio Padania
ha spento i microfoni delle telefonate degli ascoltatori, giunti a toni
pesantissimi nei confronti dell’acquiescenza a Berlusconi. L’area del voto
aggiuntivo a sua volta sta perdendo fiducia nella Lega, come testimoniano i
sondaggi più recenti che la riportano sotto il 10 per cento, perché tocca con
mano che non solo non riesce a schiodare le riforme vere di cui il Paese ha
bisogno, ma si accoda al Cavaliere per salvarne il posto. Ultimo episodio, il
voto contro l’arresto di Milanese, con scelta e motivazioni esattamente opposte
a quelle che avevano ispirato poche settimane fa l’analogo voto su Papa. Ma solo
l’ultimo, appunto. Perché in molti, a partire dagli oltre 300 sindaci leghisti,
protestano per i tagli pesantissimi subiti dalla finanziaria e rincarati dalla
manovra. E non capiscono perché la Lega a palazzo Chigi e in Parlamento abbia
avallato provvedimenti come i fondi aggiuntivi ai Comuni di Roma e Catania, o
alle Regioni Calabria e Lazio, e come il voto con cui si è dato credito alla
risibile tesi che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Solo al comando, Bossi appare per giunta sempre più logoro, e non solo
fisicamente. Alle sue spalle è già partita la lotta di successione, al di là
delle smentite di rito dell’apparato; ed è lotta intrisa di veleni, come
dimostrano su un versante gli attacchi alla moglie del “senatùr” accusata di
essere al centro di un “cerchio magico” che lo tiene in ostaggio; e dall’altro
le bordate del neonato sito Velina Verde contro Maroni, imputato esplicitamente
di legami con la massoneria. Ad appesantire il clima c’è la tendenza bossiana a
favorire una vera e propria successione dinastica, investendo sul campo come
Bossi II un figlio a dir poco evanescente: che già sta sullo stomaco a molti
leghisti per essere stato catapultato d’autorità in Consiglio regionale
lombardo, con tanto di ricchi emolumenti, dopo essere stato capace di acquisire
la maturità a scuola solo per forza di inerzia.
A tutto questo, il Capo, come tutti lo chiamano, C maiuscola inclusa, ha
reagito rispolverando la vecchia e logora carta della secessione, esibita la
prima volta ben 15 anni fa senza seguito alcuno. Un bluff smontato dai numeri:
nella Padania che dovrebbe dire addio all’Italia, la Lega conta sul 20 per cento
dei voti. Come dire che 8 “padani” su 10 la pensano diversamente; senza contare
che a questi va sommato quel 30 per cento di astensionisti che hanno disertato
le urne.
Al Carroccio vanno riconosciuti meriti oggettivi per i non pochi elementi
di novità che ha introdotto su un’ingessata scena politica a partire dagli anni
Novanta; e in quest’arco di tempo è cresciuta anche una generazione di
amministratori locali che hanno saputo conquistarsi sul campo la fiducia della
gente. Ma proprio per questo, è impensabile che a distanza di tanto tempo il
movimento debba ancora rimanere inchiodato all’autoproclamato dogma
dell’infallibilità di Bossi, e al suo concetto di partito personale da gestire
come un affare di famiglia. Coppi, quella volta, arrivò al traguardo rifilando
oltre dieci minuti di distacco a un tipo tosto come Bartali.
L’uomo solo Bossi rischia di finire fuori strada. E con lui il movimento
cui ha dato vita.
Francesco Jori
A VIAREGGIO SI PARLA DI SESSUALITA' TRA GLI STUDENTI DELLE SUPERIORI
È una novità della sessualità moderna: le ragazze tendono sempre più a fare “chiacchiere da bar”, quelle che un tempo erano soprattutto appannaggio maschile. E così facendo hanno maturato una tendenza alla competizione che spesso le porta a pensare “mamma mia non sono all'altezza”: una sorta di ansia da prestazione al femminile.

Di questo, e di tante altre questioni legate alla sessualità, si è parlato ieri a Viareggio al Festival della Salute nel corso di una “lezione dal palco” tenuta agli studenti delle superiori dalla dottoressa Roberta Giommi, sessuologa dell'Università di Firenze e scrittrice: “Io lo definisco 'orgasmo sociale' – ha spiegato la dottoressa - È un modo di vivere la sessualità tipico dei nostri tempi che però spesso finisce per essere dannoso, perché i ragazzi si terrorizzano di fronte alle ragazze, diventate così competitive. E le stesse ragazze, che spesso vogliono sembrare disinvolte a tutti costi, spesso invece non lo sono davvero e finiscono per autofrustrarsi”. Ma i temi affrontati dalla dottoressa Giommi insieme alla folla di ragazzi (curiosi ma molto timidi) che ha preso parte al dibattito sono stati molti. Molte le domande curiose rivolte dagli studenti alla dottoressa. Una ragazza ha domandato se fosse “anormale” perché non praticava autoerotismo, un ragazzo ha chiesto quale fosse il metodo contraccettivo più sicuro, un'altra ragazza ha chiesto se la pillola anticoncezionale fosse cancerogena, un altro ragazzo ancora ha domandato se la pornografia facesse male alla salute.
AL DI LA' DI QUESTO CONCETTO, utile o inutile, l'orgasmo resta un mistero
Fatto sta che comunque molte donne ed esperti continuano a non concordare con chi considera l’orgasmo femminile un puro piacere fine a sè stesso, come ad esempio Alessandria Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano, che sostiene che esso “è necessario per la riproduzione perché facilita la fecondazione: la contrazione orgasmica dell’utero risucchia letteralmente lo sperma facilitando la risalita. Quindi questo momento di piacere ha una funzione biologica importantissima. L’orgasmo vaginale è utilissimo anche a rafforzare il legame tra amanti e la coppia che si stabilizza rappresenta una garanzia per i piccoli“.
Dello stesso parere Francesca Romana Tiberi, presidente dell’Associazione italiana di sessuologia e psicologia relazionale, secondo cui l’orgasmo “va comunque considerato molto utile a prescindere da ogni valutazione scientifica: se la sessualità in una coppia è arricchita dall’appagamento femminile, i tentativi che la donna farà di cercare un’eventuale gravidanza saranno maggiori“.
(web)
LO STATO SOCIALE,SEMPRE PIU' PRECARIO,I TAGLI ALLA SANITA' E L'AUMENTO DEI CASI DI POVERTA', CI RIPORTANO QUELLE MALATTIE CHE PENSAVAMO FOSSERO SPARITE DAL NOSTRO PAESE..lo rivela un grande quotidiano nazionale
Tubercolosi, scabbia, sifilide
Tornano le malattie della povertà
I casi dell'ospedale Gemelli a Roma e della scuola Da Vinci a Milano fanno emergere un problema serio. Il contagio parte dall'impossibilità del sistema (a causa dei tagli) a fare prevenzione nelle classi sociali più deboli. Il ministero minimizza, ma i medici che lavorano per strada con i derelitti dicono che il fenomeno è preoccupante e Giulia Bongiorno, avvocato e deputato, attacca: "Fatti e modalità inaccettabili"
ROMA - Tubercolosi, scabbia, sifilide si riaffacciano dal passato assieme a povertà e precarietà. Con la crisi economica cresce il numero dei poveri e dei senza fissa dimora. In parallelo, i medici cominciano a denunciare l'aumento delle malattie storicamente legate alle classi sociali più deboli. Tuttavia, nel momento in cui in una comunità parte il contagio, gli effetti possono colpire tutti, come dimostra il caso dei bambini contagiati al Policlinico Gemelli di Roma o alla scuola Da Vinci di Milano. Nonostante ciò, i dati ufficiali parlano invece di un calo del numero dei casi, mostrando anche un’enorme disparità fra regioni. Fra gli addetti al settore c’è chi denuncia gravi carenze nel sistema di notifica. Se ciò fosse vero, significherebbe che i dati diffusi da ministero della Salute non corrispondono alla realtà.
Detenuti, senzatetto, immigrati, anziani sono i primi a essere colpiti: i più deboli, a causa della malnutrizione e di un sistema immunitario depresso. Ma l'aumento della Tbc fra chi vive ai margini non ha fatto notizia finché il contagio non è arrivato ai bambini, nelle scuole e negli ospedali: 122 a Roma, 179 a Milano. Figli sani di una classe media italiana che si credeva protetta. La crisi avanza e l'Italia si ritrova con un sistema sanitario azzoppato da numerosi tagli. Si finisce per lavorare, quindi, più sulle emergenze che sulla prevenzione. Le persone si ammalano e c'è chi cerca i colpevoli sia nel sistema sanitario che fra chi ha contratto il morbo. Se però esiste un untore, questo è la povertà che colpisce italiani e immigrati senza alcuna discriminazione.
La tubercolosi, il mal sottile che pensavamo accantonato tra le righe di una certa letteratura, diventa l'esempio delle antiche malattie che tornano assieme ai tempi di carestia. Gli ultimi dati elaborati a disposizione in Italia risalgono al 2008. Dall'arrivo della crisi economica a oggi possiamo semplicemente osservare i dati empirici, alcuni numeri provvisori forniti dalle regioni e ascoltare le testimonianze di chi opera sul campo, i medici che stanno lanciando segnali di allarme. A causa dei tagli alle spese, anche fare monitoraggio e rilevazioni statistiche diventa più difficile. Così scopriamo che non tutte le regioni riescono a fare un adeguato lavoro di segnalazione dei casi e che i dati risultano viziati da una sottonotifica, come ammette in sordina lo stesso Istituto superiore di sanità. Giorgio Besozzi, direttore del Centro di formazione permanente sulla tubercolosi Villa Marelli, dell'ospedale Niguarda di Milano, nel denunciare le falle del sistema afferma che i numeri reali si aggirano addirittura tra i sette e gli ottomila casi a fronte dei circa 4.500 dichiarati.
Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, sosteneva durante il question time alla Camera il 7 settembre: "Non esiste un'emergenza tubercolosi nel nostro Paese". Ma Medici senza frontiere ha diffuso già da tempo un rapporto intitolato "Omissione di Soccorso", come spiega nell'intervista video di questa inchiesta Gianfranco de Maio. "I servizi sanitari iniziano a scarseggiare - testimonia Annalisa Ricci, medico dell'associazione La Tenda - e anche le unità come la nostra, che operano in strada, sono state dimezzate".
Il problema sembra essere la difficoltà ad accedere a cure e farmaci. Spesso le persone malate, se indigenti, non riescono a curarsi e diventano focolai pericolosi per tutti. "Vi faccio un esempio recente - spiega Ilaria Uccella, medico infettivologo del San Gallicano di Roma -, un farmaco molto usato per la sifilide, la Betadin Penicillina, è stato portato dall'Aifa da classe A a classe C: significa che ora per una terapia si è passati da 2 euro a 140 euro. Questo è gravissimo".
Nelle carceri sovraffollate e in cui manca di tutto "si entra sani e si esce malati - denuncia Fabio Gui, operatore sanitario per il Garante dei detenuti del Lazio -. A Paliano, in provincia di Frosinone, c'è un sanatorio in cui arrivano da tutta Italia detenuti risultati positivi alla Tbc, curati e ora in convalescenza. Qui fino al 2008 in media trovavamo 2-3 persone, ora ne troviamo 10-12. Bisogna capire che i malati che escono dal carcere tornano per strada. Se non do i farmaci per la Tbc e se non faccio prevenzione, poi quando vado in metro è possibile che me la prendo".
In questo quadro sembra che nessuno riesca a capire come possa essere arrivata la tubercolosi fin dentro il reparto di ginecologia ostetricia del Gemelli di Roma. "Un caso raro e sfortunato - sostiene Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità - comunque ricordiamo che meno di una persona positiva su dieci poi svilupperà la malattia".
"Non sono accettabili il contagio, né le modalità con le quali questo è avvenuto, né il fatto che si sia minimizzato su questa situazione", sostiene l'avvocato Giulia Bongiorno che sta seguendo le denunce fatte da alcuni genitori dei piccoli contagiati, pronti a chiedere risarcimenti di milioni di euro. Nel caso del Gemelli sono già partiti sette avvisi di garanzia per epidemia colposa e lesioni colpose. Così nessuno si prende la responsabilità di ammettere che potrebbe essere solamente la punta di un iceberg e che a questo punto la salute di detenuti, senzatetto, immigrati e anziani non è più una questione marginale.fonte:Repubblica
DA MILANO SABATO 8 OTTOBRE PARTIRA' UN GRIDO:
E' CON IMMENSA SODDISFAZIONE IL COMUNICARE CHE QUESTO GIORNALBLOG, PROPRIO
NELLA GIORNATA DI FERRAGOSTO 2011 RAGGIUNGE I 100MILA CONTATTI DEI NOSTRI LETTORI. UN TRAGUARDO CHE CI GRATIFICA PER L'OTTIMO LAVORO SIN QUI RAGGIUNTO...E CHE CONTINUEREMO A MANTENERE INTEGRO E CON QUALCHE MIGLIORIA
GRAFICA.
Un sincero grazie a tutti coloro che ci hanno seguito sinora, unitamente ad un buon
Ferragosto
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Bocconi, in alta valle del Montone, ha fatto il pieno di turisti
a ferragosto
Bocconi. - (Ic.)La piccola località collinare del comune di Portico di
Romagna, ha fatto il pieno di turisti
e buongustai della cucina tosco-Romagnola. Alle ore 12 tutti i tavoli
sotto la grande tenda della piazza centrale erano al completo, come
quelli del vicino ristorante.
la proloco aveva creato un pranzo a tema per questa festività, che
forse sparirà col prossimo anno dal calendario. resta però la bontà di
questa cucina più toscana che romagnola, dove sono sfilati tanti
piatti di specialità del posto, annaffiate dagli ottimi vini locali e
di vallata. Tutto il pranzo è stato allietato dalle musiche del "Duo
Dinamico" Fabio e Giovanni,che si sono espressi in un repertorio
applauditissimo.
A fine pranzo premiazione a sorpresa per tutti coloro che
volontariamente prestano servizio in questa associazione locale: dalla
segretaria alle cuoche,cameriere eletrricista,adetto alle p.r, fino
agli operai che hanno curato lo stand. Un vero boom di presenze,
considerato che Dovadola, Rocca San Casciano e Portico ,San Benedetto,
non avevano alcuna manifestazione in atto per questa giornata festiva.


E' STATA UN VERO SUCCESSO LA SECONDA EDIZIONE DEL "TREBB DA GIANE' A CASANOVA " VOLUTA DAL CENTRO OPERATIVO AUSER VOLONTARIATO ONLUS DI ROCCA SAN CASCIANO,
SVOLTO INEL POMERIGGIO DI SABATO 13 AGOSTO.
NUMEROSI I PRESNTI GIUNTI DALLE DIVERSE LOCALITA' ROMAGNOLE
OLTRE AD UN GRUPPETTTO PROVENIENTE DALLA VICINA TOSCANA.GIANE' CANGINI HA FATTO GLI ONORI DI CASA, ILLUSTRANDO AI PRESENTI LE SUE ULTIME REALIZZAZIONI SCULTOREE INTITOLATE "DAL MONTONE AL GANGE...DUE FIUMI SACRI A SUO MODO DI VEDERE.
I DUE PAGLIAI COSTRUITI CON TANTE PICCOLE PIETRE E CEMENTO, STANNO A RAPPRESENTARE IL RIONE MERCATO E QUELLO DEL BORGO, ATTRAVERSATI E DIVISI DA QUEL,"FIUME SACRO A SUO DIRE PER I FALO IN ONORE A SAN GIUSEPPE" ,UN FIUME VIRTUALE RAPPRESENTATO APPUNTO DA UN TAPPETO BLU CHE STA A SIGNIFICARE IL MONTONE,
DA QUI SI SCENDE IN ASIA DOVE IN QUEL LONTANO ORIENTE TROVIAMO COSTRUITE CINQUE PAGODE,DAI COLORI VIVACISSIMI DELLE LORO CUSPIDI.
LA PITTRICE MARIA ANTONIETTA BERTACCINI, CHE HA CURATO L'ASPETTO PITTORICO DI QUESTI MANUFATTI, HA LETTO UNA SUA INEDITA POESIA DEDICATA PER L'OCCASIONE ALL'AMICO GIANE',CHE ABBIAMO VISTO MOLTO COMMOSSO DURANTE LA LETTURA DI QUESTI VERSI.
E' STATA LA VOLTA DI DOMENICO CAPPELLI, (ZAMBLON) CHE HA LETTO VERSI DEDICATI A ROCCHIGIANI ILLUSTRI E RESI FAMOSI PER LA SUA UMILTA'.
NE E' SEGUITO IL DEBUTTO DI UNA POETESSA NAPOLETANA,MARIA DEL GALDO E DI UNA SCRITTRICE DEL LUOGO, TAMARA GHETTI, CHE HAN DATO LETTURA DI ALCUNI VERSI BREVI,MA DENSI DI SIGNIFICATO UMANO E DI UN RACCONTO ISPIRATO ALLA TREBBIATURA.ENTRAMBE MOLTO BRAVE, SE PUR LIEVEMENTE EMOZIONATE.
PRESENTI ANCHE ILSINDACO DI ROCCA TASSINARI ROSARIA ED IL PRESIDENTE DI PROLOCO PIER LUIGI ROSSI.
LA MANIFESTAZIONE SI E' CONCLUSA CON LO SCOPRIMENTO INAUGURALE DI UN OBELISCO LA CUI CIMA OVALE E' STATA DIPINTA CON MOTIVI DELLA NOSTRA CAMPAGNA, DALLA PITTRICE BERTACCINI, CHE ASSIEME AL SINDACO TASSINARI, HANNO TOLTO IL DRAPPO ROSSO, TRA I TANTI APPLAUSI DEI PRESENTI.(iC.)
come arrivare : Casanova tipico per la sua ciminiera forata da granata dell'ultima Guerra, si trova ad 1 Km. a sud di Rocca San Casciano sulla ss. 67 in direzione Portico di Romagna
Info:telefax 0543-950139 /mail:auserrocca09@gmail.com
DOMENICO CAPPELLI ...E NOSTRE ZAMBLON, CI PROPONE UNA SUA CHICCA SU GIANE'
Museo Gianè a Casanova (Rocca San Casciano)
L'albero delle padelle
Stu vè vers Porg, quand tu sé a Casanova,
fermet on atim, va a trovè Gianèn,
guerda s'al cumbinè tra mez ai spen,
zènt pirochi, con fazi, fong e ova.
Ogni baston, ogni radisa o drova,
oi fà guentè on serpent od on uslen,
ona zacla, on cunij, on toparen,
a tot on nom ed on emster oi trova.
o jè on museo co ni manca gnent,
o jè perfena l'elbre del padèli,
o jè Gianèn che l'è sempre content.
Ot pè d'res on bordel drenta gl'angueli,
el sgrezi tut li scord per on moment,
Gianèn l'è dolz, piò dolz del carameli.
Traduzione:
Se vai a Portico, giunto a Casanova,
fermati un attimo, Gianè vai a trovare,
là, tra gli spini ha saputo creare
cento aguglie con facce, funghi e uova.
Ogni bastone, ogni radice nuova
la trasforma in serpente, in uccellino,
un'anatra, un coniglio, un topolino,
a tutti un nome ed un mestiere trova.
C'è un museo che non gli manca niente,
c'è persino l'albero di padelle,
e c'è Gianè, che è sempre sorridente.
Ti senti un bambin nelle novelle,
i guai li puoi scordar per un istante,
dolce Gianèn come le caramelle.
SICILIA...AVANTI TUTTA !!!!!!
Quattromila euro mensili erogati ai parlamentari per l’assistente senza alcun controllo. Così il consigliere diventa il portaborse
E’ stato il cinema di Nanni Moretti a fare dell’assistente del deputato “il portaborse”, uno sbrigafaccende astuto e servizievole, senza arte né parte, oppure il parlamento, i deputati nazionali e regionali, ed i senatori, interessati ad avere un maggiordomo a basso costo piuttosto che un diligente consigliere?
La risposta può essere suggerita da alcune informazioni di base sulla natura del rapporto che si instaura fra il parlamentare ed il suo assistente-portaborse. La figura professionale del consigliere o assistente è stata devastata e svilita da una immagine denigratoria e da una consuetudine al servilismo. Che è stata fortemente incoraggiata dai criteri di assunzione dei “portaborse”.
Fra il parlamentare e l’assistente non si instaura assai spesso alcun rapporto di lavoro, nemmeno a livello precario. Le ragioni sono inequivocabili: Camera, Senato, Assemblea regionale siciliana e altre amministrazioni, assegnano gli emolumenti – 4000 euro circa – ai singoli parlamentari, che non hanno alcun obbligo di rendicontazione e possono fare ciò che vogliono della somma concessa a titolo di rimborso per la retribuzione dell’assistente.
I parlamentari, dunque, utilizzano le risorse come meglio credono. Generalmente pagano il segretario, l’autista, l’addetto stampa. Il più delle volte l’emolumento non corrisponde alla somma concessa, nella quasi totalità dei casi, difficilmente viene instaurato un regolare rapporto di lavoro, regolato dalle norme vigenti. In ogni caso le amministrazioni che elargiscono i rimborsi non hanno alcun compito di vigilare sulla correttezza dell’uso delle risorse.
Qualche mese fa il senatore Francesco Pardi, Pdl, presentò a Palazzo Madama un ordine del giorno con il quale veniva chiesto di affidare alla gestione del Senato il pagamento degli assistenti e di erogare le somme spettanti dopo una verifica delle pezze d’appoggio. Una autentica rivoluzione, difatti l’ordine del giorno venne bocciato a maggioranza.
La questione non è stata sollevata da alcuno, a parte Pardi, a Roma e Palermo, ed è probabile che le cose siano destinate a rimanere come sono. Eppure si tratta di un grosso problema. Le assemblee legislative, che regolano con le loro leggi, i rapporti di lavoro, dovrebbero costituire modelli di comportamento, e invece sembrano incoraggiare il lavoro nero e il precariato quando va bene. E non solo: viene tradita la ragione dell’introduzione della figura professionale.
I parlamentari hanno bisogno di un assistente che li aiuti a fare il loro lavoro, che richiede conoscenze e competenze di buon livello. La rinuncia a dotarsi di una figura professionale idonea per utilizzare diversamente i rimborsi, non è senza conseguenze. L’attività parlamentare subisce un danno evidente.
Ci sono costi della politica non quantificabili né monetizzabili. È il caso dei rimborsi ai “portaborse” concessi senza controllo perché rimangano una voce camuffata dell’indennità.
IL CORS...IVO
lA CRISI ECONOMICO-FINANZIARIA che ci sta travagliando,comincia a raggiungere livelli preoccupanti.
Ricordate la Grecia qualche mese fa ? Eppure noi nella indifferenza collettiva, siamo agli stessi valori.
La prova viene data dal forte acquisto dei nostri titoli di Stato dalle maggiori potenze europee: Germania e Francia che proprio in queste ore tramite le loro banche cercano di farne incetta.In sostanza il nostro Paese è di fatto "commissariato" dai cugini d'oltralpe.
A questo punto Bersani, deve usare più chiarezza e meno bizantinismi e la stessa Camusso deve dare prova che il maggior sindacato italiano da lei diretto esiste ancora.
Lavoratori precari, disoccupati, cassintegrati e pensionati,
attendono solo un segnale da costoro, augurandoci che arrivi il più presto possibile.
Ora il nostro Paese è alla deriva ed in mano alla pura speculazione ; esempio tipico ne sono i prezzi dei carburanti, che mentre in tutta Europa calano per effetto del calo del grezzo, qui da noi invece sta succedendo il contrario. Agire quindi tutti in fretta e con chi ci sta, rinunciando anche alle vacanze parlamentari, poichè il paese non può più attendere.
(Ic.)

A FERRAGOSTO COME SEMPRE SI SPECULASULLA BENZINA
Benzina, stangata da 100 milioni
Romani: "Il prezzo deve scendere"
Denuncia del Codacons: "Il mancato ribasso dei carburanti per questo periodo è un vero e proprio aggiotaggio da parte delle compagnie petrolifere". Il ministro dello Sviluppo economico: "Ridurre subito i prezzi alle pompe".....speriamo che ci creda qualcuno
Il prezzo della benzina deve calare immediatamente. Lo dicono da giorni le associazioni dei consumatori, con il Codacons che stima in 100 milioni la stangata di Ferragosto per il mancato adeguamento dei distributori al crollo delle quotazioni del petrolio. E lo dice anche il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che definisce "inaccettabile" il ritardo delle compagnie nell'aggiustare i prezzi al ribasso. Il greggio, infatti, ha visto crollare le quotazioni internazionali che ieri sono scese sotto la soglia degli 80 dollari al barile, per poi risalire leggermente. La benzina avrebbe dovuto seguire diminuendo, secondo la stima di Federconsumatori e Adusbef, di almeno 14 centesimi, ma il calo reale dovrebbe essere molto maggiore
Un taglio di questo tipo avrebbe compensato oltre metà degli aumenti dell'ultimo anno, che secondo le ultime stime della Coldiretti Lombardia, ammontano a circa 20 centesimi al litro e pesano tra i 210 e i 230 euro l'anno ad automobilista. Questo salasso ha spinto il Codacons a chiedere a oltre cento Procure il sequestro dei depositi dei grossisti e delle pompe di benzina per supposto aggiotaggio.
Vediamo se il monito del ministro Romani ha effetti immediati , resta inteso che il Governo da subito deve fare qualcosa, anche riducendo le arcaiche accise.
Intanto vi proponiamo i prezzi di benzina e gasolio ad una pompa in Slovenja.
GASOLIO AL LITRO €. 1,205BENZINA VERDE 95 OTTANI AL LITRO €. 1,215
BENZINA PREMIUM 98 OTTANI €. 1,245
..E la crisi passa anche attraverso la Slovenija
Che immagine fasulla e se vogliamo sfuocata si è data di Rocca San Casciano,in un articolo apparso oggi su un quotidiano regionale e sul relativo portale online. Un gruppetto di cineasti avrebbe visitato gli angoli più remoti della cittadina e dei suoi dintorni, commentandoli come obiettivi per un turismo primario e da sfruttare.Pure follie, basti pensare che lo storico e ultrasecolare sentiero che passa e porta al Castellaccio ,è invaso da una frana e da rovi che ne interrompono in piu' punti il percorso.Anni fa di questo sentiero abbandonato, se ne interessò anche il quotidiano la Repubblica, in quanto tale sentiero fu percorso pare dalle truppe napoleoniche, durante le loro scorrerie nella Romagna - Toscana e successivamente dalla Resistenza partigiana. Ma l'aspetto più ridicolo è che la cittadina del Montone è priva di bagni pubblici, per cui ogni "bisogno fisiologico", va soddisfatto nei bar della principale piazza o dei borghi cittadini. Questo non è stato detto ai giovani cineasti romani ed americani, un po' come il nascondere la proprioa monnezza sotto il tappeto della sala da pranzo.
In compenso c'è un rimedio per tutto ciò:far suonare nel palco della grande piazza un noto complesso
di musica rock, ma questo penso a loro insaputa.
(Padre Cirillo da Bisanzio)
Miss Padania Marina di Ravenna,eletta l'altra sera alla Festa della Lega Nord Romagna.
LETTO SUI GIORNALI...
La casta rinuncia a una settimana di ferie
Alla Camera rientro il 6 settembre
Il Senato riapre il 7. L'accorciamento dopo le polemiche
per il lungo stop. Fini: se serve ci riuniamo anche a Ferragosto

ROMA - L'ondata di proteste per la scandalosa decisione di chiudere per oltre un mese ha costretto la Camera a ritoccare il calendario delle ferie. L'aula di Montecitorio anticiperà così la riapertura dopo le vacanze estive,...
QUANDO IL GRANDE CAPITALE UCCIDE LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI E CRISTIANESIMO
Bisogna ammettere che le misure assunte dai Paesi occidentali subito dopo la seconda guerra mondiale hanno retto molto bene almeno per un ventennio. Bretton Woods ha permesso di stabilire il valore costante di ogni valuta; la NATO ha agito come forza di dissuasione e le Nazioni Unite hanno visto rapidamente aumentare i Paesi membri e sono riuscite ad intervenire in diverse operazioni importanti come la ricollocazione di milioni di rifugiati in seguito alla guerra fredda. L’economia è cresciuta costantemente e non si sono registrate gravi tensioni sui mercati dei cambi.
E’ andato meno bene nelle relazioni esterne degli USA che hanno dovuto affrontare la guerra fredda negli anni ’50 e la guerra del Viet-Nam negli anni ’60. Si è sfiorata la guerra tra gli USA e l’Unione Sovietica in occasione della crisi cubana alla baia dei Porci. Se si escludono delle guerre locali, possiamo affermare che siamo riusciti comunque a vivere in pace.
Sul piano sociale, all’interno degli Stati occidentali si è posto fine alle dittature residue e si sono affrontate le questioni relative a vere o presunte ingiustizie e alla domanda di una migliore qualità dei servizi - scolastico, pensionistico e della salute – offerti ai cittadini. Non sono mancate delle rivolte sociali tra cui ricordiamo quella stdentesca ed operaia del ’68. Gli USA, a differenza dell’Europa, ha riservato molto meno attenzione ai servizi sociali.
Sul piano finanziario, la situazione è più complessa ma cerchiamo di chiarirla in maniera semplice senza distorcere la realtà. Essendo tutte le valute legate al dollaro, gli Stati Uniti si sono di fatto costituiti come una sorta di banca di tutto il mondo vincolata per accordo a cambiare il suo biglietto verde ad un valore prestabilito nella logica di Bretton Woods. La domanda che molti si ponevano già all’inizio degli anni 60 era la seguente: ‘Se tutti i possessori di dollari decidessero di chiedere il rimborso in oro dei biglietti verdi, gli USA sarebbero in grado di onorare l’impegno sottoscritto a Bretton Woods?’ E la risposta lapalissiana era: ASSOLUTAMENTE NO soprattutto a causa delle incenti spese militari, degli aiuti finanziari estere, del turismo, degli investimenti privati delle multinazionali americane... Tutte spese che creavano enormi disavanzi della banca federale americana.
Alla fine degli anni ’60 gli USA registrano un disavanzo della bilancia commerciale di 6 miliardi di dollari e le banche centrali straniere detengono riserve in dollari per 36 mila miliardi, pari a tre volte il patrimonio aureo americano. Era quindi evidente che gli USA non avrebbero onorato i loro impegni e Richard Nixon, nel 1971 decide di conseguenza la non convertibilità aurea del dollaro. In un certo senso è come se gli USA avessero finanziato le loro imprese e i loro acquisti stampando carta valuta! In più gli Usa riducono il loro debito svalutando il dollaro e danno inizio alla sua fluttuazione sui mercati internazionali.
Ciò comporta anche la fine del controllo della finanza da parte degli Stati nazionali e l’inizio della supremazia dei mercati finanziari che da ora in poi saranno i veri signori della ricchezza e dei capitali mondiali. Potranno convogliare loro il denaro in cerca di investimenti e decidere come ripagarlo e manovrarlo per trarne maggiore profitto. Le Società finanziarie in un certo senso diventano più importanti degli stessi Stati nazionali in tema di finanza.
Il motto di quegli anni era: MENO STATO PIU’ MERCATO!!!
Così da un capitalismo nazionale, si passa ad un capitalismo finanziario-industriale mondiale in cui le borse e le società finanziarie operano a livello planetario obbedendo alle sole regole del mercato. Sono così nati dei megasistemi mondiali finanziari-industriali operanti in tutti i settori e capaci di imporre le loro regole e i loro appetiti agli stessi Stati nazionali soprattutto a quelli piccoli e in difficoltà.
Negli anni ’70 assistiamo alla nascita della Trilaterale: una stretta collaborazione dei maggiori gruppi americani, Europei e Giapponesi che produce grandi concentrazioni di capitali e la firma di accordi di collaborazione internazionale che riducono ogni giorno di più il numero dei grandi gruppi e ne aumenta a dismisura la capacità di pressione sui Governi e sugli Stati, aiutati dal Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale che suggerisce a tuti i Paesi che dice di aiutare, di privatizzare le risorse e le imprese che così possono passare sotto il controllo della grande finanza mondiale della Trilaterale ew americana in particolare.
Naturalmente il crollo del blocco sovietico all’inizio degli anni ’90 permetterà a questi gruppi di estendere il loro potere a livello planetario senza alcuna regolamentazione economica e finanziaria.
Si determina così un trasferimento di poteri dagli Stati Nazionali alle grandi concentrazioni economiche e finanziarie capaci ormai di dettare le linee generali degli Stati, inclusi gli Stati Uniti, come possiamo vedere in questi giorni.
E’ bene ricordare il ruolo delle telecomunicazioni orami diffuse a livello planetario e che rendono più agevole l’azione dei grandi gruppi ricordati il cui simbolo operativo può essere considerato il WTO: la World Trade Organization a cui si assegna la responsabilità di governare il mercato liberalizzato e deregolamentato. In questo modo si assesta un altro colpo mortale al potere e al controllo degli Stati nazionali declassati a seconda categoria. Sono ormai loro – le grandi società finanziarie - a decidere le sorti del mondo.
Non c’è quindi da meravigliarsi se questi gruppi - in cui si racchiude la maggiore ricchezza mondiale, ormai privi di controllo- mettano in circuito i titoli tossici, i derivati e quei prestiti ad altissimo rischio che creeranno la bolla speculativa del 2008 e il crollo del mercato mondiale con tutte le conseguenze che stiamo pagando ancora oggi tutti noi. Ma ciò che è più deleterio e scandaloso è che i Paesi occidentali e gli stessi Stati Uniti non sono riusciti a imporre una riforma radicale del sistema che ponesse fine a questa autentica barbarica DITTATURA DEL CAPITALE che ha distrutto di fatto le cosiddette DEMOCRAZIE OCCIDENTALI e la stessa etica del cristianesimo, caro Max Weber!
E la conseguenza più ecclatante è sotto gli occhi di tutti: questi gruppi controllano ormai persino il Congresso degli Stati Uniti e vorrebbero definitivamente uccidere, almeno politicamente, il Presidente di quello Stato che li ha nutriti e che ha rappresentato al tempo stesso il baluardo delle libertà e della democrazia. Hanno chiesto e ottenuto di essere loro ricchissimi esentati dalle imposte e far pagare il costo della organizzazione sociale ai poveri e agli indifesi. E l’hanno ottenuto!
Ma questa non è l’America che conosciamo e che vogliamo e tanto meno è il mondo per il quale ci siamo battuti tutta una vita nella speranza di lasciare una realtà migliore ai nostri figli.
Dobbiamo ammetterlo: è la nascita della nuova barbarie che noi occidentali, cristiani e figli della Rivoluzione francese non possiamo in nessun modo accettare.
Il Tè dei tea.party è un tè avvelenato. Anche noi, come gli antichi coloni americani, rovesceremo il loro battello boicottando ogni prodotto finanziario figio di questa logica e di questo potere.
Riappropriamoci dei grandi valori e dichiariamo morto questo tipo di mercato e di capitalismo assolutamente disumano e barbarico. E’ un dovere morale, l’unico comportamento che potrà salvare noi stessi e i nostri figli.
Allons enfants de la Patrie....
(CONTRTIBUTO di italiainformazioni)
)Ancora non esisteva Berlusconi, ma la Dc si !!
Rocca, in attesa delle elezioni politiche del 18 aprile 1948,aveva
paura di una forte avanzata in paese dell'allora Pci (partito
comunista italiano) . Ci pensarono bene due signore cattolicissime
del luogo: Enrichetta e Ida , componenti dell'allora
comitato civico cittadino, finanziato dal Vaticano e dall'Usis(una
aggregazione degli Stati Uniti, operante in Italia, )creata per sconfiggere
il Partito Comunista in forte avanzata, che col Partito Socialista di Nenni,
costituiva il fronte democratico e Popolare.
Queste due signore escogitarono una storia, dove si affermava che la
statua della Madonna in marmo, posta a metà della torre civica (E
Campanò) muoveva il capo e lacrimava per la incombente avanzata dei socialcomunisti suscitando la curiosità di quei
cittadini anziani e fortemente credenti, che stavano ore ed ore a
vedere se tutto corrispondeva al vero.
Lo scopo era quello di convincere la gente a non votare Pci- Un
fenomeno questo, delle madonne piangenti diffuso un po' in tutta
Italia.Una bufala sicuramente quella escogitata dalle due signore che
tuttavia oittenne lo scopo prefisso: anche a Rocca ,come nel resto
d'Italia il Pci non vinse e la Dc assunse il potere
governativo.(Icap.)
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Il Titanic-Italia verso
la tempesta perfetta
Alla fine ce l’hanno fatta! I capitani coraggiosi che per quasi vent’anni si sono alternati alla guida del Paese sono finalmente riusciti a portarci a un passo dalla tempesta perfetta. Ancora un piccolo sforzo e, forse già lunedì mattina con la riapertura delle borse, la nave Italia si trasformerà in un Titanic dal destino quasi ineluttabile.
Una menzione speciale va perciò al premier
Silvio Berlusconi, che proprio oggi ha visto riconoscere da una sentenza civile di appello, ciò che tutti sapevano, ma che quasi tutti facevano finta di non vedere.
Lo straordinario imprenditore che dal niente è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta deve buona parte delle sue fortune alle tangenti. E se adesso si riparla di quelle versate dall’avvocato Cesare Previti ai giudici di Roma in modo che il suo cliente e amico potesse impadronirsi della Mondadori, scippandola a Carlo De Benedetti, bisogna ricordare che l’elenco delle mazzette Fininvest è ben più corposo.
Ci sono quelle allungate dall’ex manager e attuale parlamentare Salvatore Sciascia per addolcire gli accertamenti della Guardia di Finanza. Ci sono quelle, da molti miliardi di lire, bonificate estero su estero a Bettino Craxi. E c’è quella da 600.000 dollari intascata dal legale inglese David Millsper dire il falso e salvare Berlusconi dalle condanne penali.
Una lista impressionante (e incompleta) utile per comprendere ciò che è accaduto, e sta accadendo, all’Italia. Berlusconi, il leader del centrodestra che ora piange falsamente miseria e protesta assieme a quasi tutto il suo partito, ha selezionato una classe dirigente fatta a sua immagine e somiglianza. Un gruppo di figuri bravi soprattutto ad arricchirsi e spingere tutti gli altri (noi) verso il baratro.
Mentre il presidente del Consiglio viene condannato a sborsare mezzo miliardo di euro come risarcimento per la rapina perpetrata sulla Mondadori, nel suo governo e nella sua maggioranza siedono frotte di pregiudicati, di imputati, di prescritti e di ladri di varia specie. Venerdì il responsabile dell’Agricoltura, Saverio Romano, nominato ministro nonostante le indagini in corso, si è ritrovato imputato per fatti di mafia. Il giorno prima Marco Milanese, il braccio destro del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, aveva ( con poca sorpresa) scoperto di esseredestinatario di una richiesta di arresto per tangenti e associazione per delinquere.
Tremonti, che gli aveva di fatto delegato il compito di tenere i rapporti con la Guardia di Finanza e quello di sovrintendere alle nomine nelle società partecipate dal Tesoro, lo aveva mantenuto al suo posto sebbene sapesse da sei mesi di cosa era accusato. Il fatto poi che il responsabile dell’Economia abitasse in una casa pagata da Milanese 8.500 euro al mese e che la sua portavoce fosse la compagna dello stesso Milanese, deve spingere a una riflessione: o Tremonti è un uomo poco intelligente incapace di scegliersi i collaboratori (e perciò non può continuare a fare il ministro) o ha qualcosa da nascondere.
Continuare a far finta che questo quadro – al quale vanno aggiunte le storie dei vari Fitto, Berrutie compagnia cantante – non c’entri con la rincorsa che il Paese sta facendo per raggiungere la Grecia, é da stupidi. Prendersela con i cosiddetti mercati, maledire gli speculatori, è da ipocriti.
In tempi di crisi economica la credibilità delle classi dirigenti è fondamentale. Sostenere che gente del genere possa mettere la faccia su una manovra economica in grado di rassicure gli investitori esteri e di ristabilire un po’ di giustizia sociale in Italia, è da incoscienti.
Certo, inutile nasconderlo, anche guardando dall’altra parte, nelle file della cosiddetta opposizione, spesso c’è poco da stare allegri. Quella che stiamo vivendo è una crisi di sistema. Del nostro sistema politico di cui Berlusconi è solo il piu visibile, ma non unico, campione.
La lettura dei giornali ci fa intuire come l’Italia sia a un passo dallo scoperchiare una nuova tangentopoli. Le varie fondazioni di cui si sono dotati molti sedicenti leader a partire dagli anni Novanta si stanno rivelando semplicemente degli schermi per tentare di nascondere, in maniera formalmente legale, finanziamenti di dubbia provenienza e, forse, vere e proprie tangenti. Lo insegnano sia il caso Pronzato, il responsabile dei trasporti aerei del Pd, che incassava denaro da imprenditori interessati a ottenere rotte dall’Enac, sia il caso Milanese.
Il parallelismo tra le due vicende è evidente. Chi, secondo l’accusa, pagava Pronzato versava anche soldi – con finanziamenti registrati, ma non pubblici – alla fondazione Italiani Europei che fa capo aMassimo D’Alema. Chi invece dava barche sottocosto a Milanese per ottenere nomine all’Enav foraggiava pure la Fondazione Casa delle Libertà.
Se si tiene conto che le fondazioni sono decine e decine e che in qualche caso alla testa di esse si trovano personaggi già condannati in Mani Pulite o coinvolti in altre indagini sulla pubblica amministrazione, ecco che il sospetto di trovarsi davanti a un metodo di sottogoverno diventa fortissimo. Anche perché i nomi dei finanziatori delle fondazioni vengono mantenuti riservati, invocando senza imbarazzo alcuno (lo ha fatto proprio D’Alema) le leggi sulla privacy.
E’ il lato oscuro della Casta. E’ il non detto di un’oligarchia inefficiente e costosa che a volte si palesa votando contro l’abolizione delle provincie (o astenendosi). E altre volte si mostra approvando leggi finanziarie che colpiscono solo i piccoli risparmiatori e rimandano di anni ogni riduzione dei costi della politica.
Imprecare, disperarsi, tentare di raggiungere in massa le scialuppe di salvataggio del Titanic-Italia, però, non serve. La tempesta è brutta, è vero. Ma fortunatamente non è ancora perfetta. Meglio che i passeggeri comincino a spiegare con calma a tutti che cosa sta accadendo. E che si organizzino per cambiare ciurma e comandante. Invertire la rotta ancora si può, lo dimostra quello che è successo a Napoli e Milano. Ma bisogna farlo in fretta. Prima che sia troppo tardi.( FONTE: ILFATTO Q.)
PAURA DA TERREMOTO IN ALTA
ROMAGNA
Sciame sismico sull’Appennino forlivese
Sono due mesi che la terra trema
Sono state registrate novecento scosse dall'inizio dell'anno. Ieri è
stato necessario evacuare un ospedale. La protezione civile allertata,
ma gli esperti dicono: "Gli eventi non sono mai prevedibili"
Torna a tremare la terra dell’
Appennino forlivese, torna la paura e torna pure qualche polemica.
Dopo le scosse di un paio di mesi fa, la provincia romagnola di
Forlì-Cesena è stata interessata, a partire dal tardo pomeriggio di
ieri, da una sequenza di scosse sismiche che nei sismografi
dell’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno raggiunto una
magnitudo di 4,0 e
una magnitudo di 3,9 rispettivamente alle 8.53 e alle 9.15 di questa
mattina. L’epicentro, con profondità pari a 7,8 chilometri per la prima
scossa e 7,4 chilometri per la seconda, è stato registrato nei territori
comunali di Santa Sofia e Galeata, in piena Valle del Bidente.
Le autorità hanno imposto
l’evacuazione dell’ospedale “Nefetti” di Santa Sofia:
una ventina di pazienti sono rientrati nella struttura al termine dei
sopralluoghi, quelli più gravi sono stati trasferiti nei nosocomi
limitrofi. Nel frattempo, restano bollenti i centralini dei Vigili del
fuoco. Da maggio a questa parte nel territorio si sono registrate
complessivamente un centinaio di scosse con magnitudo superiore a 2,0.
Senza dimenticare che, otto anni fa, nel gennaio 2003, proprio a Santa
Sofia si registrò un sisma di magnitudo 4,29 che provocò diversi danni
agli edifici (diverse le case lasciate dai residenti) ma nessuna
vittima.
“
Al momento non si segnalano danni a persone o cose”,
conferma la Regione Emilia-Romagna con riferimento agli eventi delle
ultime ore. L’agenzia regionale della Protezione civile riporta che “le
scosse hanno provocato solo molta paura tra la popolazione”, trattandosi
appunto di eventi sismici superficiali con profondità inferiore ai 10
chilometri. Sono stati attivati i Centri operativi comunali (Coc) di
Protezione civile nei Comuni di Santa Sofia e Galeata, mentre una
squadra del Servizio tecnico di bacino di Forlì-Cesena è al lavoro per
valutare la situazione di agibilità degli edifici dal punto di vista
strutturale.
In effetti,
all’interno dell’ospedale di Santa Sofia si è vista qualche crepa:
“Tenuto conto che si tratta di un edificio di recente costruzione, in
cemento armato e recentemente sottoposto a miglioramento sismico, si è
rassicurata la direzione sanitaria dell’azienda Asl di Forlì-Cesena
circa l’idoneità della struttura a svolgere le funzioni sanitarie
previste e mantenere i ricoverati nei reparti”, precisa la Regione.
La stessa agenzia regionale sta monitorando la situazione in raccordo
con il dipartimento nazionale di Protezione civile, la direzione
regionale dei Vigili del fuoco, la Prefettura, la Provincia di
Forlì-Cesena e i Comuni interessati.
Il direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile,
Demetrio Egidi, d’intesa con il prefetto di Forlì-Cesena,
Angelo Trovato,
e la Provincia, ha attivato lo stato di attenzione per rischio sismico,
inviando ai Comuni di Santa Sofia, Galeata, Premilcuore, Bagno di
Romagna e agli altri enti-strutture interessate dagli eventi sismici una
nota con le azioni da seguire previste nella pianificazione locale e
provinciale di emergenza ai sensi del protocollo di intesa regionale
siglato nel 2004, contenente norme di comportamento per i cittadini.
In particolare, si stanno verificando sul territorio interessato dal
terremoto la disponibilità e l’operatività delle strutture per la prima
assistenza con l’obiettivo di assicurare la pronta reperibilità delle
strutture comunali garantendo, al contempo, un’informazione puntuale ai
cittadini.
Proprio sul fronte trasparenza si fa sentire il consigliere regionale del Pdl forlivese,
Luca Bartolini, che chiede un
monitoraggio sugli edifici a rischio,
ma anche di allestire subito una tendopoli a Santa Sofia per accogliere
le richieste di quei cittadini che, per ora, non vogliono rientrare
nelle proprie dimore. “Lo sciame sismico che si è abbattuto nell’alta
Val Bidente sta portando grande preoccupazione tra la popolazione. C’è
chi, memore del terremoto del 2003, ha paura di passare la notte nella
propria abitazione. Per questo credo che la Protezione civile, di
concerto con gli enti locali, la Prefettura e le forze dell’ordine,
debba innanzitutto informare la gente su come comportarsi e dove
rivolgersi, visto che nel piazzale di prima accoglienza Karl Marx di
Santa Sofia, contrariamente a Galeata, non c’è né un tendone né una
cucina da campo”, scandisce il consigliere regionale. Bartolini chiede
dunque di “
allestire subito qualche struttura mobile (tenda
o container) per garantire un posto sicuro a chi volesse dormire fuori
casa. Siamo vicini agli abitanti di Santa Sofia e dintorni, capiamo bene
che queste sono ore di tensione”.
In definitiva, il consigliere regionale ricorda che “gli amministratori
pubblici devono fare tutto il possibile per garantire, compatibilmente
con queste scosse sismiche, la massima serenità ai cittadini:
per sollecitare interventi ho presentato un’interrogazione urgente in Regione.
Visto che un evento sismico ha raggiunto il quarto grado della scala
Richter bisognerebbe partire anche con un monitoraggio degli edifici
sensibili”.
Intanto, il presidente della Provincia di Forlì-Cesena,
Massimo Bulbi, e il vice-presidente con delega alla Protezione civile,
Guglielmo Russo,
questa mattina, al termine di una breve seduta della Giunta
provinciale, si sono recati a Santa Sofia per controllare di persona la
situazione. In contatto con l’agenzia regionale della Protezione Civile,
Bulbi e Russo hanno incontrato il sindaco di Santa Sofia,
Flavio Foietta.
Tutti si sono inoltrati in sopralluoghi sia in municipio sia alla casa
di riposo San Vincenzo De’ Paoli. Al momento non sono segnalati danni
strutturali alle strutture pubbliche.
Bulbi e Russo si dicono “in costante contatto” con i tecnici dell’ufficio provinciale di Protezione civile presenti sul posto e con gli amministratori comunali.
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Morto il figlio di Palmiro Togliatti
Era ricoverato a Modena
Èmorto il figlio di Palmiro Togliatti, Aldo. Avrebbe compiuto 86 anni il 29 luglio. Il decesso è avvenuto sabato scorso a Modena, dove era ricoverato da tempo, ma la famiglia ha diffuso la notizia soltanto oggi a funerali avvenuti.
Aldo Togliatti nasce a Roma, ma gran parte della sua infanzia e della sua adolescenza la trascorre in Unione Sovietica, in un collegio del partito comunista. È lì che si diploma in ingegneria prima di far ritorno in Italia. Ma ben presto i segni della sua malattia, legata a un disagio di natura psichiatrica, si fanno sentire e condizionano la sua esistenza. Nel dopoguerra raggiunge la madre, Rita Montagnana a Torino e per alcuni anni lavora come dipendente alla Sip. Si iscrive al Politecnico per proseguire negli studi, un progetto però che non porta a termine. Con la morte della mamma, negli anni Ottanta, Aldo Togliatti si trasferisce a Modena dove, con l'aiuto dei compagni di partito, viene ricoverato a Villa Igea, costantemente accudito da un'assistente e dai cugini di Torino, uno dei quali, Manfredo Montagnana ne è stato il tutore fino all'ultimo giorno. I funerali si sono svolti stamattina in forma strettamente privata. Questa la volontà che Aldo Togliatti aveva espresso negli ultimi tempi, nei momenti di lucidità che ancora riusciva ad avere e che è stata fatta propria dalla famiglia.
Aldo Togliatti era ricoverato all' ospedale privato accreditato Villa Igea di Modena dal settembre 1980. Lo ha ricordato la direzione sanitaria della struttura, che ha comunicato questa mattina il decesso «a esequie avvenute per espressa volontà dei familiari», con una breve nota diffusa tramite l'area comunicazione di Confindustria Modena.
11 luglio 2011
PER LA SERIE STORIE DI DELITTI VI PROPONIAMO
QUELL'ATROCE DELITTO COMPIUTO
A SANT'ALBERTO IN PROVINCIA DI RAVENNA NEL NOVEMBRE DEL 1978,nella ricostruzione fatta dal giornalista Nevio Galeati g.c.
http://issuu.com/reclam_ravenna/docs/447_rd300611#download
25 giugno 1991, la Slovenia dichiara la propria indipendenza. Quel giorno Cesco, il protagonista del libro "Ritorno a Las Hurdes", di Franco Juri, preferì ai festeggiamenti un caffè in riva al mare. Pubblichiamo integralmente il capitolo che nel libro viene dedicato a quel fatidico giorno
«Oggi ci è consentito sognare, domani nulla sarà più come prima». Che cosa avrà voluto dirci il poeta, si chiesero in molti ascoltando le parole premonitrici del presidente.
Quel 25 giugno 1991 Cesco aveva preferito rimanere a casa, nella sua Capodistria, e gustarsi un buon caffè in riva al mare. L’invito alla celebrazione per la solenne proclamazione del nuovo Stato indipendente l’aveva trovato in un momento per lui poco idoneo a una qualsivoglia enfasi nazional-patriottica. E poi non aveva lo stomaco adatto per assistere a picchetti militari o ascoltare trionfali cantici alla Nazione e al suo sogno millenario. C’era, nel suo carattere, una costante tendenza a uscire da ciò che considerava il gregge, a impugnare, per partito preso, un anti-conformismo inflessibile che non guardava in faccia all’opportunità di una scelta. Era, come diceva Tanja, il suo innato talento a sciupare le grandi occasioni, anche quelle che su un vassoio d’argento gli offriva la Storia che lui stesso, nel suo piccolo, aveva contribuito a indirizzare su una certa strada perdendo ore, giorni, mesi, anni, rubati a un’esistenza che avrebbe potuto e dovuto essere meno distratta nei confronti di lei.
In un referendum il 23 dicembre 1990, il 95% dei votanti si era pronunciato a favore dell'indipendenza della Slovenia. A seguito di questa decisione popolare, il 25 giugno 1991 il parlamento di Lubiana approvò la Carta costituzionale fondamentale, votata quasi all'unanimità, e dichiarò l'indipendenza della Repubblica di Slovenia.
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Cesco, sin dalla fine degli Anni ‘70, si era adoperato, in prima persona e con appassionata militanza, assieme ad altri giovani intellettuali libertari, a favore della democratizzazione politica nella Federazione, per il rispetto dei diritti umani, di quelli delle minoranze, per la libertà d’espressione, contro l’articolo 133, quello del codice penale sul “delitto verbale”, contro la pena di morte, e – a partire dal 1987 – a favore di un’autonomia vigorosa della Repubblica in cui viveva – la Slovenia – un’autonomia che fosse in grado di far fronte all’autoritarismo centralista e sostanzialmente violento di Slobodan Miloševic che con il suo populismo nazionalista, inneggiante i “diritti storici” di una grande Serbia, pilastro dell’unità balcanica, minacciava direttamente le aperture democratiche nella piccola repubblica settentrionale. Scriveva e firmava appelli, li traduceva in italiano e spagnolo, li mandava in giro per l’Europa, scriveva articoli eretici, avviava azioni di solidarietà a favore di questo o quel detenuto politico, il tutto con l’enfasi che lo aveva ispirato – insieme a Ramón e Flavio, negli anni studenteschi, dopo il golpe in Cile – nelle azioni per un’America Latina libera dalle ingerenze imperialiste e dagli stivali militari, nelle proteste pacifiste ed ecologiste, nelle occupazioni di vani e di edifici vuoti che i gruppi alternativi reclamavano per trasformarli in centri sociali o spazi di pubblico interesse che non risultassero però controllati o gestiti da zelanti funzionari di partito o della Lega della gioventù socialista.
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* Il capitolo tratto da "Ritorno a Las Hurdes", di Franco Juri, è messo a disposizione ai lettori di www.balcanicaucaso.org su gentile concessione di Infinito Edizioni
^^^per gentile concesione del collega Franco Juri da Koper (Capodistria)^^^
La Cina da Mao fino alla corruzione...
"Compagni, il popolo non ci ama"
Pechino festeggia i 90 anni del partito il più longevo e di maggior successo fra quelli comunisti. E il presidente Hu Jintao lancia l'allarme: "Necessario imporre la disciplina ai membri del Pcc"
dal nostro corrispondente GIAMPAOLO VISETTI
PECHINO - La Cina non imboccherà la strada della democrazia e del pluripartitismo, ma senza profonde e rapide riforme politiche ed economiche la sua leadership rischia di essere travolta presto da un'altra rivoluzione. A novant'anni dalla fondazione del partito comunista, il segretario e presidente della repubblica, Hu Jintao, ha gelato ieri la nomenclatura in festa con un allarme senza precedenti. "Il partito incontra difficoltà di crescita - ha detto Hu Jintao ai delegati riuniti nel palazzo del popolo su piazza Tiananmen - e la corruzione può condurre ad una perdita di fiducia da parte della popolazione". Il discorso è stato trasmesso in diretta della televisione di Stato e per i cinesi è stato uno shock. Stremata da mesi di propaganda nazionalista e di retorica maoista, in un trionfo apologetico di trasmissioni, film, libri e spettacoli rossi, per la prima volta la gente ha assistito un'autocritica spietata della leadership. "Per il partito - ha esortato a sorpresa il presidente in un discorso di ottanta minuti - è ora più importante che mai imporre la disciplina ai suoi membri. Sanzioni rigorose e prevenzione della corruzione sono elementi chiave per guadagnare o perdere il sostegno del popolo".
Nel giorno del compleanno del comunismo più longevo e di maggior successo del pianeta, di un partito che conta oltre 80 milioni di iscritti, dai vertici della Città Proibita è giunta la prima ammissione di fragilità dai tempi
di Deng Xiaoping. Hu Jintao non ha omesso di ricordare i traguardi del Pcc, sottolineando la visione messianica del partito "scelto dalla storia e dal popolo". Ha citato i tre traguardi essenziali: la "rivoluzione democratica del 1949", il "completamento della rivoluzione socialista di Mao" negli anni Sessanta e la "nuova, grande rivoluzione della riforma economica e delle aperture", avviata da Deng nel 1976 e proseguita fino ad oggi dai suoi tecnocrati successori. Ma l'avvio delle celebrazioni per il 90°, ideale passaggio di consegne politico in vista del cambio di leadership nel 2012, è stato segnato dall'affondo sul dilagare della corruzione pubblica e dall'ammissione del pericolo di perdere il sostegno della nuova società cinese.
La ricorrenza, luglio 1921, è stata ideologicamente costruita per ridare slancio ad un potere ormai legittimato solo dall'autoritarismo, dalla repressione del dissenso e dall'obbligo di una crescita economica record sempre più incerta. La generazione dei figli di Jang Zemin, partorita dal massacro di Tiananmen ne 1989, ne ha approfittato però per iniziare un lento e invisibile distacco dal Grande Timoniere e per lanciare un richiamo esplicito ai rampanti "principini rossi", in lotta per contendersi il governo nei prossimi dieci anni. Hu Jintao ha citato il marxismo 23 volte, la metà che nel 2001, dimezzando anche i riferimenti a Mao. Ha aperto invece ad una "democrazia socialista cinese all'insegna dell'economia e dell'armonia", ripetendo la formula quattordici volte e archiviando di fatto la storia e l'ideologia che avrebbe dovuto celebrare. La festa del vecchio Pcc, con milioni di nostalgici rivoluzionari e di riformisti delusi impegnati in estenuanti esibizioni canore dei motivi cari a Mao, si è trasformata in una sorta di presentazione del nuovo capitalismo autoritario cinese, quale modello di governo del mondo in questo secolo. Hu è arrivato a citare "l'incompetenza di alcuni membri ormai staccati dalla gente" e ha ammesso che "la lotta alla corruzione resta un compito arduo".
Novant'anni dopo la prima riunione clandestina dei tredici fondatori a Shanghai, inizialmente dispersi dal Guomindang di Chiang Kaishek, gli invecchiati eredi cinesi non riescono dunque più a mascherare il timore del contagio in Asia delle rivoluzioni democratiche che stanno mutando il volto dell'Africa mediterranea. Ieri in Cina era un normale giorno di lavoro e il non aver reso festivo un giorno tanto enfatizzato è stato letto come il timore estremo di un fallimento. Funzionari e capi di partito festeggiano da giorni, mentre la popolazione lavora, affronta l'incubo dell'inflazione e dei salari da fame, la prima disoccupazione, gli scioperi e le prime chiusure delle fabbriche. Il kolossal cinematografico sulla fondazione del Pcc si sta rivelando un flop imbarazzante e i leader, scossi dalle rivolte etniche e dai segnali di sommosse politiche coordinate da Internet, hanno colto le scosse profonde di una nazione mai così ricca e mai tanto sospesa sulle sua fragilità. I cinesi odiano la montante differenza che divide i pochi miliardari dai milioni di miserabili e ieri hanno assistito alla "loro festa" senza entusiasmi. Il partito ha celebrato Mao, sperando di convincere le masse sul recupero dello "spirito delle origini". Ma la festa per un "secolo di comunismo in Cina" è apparsa remota e forse già irraggiungibile. "Perché oggi manca un solo festeggiato - ha detto Hu Jia, dissidente appena scarcerato - il comunismo, che il partito celebra per fingere che ancora esista".
(02 luglio 2011)
Ultim'ora
Il sindaco di Ravenna si converte al cattolicesimo, lo si appreennde indirettamente dal FattoQuotidiano..
Era ora che Hera battesse un colpo dopo il referendum sull’acqua,”utile, umile et pretiosa”, ma Cara. Infatti a cominciare da Bologna sono in dirittura d’arrivo gli aumenti delle bollette. In lieve ritardo Ravenna, in quanto distratta in questi giorni da un grosso fatto di cronaca : “il sindaco della città dei mosaici Fabrizio Matteucci, da ateo incallito, si è convertito al cattolicesimo.. con grande soddisfazione del vescovo Mons. Verucchi, suo grande amico” Purtroppo nella vita c’è sempre modo e tempo di cambiare.Se san Paolo si convertì sulla via di Damasco. Matteucci si è convertito sulla via della Bassona.

Terremoto in Comune - Gli undici arresti stanno facendo tremare il Palazzo municipale

Un'ondata di arresti sta scuotendo il Comune di Parma con la violenza di uno tsunami, minandone la stabilità. Undici ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite all'alba di ieri dalla Guardia di finanza di Parma, negli sviluppi dell’inchiesta «Green money», le mazzette del verde pubblico. In carcere il comandante della Polizia municipale, Giovanni Maria Jacobazzi, i dirigenti comunali Carlo Iacovini e Emanuele Moruzzi, il dirigente Iren Mauro Bertoli, gli imprenditori Ernesto Balisciano, Gian Vittorio Andreaus, Tommaso Mori, Gianluca Facini, Norberto Mangiarotti e Alessandro Forni, infine l'investigatore privato Giuseppe Lupacchini. Ai dirigenti pubblici sono contestati i reati di corruzione e peculato.
(...) Gli undici arresti stanno facendo tremare il Palazzo municipale. L'opposizione ha sferrato un duro attacco a Vignali chiedendo le sue dimissioni. E ieri pomeriggio, in occasione della riunione del Consiglio comunale, è andata in scena una violenta contestazione sotto i portici del Comune. Attimi di grande tensione, con slogan e cartelli contro il sindaco: «Vignali dimettiti». Nel momento di maggiore attrito è volata anche qualche manganellata della polizia. Da parte sua Vignali ha ribadito che era all'oscuro dell'operato dei due dirigenti comunali e che non si dimetterà.(FONTE:la Gazzetta di Parma)
Oggi sulla Gazzetta di Parma cinque pagine sulla vicenda con gli articoli di Georgia Azzali, Marco Federici, Gian Luca Zurlini e Chiara Pozzati
LA RACCOLTA DEI BOMBOLONI
VICENDE DI VITA E ..POLITICA RAVENNATE per gentile concessione di Ravenna & Dintorni

nOTIZIA CURIOSA DA FIRENZE....
Cerca di rubare l'autobus Ataf
Non sa guidarlo, viene arrestato
L’episodio è successo in piazza San Marco. Arrestato un algerino di 39 anni, senza fissa dimora
Voleva portare via un bus di linea, ma non era capace di manovrare i comandi: così alcuni passanti hanno fatto in tempo a far intervenire gli addetti dell’Ataf, e poi i carabinieri del 112, che lo hanno arrestato. L’episodio è successo intorno alle 15.30 in piazza San Marco. Arrestato un algerino di 39 anni, senza fissa dimora.
Salito su un bus sostitutivo in sosta, senza passeggeri, l’algerino ha trovato le chiavi e ha acceso il motore. Ha, però, avuto difficoltà a ingranare le marce, dando tempo ai passanti di notare quanto accadeva e agli addetti dell’Ataf, nelle vicinanze, di bloccarlo. L’africano è scappato ed è salito su un bus di linea pieno di passeggeri, tra i quali ha provato a confondersi. Ma una pattuglia del 112 lo ha scoperto e bloccato. Coi militari si sarebbe giustificato dicendo di essere «stufo di aspettare l’autobus».
il pianeta pensioni
Al signor Bonaventura (se è fortunato) mille euro al mese
Il “nuovo” pensionato sembra il signor Bonaventura, uno dei personaggi più importanti del fumetto italiano nato dalla geniale fantasia di Sergio Tofano. Non certo per la marsina di colore rosso, il cappello a bombetta e i pantaloni bianchi ma perché – almeno all’inizio di ogni storia – non ha certo il portafogli di Paperon de’ Paperoni e cerca di arrangiarsi in qualche modo. Senza però il “milione” finale, senza il sorriso e soprattutto in una realtà che travolge la fantasia fumettistica. La fotografia che offre l’Istat sugli anziani è proprio questa, perché la stragrande maggioranza di loro vive con mille euro al mese, euro in più o euro in meno. E attendono un Robin Hood che sappia mettere ordine in un sistema che paga i gravissimi errori commessi in passato da una politica incapace di dar vita a scelte razionali e coraggiose.
(il secolo)
Ma ora andiamo da moreno "alla rosa bianca di dovadola"..senza pensarci troppo !!!

albergo ristorante la rosa bianca da moreno ..a dovadola (FC) situato in una antica villa sulle colline dovadolesi....
mORENO PRETOLANI, già gestore per oltre 25 anni DEll'albergo ristorante la capanna a rocca san casciano (fc), rimane famoso per la sua cucina, prettamente tosco-romagnola dove prevale la bistecca"fiorentina" oppure la tagliata ..rinomati i suoi contorni a base di funghi porcini e tartufi autoctoni il tutto annaffiato con i migliori vini nazionali , ma anche della zona di produzione locale, qui infatti prevale un ottimo sangiovese , ma la cosa migliore e' arrivare a degustare il tutto prenotando un pranzo OPPURE UNA CENA al 349.8601818 , MA ANCHE allo 0543.933344
il ristotrante e' aperto sia a pranzo che a cena il venerdi', sabato, domenica e lunedi'.
mercoledi' e giovedì e' aperto solo a cena. martedi' e' il giorno di riposo settimanale.
a richiesta si puo' ottenere una aperftura straordinaria per gruppi, anche nei giorni di chiusura.
potete infine visitare il sito web.
www.damoreno.net
e-MAIL : RISTORANTE@DAMORENO.NET
HOTEL@DAMORENO.NET
Modulo provvisorio

L'Unità, De Gregorio lascia la direzione
Dopo tre anni dal primo luglio cambio della guardia
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| Concita De Gregorio (Simona Granati) |
MILANO - Concita De Gregorio lascia l'«Unità». «L'Editore e il Direttore dell'Unità comunicano che dal primo luglio Concita De Gregorio lascia la guida del giornale a seguito di una decisione condivisa, assunta in autonomia e nel pieno rispetto reciproco riconoscendo l'importante lavoro svolto e i risultati raggiunti», si legge in un comunicato firmato dall'editore Antonello Soru e la stessa De Gregorio.
TRE ANNI DI LAVORO - «Entrambe le parti hanno rispettato l'impegno inizialmente preso di dare a questo lavoro almeno tre anni di stabilità. Tre anni di lavoro esaltante e faticoso, tra difficoltà economiche e continui attacchi, che si sono dipanati a partire dal mandato iniziale di fare dell Unità un giornale in equilibrio economico e un luogo d'incontro e di discussione libera e allargata all'intero centrosinistra». «Entrambi gli obiettivi possono dirsi colti. È stato perseguito il risanamento economico raggiungendo il sostanziale equilibrio di bilancio del giornale, pur in un momento difficile per l'intero mercato e in presenza di nuovi concorrenti», prosegue il comunicato, «Sotto il profilo editoriale, il giornale è stato in questi anni al centro di un intenso dibattito che ha dato voce - molto spesso anticipandole - alle principali istanze della società, che ha mobilitato sui temi cruciali migliaia di persone, che ha allargato il ventaglio delle sue voci e che attraverso la crescita del sito Internet ha aperto un dialogo fitto e continuo coi lettori. Che ha contribuito infine a sollecitare la nuova volontà di partecipazione dei cittadini alla vita del Paese».
I RISULTATI - «Abbiamo lavorato in questi anni in sintonia e in piena libertà - si legge nel comunicato - condividendo difficoltà e risultati, in autonomia dal Partito democratico che in alcune occasioni non ci ha fatto mancare le sue critiche ma non ha neppure mai preteso di imporre una linea, l'Unità essendo uno spazio di dibattito libero. Un ciclo positivo che, di comune accordo, pensiamo possa concludersi qui. Il Direttore continuerà ad esercitare il suo impegno professionale in altre forme, l'Editore si impegnerà a fare in modo che il giornale resti luogo aperto alla discussione allargata all'intero centrosinistra e alle diverse forze vitali che vogliono assumersi l'impegno della ricostruzione del Paese dopo la troppo lunga stagione del berlusconismo. L'augurio sincero è reciproco, così come il ringraziamento a tutti i lavoratori dell'Unità che hanno condiviso e reso possibile questa felice stagione».

LA SMENTITA - Solo sabato Concita de Gregorio aveva smentito le voci di una sua prossima uscita proprio dalle colonne dell'Unità: «Non ho ricevuto comunicazione alcuna. Il mio contratto non è in scadenza, come direttore non ho ricevuto comunicazione alcuna, l'unico titolato a darmi indicazioni in questo senso è il mio editore esattamente come è avvenuto all'atto della mia nomina. Lui e non altri. Da tempo l'Unità è sotto attacco. Alle solite voci, infondate o inesatte si aggiungono ora quelle su di un imminente cambio di direzione e sulle ipotetiche motivazioni che ci sarebbero dietro la decisione».
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Tutti in piedi, per il lavoro
e una tv diversa
Santoro a Bologna con la Fiom e forse con Adriano Celentano. Consigli
a La7: "Per fare il Terzo polo ci vuole meno Telecom. E per il mio
programma ci sono già le basi"
Tutti
in piedi, domani sera a Bologna in villa Angeletti, perché “Signori,
entra il lavoro” per i 110 anni del sindacato Fiom con
il Fatto Quotidiano. E forse, tutti in piedi, perché la sorpresa annunciata da
Michele Santoro potrebbe essere
Adriano Celentano:
di nuovo in pubblico per parlare di Costituzione, lavoro, libertà,
partecipazione. Per tenere vivo quel senso di cambiamento che ha
travolto prima le amministrative con Napoli, Milano, Cagliari e poi il
referendum con 4 sì. Le due sberle che scuotono il governo.
La rete crea l’evento e la rete lo trasmetterà (Vai al sito):
una sottoscrizione per volta, 2,5 euro con accredito postale o una
semplice telefonata, compone la scenografia, la regia e le luci del
palco con due conduttori di eccezione,
Serena Dandini e
Vauro. Una serata con Maurizio
Crozza, Max
Paiella, Marco
Travaglio e il pm Antonio
Ingroia che sarà trasmessa dal
Fattoquotidiano.it e dai siti che vorranno collegarsi a Bologna, sul satellite con
Current e nel circuito delle emittenti private (Telelombardia, Telenorba, Antennasicilia).
È una
Raiperunanotte ancora più sperimentale, messa su
in fretta e con l’ambizione di proporre un programma-manifestazione che
vada oltre l’etichetta di una televisione o di un luogo: “100mila
persone che pagano due euro fanno 200mila euro, così finanziano un un
programma come
Annozero. Questa è la strada
rivoluzionaria ogni volta che posso io ci riprovo, se poi dovessi farlo
per forza, io lo farò”. Un contesto lontano, tanto, dal manuale Cencelli
applicata al pacchetto di nomine pubbliche, un po’ a te, un po’ a me
secondo le logiche di partito e di conseguenze elettorale: “La
televisione è condizionata prima di tutto da un potere molto trasparente
che è la presidenza del Consiglio. Poi ci sono i poteri occulti. Ormai
questi poteri – ha detto l’ideatore di Annozero nel sopralluogo a
Bologna – sono decisivi ogni volta che si devono fare nomine statali o
nominare gente a cui viene affidato un importante potere decisionale, e
anche alcuni vertici di aziende private passano attraverso queste
discussioni segrete. Questo dipende dal fatto che il nostro Paese da
troppo tempo è una democrazia malata in cui funziona male sia il
pubblico sia il privato, perché non c’è una condizione vera di
concorrenza e di mercato”.
E sembra avvicinarsi il passaggio a
La7, anche se il
giornalista fa un paio di osservazioni critiche sull’azienda: “Quando
andrò lì, penserò al tipo di trasmissione da fare, diciamo che per ora
abbiamo buone basi di partenza. La7 dovrebbe essere meno Telecom per
essere il Terzo polo, dovrebbe avere ragioni più televisive per giocare
una partita più aperta e chiara. Non è detto che gli interessi di un
grande gruppo coincidano con quelli della televisione. Questo riguarda
anche
Repubblica e
Corriere della Sera”.
Ma Santoro smentisce le indiscrezioni (del
Giornale) di un suo
impegno in politica: “Chi si aspetta la proclamazione di un nuovo
partito domani, sarà deluso. Se c’è un pericolo grave per la democrazia e
qualcuno mi chiedesse di dare una mano, questo è un mio diritto.
Nessuno deve rinunciare. Anche lei se lo facesse (rivolgendosi a una
giornalista,
ndr), sarebbe una rinunciataria”. E adesso, però, tutti in piedi.
da
Il Fatto Quotidiano del 16 giugno 2011


copertina di Internazionale censurata
Internazionale parla di Berlusconi? Spot censurato in Rai
di Luciana Cimino Censurare uno spot pieno di “bip” solo perché il soggetto è il presidente del Consiglio. Succede anche questo nella Rai che dovrebbe essere servizio pubblico e invece è gestita come cosa propria dal centro destra. A Radio Rai è stato censurato ieri lo spot promozionale del numero in uscita del settimanale “Internazionale”. In copertina si riprendeva l’Economist e dunque inchiesta su Berlusconi nelle pagine interne, e grande frase «L’Uomo che ha fottuto un intero paese». Ma lo nessun linguaggio scurrile nello spot che anzi è una divertente sequela di bip. Gli zelanti funzionari della Rai hanno rifiutato lo stesso la messa in onda.
Dicono che il regolamento interno vieta di trasmettere spot che contengono giudizi negativi su personaggi pubblici. Ma il “giudizio negativo” non era nella reclame. Eventualmente nell’Economist. «Ma i funzionari della Rai non sono sprovveduti, è chiaro che il bip era ironico – commenta il direttore di Internazionale, Giovanni De Mauro - è nel loro pieno diritto rifiutare uno spot, tuttavia non posso non notare come sia una decisione che rappresenti lo spirito dei tempi». E aggiunge «rifiutare uno spot con una sequenza di bip è una decisione comica, sarebbe surreale se non fosse rappresentativo di un contesto e di una situazione che stiamo vivendo». Il giornale ha rinunciato a inserire la pubblicità su altri network ma ha denunciato la faccenda sul suo sito e su facebook diffondendo lo spot. E come sempre accade in questi casi, la reste è il più potente amplificatore delle cose che i media “ufficiali” vorrebbero censurare.
Reclutavano prostitute tra le studentesse
Bologna, arrestati due sfruttatori
I due reclutatori agivano soprattutto tra le universitarie fuori sede. Nove ragazze avrebbero accettato l'offerta
Contattavano studentesse universitarie in cerca di lavoro,
per lo più fuori sede, e proponevano loro di prostituirsi. Ora, dopo
essere stati denunciati da una delle loro "prede", sono finiti in
manette.
La squadra mobile di Bologna ha eseguito i provvedimenti
nei confronti di Diego Riscassi, 35enne di Sanremo, incensurato, e
Mirko Trazzi, un bolognese di 55 anni già noto alle forze dell'ordine.
Devono rispondere di reclutamento, induzione, favoreggiamento e
sfruttamento della prostituzione.
Sarebbero almeno 22 le ragazze
contattate da Riscassi e Trazzi. E 9 di loro avrebbero accettato la
proposta pur di guadagnare qualcosa. Una parte dei loro guadagni, tra il
30 e il 40%, andava ai reclutatori.
In particolare Riscassi
avrebbe contattato 13 ragazze tra cui una studentessa minorenne
bolognese in rotta con i genitori. Di queste, 7 hanno accettato la
proposta e si prostituivano nel suo appartamento di via Borghese, nei
pressi dell'Ospedale Maggiore. Trazzi lo avrebbe fatto invece con due
donne. Una è la minorenne già contattata da Riscassi, che nel frattempo è
diventata maggiorenne. La giovane ha anche avuto un rapporto sessuale
con l'uomo che l'ha convinta con la scusa di farle fare una prova per
capire se poteva andare bene per i suoi clienti.
L'altra donna,
una madre di famiglia modenese di 35 anni, ha accettato di prostituirsi a
pagamento e poi lo ha denunciato con un esposto anonimo alla polizia.
Nonostante questa forma di denuncia è stata comunque rintracciata dagli
agenti della squadra mobile e sentita come testimone. Riscassi e Trazzi
sono ora rinchiusi nel carcere bolognese della Dozza.
(18 giugno 2011) fonte:Repubblica Bologna