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29 gennaio 2012

LE PROFEZIE DEL COMPIANTO FAENTINO BENDANDI,TORNANO ALL'ATTENZIONE DELLA RETE

           


Profezia del sismologo del Duce Italia devastata nel 2012

Raffaele Bendandi, uomo fidato di Mussolini, predisse: "Il 6 aprile impressionante serie di terremoti nel mondo, noi tra i più colpiti"

Profezia del sismologo del Duce Italia devastata nel 2012
liberoquotidiano.it
Parlando di terremoti, alla fine, si ritorna sempre a parlare di quello che per anni è stato considerato «l’uomo dei terremoti». Parliamo di Raffaele Bendandi, nato a Faenza nel 1893 e morto nel 1979. Lo studioso faentino Bendandi non era uno scienziato in senso stretto, ma un appassionato dal doppio volto. Era, infatti, considerato un ciarlatano nelle aule accademiche, ma un volto pubblico a cui rivolgersi per un autorevole parere quando qualche sciagura si abbatteva sulla Penisola.

Insomma, una figura controversa che, nel 1927, in pieno ventennio fascista, ricevette dalle mani di Benito Mussolini il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia salvo poi essere diffidato (trasgredendo al divieto) dal formulare nuove previsioni di terremoti. E che, successivamente, attorno agli anni ’60, fu nominato Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

E ora, a poche ore di distanza dalle due violente scosse che hanno colpito circa metà del Belpaese, Bendandi - con i suoi scritti e il centinaio di previsioni di terremoti che ci ha lasciato in eredità - ritorna d’attualità. Il passaparola della Rete annuncia l’esistenza di alcune carte del romagnolo secondo le quali «il 5 ed il 6 aprile 2012 una nuova serie impressionante di sismi colpirà l’intero pianeta e l’Italia potrebbe essere tra le zone più terremotate». Insomma, siamo tutti avvertiti...


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9 gennaio 2012

NEVE E GELO SOLTANTO DALLA TERZA DECADE DI GENNAIO 2011

QUESTO STRANO INVERNO!!!!

Meteo Emilia Romagna, gelo e neve nella terza decade di gennaio?

Meteo, terza decade di gennaio con gelo e neve?

Sole e freddo al primo mattino caratterizzeranno la settimana meteorologica dell'Emilia Romagna. L'alta pressione delle Azzorre conquisterà il Mediterraneo, determinando fino a metà mese condizioni di tempo stabile

di Redazione 08/01/2012

    AGGIORNAMENTI VIA MAIL

     

    Sole e freddo al primo mattino caratterizzeranno la settimana meteorologica dell'Emilia Romagna. L'alta pressione delle Azzorre conquisterà il Mediterraneo, determinando fino a metà mese condizioni di tempo stabile, con possibili velature. Le temperature minime oscilleranno tra -2 e 2°C, mentre le massime tra 8 e 11°C. I venti soffieranno deboli, mentre il mare sarà quasi calmo. Qualche significativa novità è prevista per la terza decade di gennaio.

    I modelli matematici europei e americani intravedono la possibilità che una massa d'aria gelida penetri dall'Est Europa nel Mediterraneo. Una simile configurazione sarebbe tale da determinare condizioni di instabilità, con nevicate anche in pianura. I segnali di un cambiamento arrivano anche da un graduale riscaldamento in stratosfera, che determinerebbe un indebolimento del vortice polare.

    Un campo anticiclonico sull'atlantico proietterà invece aria gelida dal Polo verso le latitudini meridionali. Nei prossimi giorni si avranno maggiori dettagli su questa possibile svolta meteorologica, tanto attesa anche in funzione dell'emergenza idrica. Un buon accumulo di neve sui rilievi non porterebbe benefici solo dagli operatori sciistici, ma servirebbe ad alimentare l'invaso di Ridracoli in attesa della stagione estiva.



    Potrebbe interessarti:http://www.ravennatoday.it/cronaca/meteo-gelo-neve-terza-decade-gennaio-2012-alta-pressione-russa-emilia-romagna-che-tempo-fa-siccita-crisi-idrica-pioggia.html
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    Rommel dal Colovrat al Matajur


    Fu il ventiseienne ufficiale delle truppe alpine tedesche, Erwin Johannes Rommel (1891 - 1943), a mettere piede sulla vetta del Matajur nella tarda mattinata del 26 ottobre al ter­mine di una serie di veloci ed audaci azioni che permisero alle sue truppe di conquistare, nel corso della notte e delle pri­me ore del mattino, il paese di Jevšcek, il monte Cragonza e il Mrzli Vrh.
    Ma a questo punto é forse necessario fare un passo indietro per ripercorrere il cam­mino fino al Matajur fatto da quel giovane tenente che diven­terá uno dei protagonisti della seconda guerra mondiale e verrá ricordato come la «Volpe del deserto».
    Per queste sue azioni sulle nostre montagne Rommel verrá insignito della piú alta onorificenza dell’eser­cito tedesco.

    Reduce dalla cam­pagna di Romania, Erwin Rom­mel arriva sul fronte dell’Ison­zo, precisamente a Kneža, il 21 ottobre, dopo lunghe marce notturne da Kranj. E arruolato nel battaglione da montagna Wtittemberg, che entra a far parte della 14. armata di nuova formazione e viene assegnato al Corpo alpino.
    Nel quadro dell’attacco al fronte italiano il battaglione di Rommel ha il compito di proteggere il fianco destro del reggimento guardie del corpo, di neutralizzare le batterie italiane presso Foni, di conquistare il Kolovrat e di arrivare fino al Matajur.

    Supe­rate nella notte e nel mattino del 24 ottobre la prima posizione italiana nel fondovalle e la seconda a metá costa, verso le 11 Rommel si trova sul Hjevnik e si dirige verso il Kolovrat.
    Dopo la notte passata all’addiaccio, al mattino del 25 ottobre parte l’offensiva alle postazioni italiane ben posizio­nate per difendersi dall’attacco degli austro-tedeschi dal ver­sante che guarda l’Isonzo.
    Rommel non affronta diretta­mente le posizioni italiane, ma si infila con astuzia e circospe­zione tra le maglie della fitta rete di postazioni e attacca da tergo le truppe italiane che sono costrette ad arrendersi.

    Dopo aver conquistato il Kolovrat, si dirige verso il monte Cucco, arriva a Ravne e da qui piomba sulla strada che collega Cepleti­schis a Luico.
    Qui fa prigionieri cinquanta ufficiali e duemila soldati della quarta divisione Bersaglieri.

    Da questa posizione nel pomeriggio gli uomini di Rom­mel si dirigono verso Jevšcek, il Cragonza e il Mrzli Vrh, che vengono conquistati nella notte e nelle prime ore del mattino del 26 ottobre.
    Anche queste posizioni vengono raggiunte quasi senza spargimento di san­gue: l’astuzia, l’audacia, la velocitá e la sorpresa sono le componenti essenziali dell’ope­razione.
    Le truppe italiane, che aspettano il nemico rivolte ver­so la valle dell’Isonzo, vengono colte alle spalle e non resta loro che deporre le armi.

    Ecco come lo stesso Rommel descrive la resa del primo reggimento della brigata Salerno attestato sul Mrzli Vrh:
    «Dal nemico ci separano ormai solo centocin­quanta metri!
    Poi, improvvisa­mente, la massa lassú comincia a muoversi.
    I soldati si precipi­tano verso di me sul pendio trascinando con loro gli ufficiali che vorrebbero opporsi.
    I solda­ti gettano quasi tutti le armi.
    Centinaia di essi mi corrono incontro.
    In un baleno sono cir­condato e issato sulle spalle ita­liane.
    “Viva la Germania!”
    gri­dano mille bocche.

    Un ufficiale italiano che esita ad arrendersi viene ucciso a fucilate dalla propria truppa.
    Per gli italiani sul Mrzli Vrh la guerra é finita.
    Essi gridano di gioia».
    (E. Rommel, Fanterie all’attacco, Longanesi, Milano 1972, p. 303)

    «Mentre il reggimento disarmato si mette in marcia nella direzione della valle, ?continua il giovane ufficiale ?il distaccamento Rommel sfila sotto l’attendamento italiano.
    Alcuni italiani catturati mi han­no comunicato poco prima che sulle pendici del Matajur si tro­va il secondo reggimento della brigata Salerno, un famosissimo reggimento italiano ripetu­tamente citato da Cadorna nell’ordine del giorno con paro­le di lode per le eccezionali pre­stazioni in presenza del nemico. Questo reggimento ci sparerá certamente addosso, hanno det­to, per cui .dobbiamo stare in guardia» (p. 303).

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    22 novembre 2011

    LA CRISI : I SUOI PERCHE' ED I SUOI TERMINI, NON COMPRENSIBILI A TUTTI


    Perchè c'è crisi?
    di Roberto Molinari

    Da quello che si sente dire, sia dai giornali che dalla televisione e dai governi, è difficile comprendere il perchè di questa bella crisi economica che stiamo attraversando. Si ha l'impressione che "tacciano" i veri motivi, che non vogliano spiegarne le cause reali. Quando ne discutono, lo fanno usando termini che ai più risultano incomprensibili. Non si capisce assolutamente niente! Spread, Btp, Bond, Bot, CZT, ecc. Poi ci sono queste agenzie o associazioni di Rating, cioè di valutazione, che valutano se un intero paese è più o meno solvibile. Ma su che basi riescono a sputare le loro sentenze? Con quali strumenti? Chi sono Standard & Poor's, Moody's e Fitch, in definitiva? I padroni del mondo? Di quello finanziario certamente lo sono!





    E' morto don Mazzi


    il parroco del dissenso

    E' stato uno degli animatori del cattolicesimo di base, protagonista alla fine degli Anni '60 di un clamoroso scontro con l'allora arcivescovo di Firenze, Ermenegildo Florit

    E' morto don Enzo Mazzi animatore della Comunità dell'Isolotto che oggi nella sede di via degli Aceri 1 alle ore 10,30 lo ricorderà. Il sindaco Matteo Renzi ha detto: "Con Mazzi se ne va una figura fortemente legata alla città e in particolare al quartiere dell'Isolotto, dove il suo impegno si è protratto fino agli ultimi giorni. Ai familiari e alla sua comunità vanno le nostre sentite condoglianze".

    Don Mazzi è stato un collaboratore di Repubblica, per anni i suoi interventi hanno accompagnato i lettori e hanno spiegato la posizione di quei cattolici che non sempre si riconoscevano nelle gerarchie ecclesiastiche.

    Nato nel 1927, fu nominato parroco dell'Isolotto, uno dei grandi quartieri popolari di Firenze, nato del Dopoguerra. La nuova chiesa ospitava un gruppo di sacerdoti e laici che risentiva del clima del Concilio Vaticano II sulla scia del pensiero di Giorgio La Pira, Ernesto Balducci e Lorenzo Milani.

    La Comunità abolì la separazione fra ricchi e poveri, clero e laici: in canonica furono alloggiati tre nuclei familiari, ex carcerati, disabili. La Comunità solidarizzava con quell'area cattolica che non si riconosceva più nella Dc. Don Mazzi contribuì a realizzare dentro la canonica un asilo, una piccola fabbrica, un laboratorio per invalidi. Le sue posizioni erano sempre più in contrasto con la curia fino ad arrivare allo scontro dell'autunno del 1968 quando un'assemblea della Comunità richiamò 10mila persone e la vicenda divenne

    un caso internazionale. Il cardinale Ermenegildo Florit, decise di reprimere duramente il dissenso: intimò a Mazzi e ai suoi collaboratori di lasciare la chiesa sostituendolo con un nuovo parroco. Cinque sacerdoti e tre laici furono incriminati dalla magistratura.

    Da quel momento don Mazzi continua a lavorare, ma dentro la sua comunità di base che si riunisce in piazza dell'Isolotto proprio davanti alla chiesa. Soltanto alla fine degli Anni '80 si è avviata una normalizzazione dei rapporti grazie all'intervento del cardinale Silvano Piovanelli.

    Innumerevoli i suoi scritti e le sue pubblicazioni sui temi legati alla religione, al sociale e alla tolleranza della chiesa.

    Guarda la storia di don Mazzi

    La redazione di Repubblica-Firenze ricorda con affetto l'intelligenza, il coraggio, l'indipendenza di pensiero di Enzo Mazzi.

    (22 ottobre 2011)


    Bologna | Cronaca | da Redazione Il Fatto Quotidiano


    18 ottobre 2011

    Fermi tutti. Dopo anni di lavori, di cantieri, dopo che una città per anni è stata messa a soqquadro per i lavori di rifacimento delle strade con una riorganizzazione spesso caotica della circolazione, la giunta guidata da Virginio Merola annuncia che i lavori per il Civis vanno fermati, e subito. Anche perché c’è il rischio che i finanziamenti da Roma non arrivino più visto la recente bocciatura del mezzo da pare del ministero. La sospensione è arrivata con un comunicato congiunto firmato dal sindaco e da Francesco Sutti, presidente di Atc, l’azienda dei trasporti bolognese. Lo scarno annuncio della interruzione dei lavori per il tram su gomma è arrivato nel pomeriggio, alla chetichella, quasi che il Comune e sopratutto Atc, volessero evitare il clamore.

    “Dopo il giudizio negativo di giugno da parte della commissione ministeriale sulla sicurezza del mezzo, non potevamo prenderci il rischio di andare avanti con dei lavori che, dopo quella relazione, rischiano di perdere i finanziamenti”, spiega in serata a ilfattoquotidiano.it l’assessore comunale alla mobilità, Andrea Colombo. “Finora le opere realizzate hanno avuto una copertura finanziaria assicurata. Per il futuro non potevamo rischiare di investirli senza certezze dal ministero”.

    Nella nota congiunta di Merola e Sutti è posto al centro dell’attenzione proprio il sistema di guida ottica che, secondo il rapporto della direzione dei lavori (paradossalmente diretto dalla stessa Atc che è sia stazione appaltante che soggetto attuatore del faraonico progetto, ndr), non corrisponde a quanto contrattualmente previsto sulla base dell’offerta presentata dal costruttore in sede di gara.

    Insomma il problema è il mezzo e il sindaco già un mese fa aveva espresso la sua intenzione di “rottamarlo”. Il Civis, questo “bisonte” della strada ideato durante gli anni della giunta di centrodestra e proseguito negli anni della giunta Cofferati, in teoria avrebbe dovuto essere guidato una specie di pilota automatico (comunque assistito da un’autista), attraverso un lettore ottico. In realtà, anche con una normale pioggia, questo lettore avrebbe potuto essere messo fuori uso. Inoltre il mezzo era stato contestato in questi anni, oltre che per l’ingombro e l’impatto sulle piccole strade medievali di Bologna, anche per il suo posto di guida centrale che aveva allarmato gli autisti e i loro sindacati.

    Il 1 giugno scorso una commissione ministeriale aveva bocciato il filobus, ma i lavori stradali erano proseguiti. Via Mazzini, per esempio, una arteria fondamentale per il traffico cittadino, era stata chiusa nei mesi scorsi mettendo in ginocchio il traffico di quella zona della città.

    Oggi la decisione improvvisa per evitare di continuare a investire su un progetto basato sulle capacità di prestazione e garanzie di sicurezza del mezzo diverse da quelle previste dal contratto, per di più senza che il Ministero dei trasporti si sia definitivamente espresso in merito alla sicurezza del veicolo. “Abbiamo atteso la fine dei lavori di via Mazzini, gli ultimi al momento ancora coperti finanziariamente perché iniziati prima del giudizio da parte della commissione”, spiega Colombo.

    Teoricamente, dunque, la sospensione dei lavori di oggi non mette la parola fine ai lavori stradali, in attesa di capire se Irisbus, la società che dovrebbe fornire i mezzi e che con il Consorzio cooperative costruzioni ha vinto l’appalto, proporrà dei mezzi più adeguati e sicuri. “Apriremo un confronto diretto con Irisbus per chiedere le modifiche a quel mezzo”, spiega Colombo. Il comunicato diffuso nel pomeriggio era stato ancora più chiaro: “In mancanza di questo (le modifiche, ndr), “procedere oggi con la realizzazione di lavori per opere che potrebbero poi risultare non integrate con le necessarie varianti, non rappresenterebbe certo un buon servizio alla città, ma solo un impegno di risorse allo stato ingiustificabili.

    Con decorrenza immediata, sono quindi sospese tutte le opere civili delle tratte restanti rispetto a quelle già completate dai lunghi lavori svoltisi negli ultimi mesi, sia a Bologna che a San Lazzaro di Savena. Sempre secondo quanto affermano Atc e Comune, per evitare ulteriori disagi per chi viaggia nella parte Est della città “saranno in ogni caso portati a termine i lavori in corso di esecuzione relativi agli impianti della trazione elettrica, semaforici e di pubblica illuminazione”.

    I lavori stradali fino a oggi erano considerati, da tutti gli attori dell’affare Civis, necessari, una specie di scusa per sistemare le strade. Vero, anche se alcune particolarità del Civis avevano portato a opere discutibili. Le fermate del Civis per esempio, poste in mezzo alla carreggiata, avevano dato vita nel centro di Bologna a una circolazione stradale un po’ caotica e a volte quasi comica (vedere, per credere, il centralissimo incrocio via riva di Reno con via Marconi). Altro caso: i passeggeri degli autobus da quando sono state costruite le nuove pensiline nel 2009 sono stati spesso costretti, per salire o scendere dai mezzi, a camminare sul ciglio di un marciapiede alto e stretto, col rischio della caduta sulla strada in ogni momento.

    L’altro risvolto della grande truffa già costata oltre 150 milioni di euro è quello giudiziario. All’inizio del 2011 un’inchiesta della Procura della Repubblica di Bologna travolge 17 persone. Tra gli indagati nomi di spicco come quello dell’ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca, il numero uno del Ccc Piero Collina, l’ex direttore del Comune di Bologna e diverse altre persone tutte indagate per reati che vanno dalla corruzione alla frode.

    Intanto esultano gli oppositori dell’opera. Ci sono i grillini, che con il consigliere regionale Giovanni Favia attaccano il Comune: “I cittadini bolognesi ora devono ricevere delle scuse e, nel nostro piccolo, anche il Movimento 5 Stelle. Da quando eravamo in Comune, nel 2009, le nostre denunce – documenti alla mano – sono sempre passate inosservate o derise”. Il leghista Manes Bernardini invece chiede la testa del presidente Atc Sutti.


    ALLORA QUESTI LAVORATORI EXTRACOMUNITARI, SONO DAVVERO UTILI
    A PRODURRE TRADIZIONI GASTRONOMICHE ITALIANE.....E PENSARE CHE
    QUALCHE GRUPPO POLITICO DI CASA NOSTRA,VORREBBE RISPEDIRLI AL MITTENTE!

    Il Grana lo fanno i sikh, la fontina valdostana i marocchini

    sikhLa cosa più divertente è che i primi ad accorgersene siano stati quelli del New York Times, anzi della sua versione globale, l’International Herald Tribune. Ma è pur vero che certi prodotti made in Italy, soprattutto nel settore gastronomico, sono patrimonio internazionale, e allora la curiosità è un po’ di tutti. Fatto sta che l’idea che il Grana Padano, alimento doc con valore di brand, uno dei simboli gastronomici d’Italia, potrebbe mancare dagli scaffali del supermercato se non fosse per i lavoratori provenienti dal Punjab. Com’è possibile? In realtà è molto semplice. Ci sono lavori che (si sa già da tempo) gli italiani non vogliono più fare. Tra questi, il lavoro nei caseifici, altro che mucca Carolina. E allora ecco intervenire la manodopera indiana, che in provincia di Cremona è particolarmente attiva, visto che le valli lombarde producono un milione di tonnellate di latte ogni anno, un decimo della produzione nazionale.

    Qualcuno ricorderà che questa è la stessa zona (esattamente si parla di Pessina, paesino in provincia di Cremona) in cui, un paio di mesi fa, è stato inaugurato il tempio sikh più grande d’Europa, con capienza per seicento persone. Una festa gioiosissima, colorata, che ovviamente non è passata inosservata ai leghisti, che piantonano la loro roccaforte come uno dei baluardi per eccellenza dell’orgoglio padano. E allora, come si fa a coniugare le due cose? Il sindaco di Pessina Dalido Malaggi, intervistato dalla testata americana, ha affermato: “Gli indiani sono arrivati in un momento in cui i vecchi lavoratori dei caseifici andavano in pensione, senza nessun giovane a sostituirli. Loro sapevano già portare avanti un’impresa casearia, erano perfetti, e hanno salvato un’economia che altrimenti sarebbe andata a rotoli”. E in effetti l'entusiasmo degli indiani per questo lavoro c'è, come spiega Jaswinder Duhra, che vive in provincia di Cremona da 25 anni e che dice: "Per molti di noi è stato naturale trasferirsi proprio qui, perché siamo abituati ad avere delle mucche nelle nostre case in Punjab, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a gestire questi allevamenti per la produzione del latte".

    Non è dunque un caso che un cartello all’ingresso di Pessina affermi “Comune esente da pregiudizi razziali”. Un’apertura mentale che ha turbato le camicie verdi, che col consigliere provinciale Gelmini affermano: “I sikh hanno costumi troppo diversi dai nostri, fanno matrimoni combinati e indossano il kirpan, la spada rituale, che però è un’arma, è pericolosa”. I cittadini di Pessina sono poco convinti, e organizzano per questi sorridenti e solerti lavoratori che hanno risollevato le sorti della zona crosi di italiano e programmi di formazione, perché temono molto il rischio di una mancata integrazione, che porterebbe i sikh ad andarsene. E invece il desiderio di tutti è che restino lì, e che prendano la cittadinanza italiana.

    Cosa che si spera avvenga anche in Val D’Aosta, dove la fontina tanto amata anche nel resto d’Italia viene prodotta soprattutto grazie alla manodopera degli immigrati marocchini, albanesi e polacchi. Che dire poi di uno dei piatti tipici della cucina piemontese, il buon fritto misto di tradizione molto antica (risale ai tempi in cui gli animali si macellavano in casa e non si buttava via niente) che oggi viene cucinato soprattutto dai cinesi?


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    3 ottobre 2011

    MALESSERE LEGA... lo spiega un redattore di un importante settimanale cattolico padovano, dove il partito di Bossi ha sempre avuto solide basi..

    Malessere Lega versione testuale

    Un uomo solo al comando

    Insofferenza, scollamento,fastidio, nel Carroccio i malumori crescono, mentre il leader storico appare sempre più isolato. La base mugugna e a volte grida
    Un uomo solo al comando: era Fausto Coppi, 1949, terzultima tappa del Giro d’Italia, cinque colli da scalare. Oggi quell’immagine vale per Umberto Bossi, ma con taglio opposto. Se per il campionissimo si trattò di una marcia trionfale, per l’uomo che ha inventato la Lega e che la guida da un quarto di secolo sta trasformandosi in un mesto viale del tramonto.
    Dopo undici anni, il patto di ferro con Berlusconi lo espone a una duplice e sempre più pesante contestazione: quella dei fedelissimi che lo seguono dalla prima ora, e che hanno sempre risposto ai suoi appelli con una massiccia mobilitazione; quella degli elettori che negli ultimi anni hanno investito nella Lega le residue speranze di far diventare finalmente l’Italia un Paese moderno. Perché parlando del Carroccio, non bisogna mai dimenticare che i suoi consensi affondano in due terreni, e che questa duplice sorgente è documentata dall’alternante andamento dei voti.
    Dal 2001 al 2006, la Lega ha viaggiato con una scarna percentuale a una sola cifra, inchiodata a un modestissimo 4 per cento: continuavano a votarla i “duri e puri”. Nel 2008 ha più che raddoppiato i voti approdando a una percentuale a due cifre, con un incremento continuato nelle europee 2009 e nelle regionali 2010: indice di un elettorato aggiuntivo proveniente soprattutto dal Pdl ma non soltanto.
    Entrambe le componenti si stanno stancando. La base dei fedeli rumoreggia in tutti i luoghi dove le è concesso: al punto che ormai da mesi Radio Padania ha spento i microfoni delle telefonate degli ascoltatori, giunti a toni pesantissimi nei confronti dell’acquiescenza a Berlusconi. L’area del voto aggiuntivo a sua volta sta perdendo fiducia nella Lega, come testimoniano i sondaggi più recenti che la riportano sotto il 10 per cento, perché tocca con mano che non solo non riesce a schiodare le riforme vere di cui il Paese ha bisogno, ma si accoda al Cavaliere per salvarne il posto. Ultimo episodio, il voto contro l’arresto di Milanese, con scelta e motivazioni esattamente opposte a quelle che avevano ispirato poche settimane fa l’analogo voto su Papa. Ma solo l’ultimo, appunto. Perché in molti, a partire dagli oltre 300 sindaci leghisti, protestano per i tagli pesantissimi subiti dalla finanziaria e rincarati dalla manovra. E non capiscono perché la Lega a palazzo Chigi e in Parlamento abbia avallato provvedimenti come i fondi aggiuntivi ai Comuni di Roma e Catania, o alle Regioni Calabria e Lazio, e come il voto con cui si è dato credito alla risibile tesi che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
    Solo al comando, Bossi appare per giunta sempre più logoro, e non solo fisicamente. Alle sue spalle è già partita la lotta di successione, al di là delle smentite di rito dell’apparato; ed è lotta intrisa di veleni, come dimostrano su un versante gli attacchi alla moglie del “senatùr” accusata di essere al centro di un “cerchio magico” che lo tiene in ostaggio; e dall’altro le bordate del neonato sito Velina Verde contro Maroni, imputato esplicitamente di legami con la massoneria. Ad appesantire il clima c’è la tendenza bossiana a favorire una vera e propria successione dinastica, investendo sul campo come Bossi II un figlio a dir poco evanescente: che già sta sullo stomaco a molti leghisti per essere stato catapultato d’autorità in Consiglio regionale lombardo, con tanto di ricchi emolumenti, dopo essere stato capace di acquisire la maturità a scuola solo per forza di inerzia.
    A tutto questo, il Capo, come tutti lo chiamano, C maiuscola inclusa, ha reagito rispolverando la vecchia e logora carta della secessione, esibita la prima volta ben 15 anni fa senza seguito alcuno. Un bluff smontato dai numeri: nella Padania che dovrebbe dire addio all’Italia, la Lega conta sul 20 per cento dei voti. Come dire che 8 “padani” su 10 la pensano diversamente; senza contare che a questi va sommato quel 30 per cento di astensionisti che hanno disertato le urne.
    Al Carroccio vanno riconosciuti meriti oggettivi per i non pochi elementi di novità che ha introdotto su un’ingessata scena politica a partire dagli anni Novanta; e in quest’arco di tempo è cresciuta anche una generazione di amministratori locali che hanno saputo conquistarsi sul campo la fiducia della gente. Ma proprio per questo, è impensabile che a distanza di tanto tempo il movimento debba ancora rimanere inchiodato all’autoproclamato dogma dell’infallibilità di Bossi, e al suo concetto di partito personale da gestire come un affare di famiglia. Coppi, quella volta, arrivò al traguardo rifilando oltre dieci minuti di distacco a un tipo tosto come Bartali.
    L’uomo solo Bossi rischia di finire fuori strada. E con lui il movimento cui ha dato vita.
    Francesco Jori

    A VIAREGGIO SI PARLA DI SESSUALITA' TRA GLI STUDENTI DELLE SUPERIORI

    È una novità della sessualità moderna: le ragazze tendono sempre più a fare “chiacchiere da bar”, quelle che un tempo erano soprattutto appannaggio maschile. E così facendo hanno maturato una tendenza alla competizione che spesso le porta a pensare “mamma mia non sono all'altezza”: una sorta di ansia da prestazione al femminile.

     



    Di questo, e di tante altre questioni legate alla sessualità, si è parlato ieri a Viareggio al Festival della Salute nel corso di una “lezione dal palco” tenuta agli studenti delle superiori dalla dottoressa Roberta Giommi, sessuologa dell'Università di Firenze e scrittrice: “Io lo definisco 'orgasmo sociale' – ha spiegato la dottoressa - È un modo di vivere la sessualità tipico dei nostri tempi che però spesso finisce per essere dannoso, perché i ragazzi si terrorizzano di fronte alle ragazze, diventate così competitive. E le stesse ragazze, che spesso vogliono sembrare disinvolte a tutti costi, spesso invece non lo sono davvero e finiscono per autofrustrarsi”. Ma i temi affrontati dalla dottoressa Giommi insieme alla folla di ragazzi (curiosi ma molto timidi) che ha preso parte al dibattito sono stati molti. Molte le domande curiose rivolte dagli studenti alla dottoressa. Una ragazza ha domandato se fosse “anormale” perché non praticava autoerotismo, un ragazzo ha chiesto quale fosse il metodo contraccettivo più sicuro, un'altra ragazza ha chiesto se la pillola anticoncezionale fosse cancerogena, un altro ragazzo ancora ha domandato se la pornografia facesse male alla salute.


    AL DI LA' DI QUESTO CONCETTO, utile o inutile, l'orgasmo resta un mistero

    Fatto sta che comunque molte donne ed esperti continuano a non concordare con chi considera l’orgasmo femminile un puro piacere fine a sè stesso, come ad esempio Alessandria Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano, che sostiene che esso “è necessario per la riproduzione perché facilita la fecondazione: la contrazione orgasmica dell’utero risucchia letteralmente lo sperma facilitando la risalita. Quindi questo momento di piacere ha una funzione biologica importantissima. L’orgasmo vaginale è utilissimo anche a rafforzare il legame tra amanti e la coppia che si stabilizza rappresenta una garanzia per i piccoli“.

    Dello stesso parere Francesca Romana Tiberi, presidente dell’Associazione italiana di sessuologia e psicologia relazionale, secondo cui l’orgasmo “va comunque considerato molto utile a prescindere da ogni valutazione scientifica: se la sessualità in una coppia è arricchita dall’appagamento femminile, i tentativi che la donna farà di cercare un’eventuale gravidanza saranno maggiori“.

    (web)

    LO STATO SOCIALE,SEMPRE PIU' PRECARIO,I TAGLI ALLA SANITA' E L'AUMENTO DEI CASI DI POVERTA', CI RIPORTANO QUELLE MALATTIE CHE PENSAVAMO FOSSERO SPARITE  DAL NOSTRO PAESE..lo rivela un grande quotidiano nazionale

    Tubercolosi, scabbia, sifilide
    Tornano le malattie della povertà

    I casi dell'ospedale Gemelli a Roma e della scuola Da Vinci a Milano fanno emergere un problema serio. Il contagio parte dall'impossibilità del sistema (a causa dei tagli) a fare prevenzione nelle classi sociali più deboli. Il ministero minimizza, ma i medici che lavorano per strada con i derelitti dicono che il fenomeno è preoccupante e Giulia Bongiorno, avvocato e deputato, attacca: "Fatti e modalità inaccettabili"

    ROMA - Tubercolosi, scabbia, sifilide si riaffacciano dal passato assieme a povertà e precarietà. Con la crisi economica cresce il numero dei poveri e dei senza fissa dimora. In parallelo, i medici cominciano a denunciare l'aumento delle malattie storicamente legate alle classi sociali più deboli. Tuttavia, nel momento in cui in una comunità parte il contagio, gli effetti possono colpire tutti, come dimostra il caso dei bambini contagiati al Policlinico Gemelli di Roma o alla scuola Da Vinci di Milano. Nonostante ciò, i dati ufficiali parlano invece di un calo del numero dei casi, mostrando anche un’enorme disparità fra regioni. Fra gli addetti al settore c’è chi denuncia gravi carenze nel sistema di notifica. Se ciò fosse vero, significherebbe che i dati diffusi da ministero della Salute non corrispondono alla realtà.

    Detenuti, senzatetto, immigrati, anziani sono i primi a essere colpiti: i più deboli, a causa della malnutrizione e di un sistema immunitario depresso. Ma l'aumento della Tbc fra chi vive ai margini non ha fatto notizia finché il contagio non è arrivato ai bambini, nelle scuole e negli ospedali: 122 a Roma, 179 a Milano. Figli sani di una classe media italiana che si credeva protetta. La crisi avanza e l'Italia si ritrova con un sistema sanitario azzoppato da numerosi tagli. Si finisce per lavorare, quindi, più sulle emergenze che sulla prevenzione. Le persone si ammalano e c'è chi cerca i colpevoli sia nel sistema sanitario che fra chi ha contratto il morbo. Se però esiste un untore, questo è la povertà che colpisce italiani e immigrati senza alcuna discriminazione.

    La tubercolosi, il mal sottile che pensavamo accantonato tra le righe di una certa letteratura, diventa l'esempio delle antiche malattie che tornano assieme ai tempi di carestia. Gli ultimi dati elaborati a disposizione in Italia risalgono al 2008. Dall'arrivo della crisi economica a oggi possiamo semplicemente osservare i dati empirici, alcuni numeri provvisori forniti dalle regioni e ascoltare le testimonianze di chi opera sul campo, i medici che stanno lanciando segnali di allarme. A causa dei tagli alle spese, anche fare monitoraggio e rilevazioni statistiche diventa più difficile. Così scopriamo che non tutte le regioni riescono a fare un adeguato lavoro di segnalazione dei casi e che i dati risultano viziati da una sottonotifica, come ammette in sordina lo stesso Istituto superiore di sanità. Giorgio Besozzi, direttore del Centro di formazione permanente sulla tubercolosi Villa Marelli, dell'ospedale Niguarda di Milano, nel denunciare le falle del sistema afferma che i numeri reali si aggirano addirittura tra i sette e gli ottomila casi a fronte dei circa 4.500 dichiarati. 

    Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, sosteneva durante il question time alla Camera il 7 settembre: "Non esiste un'emergenza tubercolosi nel nostro Paese". Ma Medici senza frontiere ha diffuso già da tempo un rapporto intitolato "Omissione di Soccorso", come spiega nell'intervista video di questa inchiesta Gianfranco de Maio. "I servizi sanitari iniziano a scarseggiare - testimonia Annalisa Ricci, medico dell'associazione La Tenda - e anche le unità come la nostra, che operano in strada, sono state dimezzate".

    Il problema sembra essere la difficoltà ad accedere a cure e farmaci. Spesso le persone malate, se indigenti, non riescono a curarsi e diventano focolai pericolosi per tutti. "Vi faccio un esempio recente - spiega Ilaria Uccella, medico infettivologo del San Gallicano di Roma -, un farmaco molto usato per la sifilide, la Betadin Penicillina, è stato portato dall'Aifa da classe A a classe C: significa che ora per una terapia si è passati da 2 euro a 140 euro. Questo è gravissimo".

    Nelle carceri sovraffollate e in cui manca di tutto "si entra sani e si esce malati - denuncia Fabio Gui, operatore sanitario per il Garante dei detenuti del Lazio -. A Paliano, in provincia di Frosinone, c'è un sanatorio in cui arrivano da tutta Italia detenuti risultati positivi alla Tbc, curati e ora in convalescenza. Qui fino al 2008 in media trovavamo 2-3 persone, ora ne troviamo 10-12. Bisogna capire che i malati che escono dal carcere tornano per strada. Se non do i farmaci per la Tbc e se non faccio prevenzione, poi quando vado in metro è possibile che me la prendo".

    In questo quadro sembra che nessuno riesca a capire come possa essere arrivata la tubercolosi fin dentro il reparto di ginecologia ostetricia del Gemelli di Roma. "Un caso raro e sfortunato - sostiene Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità - comunque ricordiamo che meno di una persona positiva su dieci poi svilupperà la malattia". 

    "Non sono accettabili il contagio, né le modalità con le quali questo è avvenuto, né il fatto che si sia minimizzato su questa situazione", sostiene l'avvocato Giulia Bongiorno che sta seguendo le denunce fatte da alcuni genitori dei piccoli contagiati, pronti a chiedere risarcimenti di milioni di euro. Nel caso del Gemelli sono già partiti sette avvisi di garanzia per epidemia colposa e lesioni colpose. Così nessuno si prende la responsabilità di ammettere che potrebbe essere solamente la punta di un iceberg e che a questo punto la salute di detenuti, senzatetto, immigrati e anziani non è più una questione marginale.
    fonte:Repubblica
    DA MILANO SABATO 8 OTTOBRE PARTIRA' UN GRIDO:

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    20 settembre 2011

    ITALIA SEMPRE PIU' GIU'....E' ORA DI STACCARE LA SPINA ? ORA ABBIAMO ANCHE IL GIUDIZIO DI STANDARD & POOR'S, IL GOVERNO BERLUSCONI, SEMPRE PIU' DEBOLE, MA SE ELEZIONI POLITICHE CI SARANNO, OCCORRE PRIMA UNA LEGGE ELETTORALE NUOVA..lo dice Panebianco


    a... Rocca San Casciano (FC) in via Marconi, 11


    Un’altra legge elettorale

    La crisi, che è politica e finanziaria insieme, ci schiaccia sul presente, ci impedisce di ampliare il nostro orizzonte temporale. Ma, quale che sia la sorte a breve termine del governo Berlusconi, l’Italia ci sarà anche domani e con essa resteranno i suoi problemi. Pensare al futuro è necessario.

    Comunque la si giudichi, è rivolta al futuro l’iniziativa referendaria in corso tesa all’abrogazione della attuale legge elettorale. Imposta da Arturo Parisi a un Partito democratico che, nella sua dirigenza, era inizialmente contrario (e molti, nel Pd, lo sono tuttora), si propone di ripristinare quel sistema prevalentemente maggioritario con il quale abbiamo votato in tre elezioni consecutive: 1994, 1996, 2001. Non è un sistema perfetto (a causa della presenza di una quota proporzionale), ma è sicuramente migliore di quello oggi in vigore. L’iniziativa sta avendo un notevole successo ed è probabile che le cinquecentomila firme necessarie vengano raccolte. Al momento, fatta eccezione per alcuni sostenitori storici del maggioritario, primo fra tutti Mario Segni, si è mobilitata soltanto la sinistra. Il centrodestra è assente. Come mai? Come mai sono altrove gli esponenti del Pdl? Non è forse vero che l’iniziativa in corso punta a ripristinare quel sistema elettorale maggioritario, con collegi uninominali, grazie al quale Forza Italia (di cui il Pdl è l’erede) poté costituirsi e poi vincere due elezioni nazionali?

    Quando Angelino Alfano venne scelto da Berlusconi come segretario del Pdl scrissi (Corriere del 4 luglio) che, a mio parere, proprio sul tema della legge elettorale egli avrebbe dovuto giocare le sue carte più importanti. Perché al Pdl, tanto più ora che è sul punto di fronteggiare una crisi di successione, serve, per garantirsi la sopravvivenza, che il bipolarismo venga messo in sicurezza. E solo una legge maggioritaria può farlo. Perché dunque il Pdl è fermo, perché non ha colto l’occasione del referendum Parisi per battere un colpo, per fare una sua proposta di riforma maggioritaria?

    Nessuno, nel centrodestra, ha ancora l’ardire di difendere l’attuale legge elettorale. È difficile trovare buoni argomenti per difenderla. È soprattutto impossibile sostenere che il meccanismo delle liste bloccate abbia incontrato il favore dell’opinione pubblica o contribuito a rinsaldare il rapporto fra rappresentati e rappresentanti. Tutti sanno che lo status quo non potrà reggere ancora a lungo. Ci sono allora due sole possibilità: o un ritorno alla proporzionale, comunque camuffata (ci sono molti modi per camuffarla), o una nuova legge autenticamente maggioritaria. Nel primo caso, il Pdl andrebbe incontro a sicura disgregazione. Nel secondo caso, avrebbe maggiori chance di superare la crisi di successione, potrebbe continuare a essere la «casa comune» dei moderati italiani anche dopo l’uscita di scena di Berlusconi.

    Viene da pensare che il gruppo dirigente del Pdl si sia già rassegnato alla disgregazione, che, in particolare, sia pronto a concedere all’Udc di Casini—un partito coerentemente (e legittimamente) proporzionalista — il ritorno alla proporzionale, in cambio di una qualche forma di appoggio politico nell’ultima fase della legislatura. Sarebbe una scelta legittima. Ma si deve sapere che, in tal caso, alle prossime elezioni tanti partitini rissosi si contenderebbero le spoglie di quello che fu il grande partito del centrodestra. Forse — chissà? — a singoli esponenti del Pdl ciò potrebbe convenire. All’Italia sicuramente no.

    co



    LOR SIGNORI CI RIPROVANO, MA NOI DOBBIAMO ESSERE VIGILI!!!!

     

    Chi stacca la spina?

    di Alessandro De Angelis

    Retroscena. Berlusconi teme il voto di giovedì sull’ex braccio destro di Tremonti. E chiama Bossi: «Tieni i gruppi». Maroni vota l’arresto. Silvio tentato da una manifestazione «per la libertà».

    «Umberto, devi tenere i tuoi gruppi, devi fare il possibile, qua rischiamo che salta tutto». Quando a metà pomeriggio si capisce che giovedì si voterà a scrutinio segreto sull’arresto del braccio destro e sinistro di Tremonti, Silvio Berlusconi si attacca al telefono. E chiama Bossi: Milanese - dice - va salvato.
    Altrimenti, aggiunge, si rischia davvero. Perché stavolta il voto si sta caricando di un significato politico devastante. Quello della dead line del governo. Paradossalmente l’odiato Tremonti c’entra, ma fino a un certo punto. Il superministro dell’Economia ha già fatto sapere che, comunque andrà, le sue dimissioni non sono all’ordine del giorno: «Non me ne vado - è il senso del suo ragionamento - neppure se lo arrestano. Quello che doveva uscire, è uscito. Sono tranquillo».
    La grande paura è un’altra. Col passare dei giorni, la conta si sta trasformando nel casus belli del manovrone: «Dobbiamo dimostrare che abbiamo la maggioranza - ha scandito il Cavaliere - altrimenti non reggiamo a chi chiede un passo indietro». Il voto su Milanese è un voto su Berlusconi. Conta solo una cosa: la maggioranza. O c’è, o non c’è. E, se non c’è, è difficile andare avanti. Il premier lo sa, sente che l’aria sta cambiando. Che tutto attorno i “burattinai” giocano a caricare il clima. Che, come ha ripetuto ai suoi, è partito l’assalto finale. I soliti noti hanno alzato il tiro: stampa, procure, poteri che contano. E non c’è tregua, anzi. La valanga di intercettazioni pare inarrestabile. Da Milano ieri è arrivata la sorpresa su Mills. Emma Marcegaglia pare un leader dell’opposizione. E sullo sfondo un andamento dei mercati che potrebbe richiedere, dicono i ben informati, una manovra ter.
    Ecco il rischio di giovedì. Anzi, è più di un rischio. Berlusconi è convinto che si trasformerà nel primo atto dell’asse del dopo, quello Maroni-Casini-Alfano. Sia chiaro: si fida di «Angelino», è convinto che il delfino non tradirà mai. Ma allo stesso tempo sa che su di lui, potenzialmente, c’è una maggioranza parlamentare più ampia e più forte, col terzo polo. Già, perché sottotraccia gli abboccamenti sono già iniziati. È vero che la Lega, pubblicamente, non sta suonando lo spartito manettaro, come ai tempi del caso Papa. Però il titolare dell’Interno ha fatto capire ai suoi parlamentari che, su Milanese, l’operazione si fa ma non si dice. Posizione agevolata dalla sponda dell’Udc, che già in Giunta ha votato per l’arresto: «Se voi tenete, noi teniamo» è il messaggio che si sono mandati gli ambasciatori di Maroni e Casini.
    Ma stavolta c’è di più. La partita vera si gioca dentro il Pdl. E il Cavaliere non si fida più del suo partito. È diventato un’arena di politici di professione, di tramatori di Palazzo. Tutti professano fedeltà fino alla fine, devozione al Capo, riconoscenza infinita. Epperò gli spifferi che trapelano cominciano ad assomigliare a un vento tanto nuovo, quanto sinistro. In molti, troppi, ormai pensano che il problema per andare avanti si chiama «Silvio Berlusconi»: i frondisti alla Alemanno e Scajola, gli scontenti dei vari rimpasti come i responsabili, e tanti peones che pensano a come garantirsi un futuro senza il Cavaliere, visti i tempi. È soprattutto l’ex titolare dello sviluppo economico ad essere percepito come una mina vagante. Messo da tempo nelle condizioni di chi non ha nulla da perdere - senza incarichi nel partito, senza ruolo nel governo - Scajola conta ancora su un manipolo di fedelissimi. Quanto basta per intestarsi anche lui la nuova fase filo-casiniana, contribuendo ad archiviare la vecchia. Non è il solo: «Orami - dicono nell’inner circle - il meccanismo si è innescato. Molti pensano che il futuro non è Silvio Berlusconi».
    E dall’Incidente alla valanga il passo è breve, assai breve. Per questo il Cavaliere, asserragliato nel bunker, ha diramato l’ordine di resistere a oltranza. Ieri ha pure preso in considerazione l’idea di una grande manifestazione a difesa del «governo» e della «libertà». E su Milanese ha chiesto di serrare i ranghi: se passa il messaggio che non c’è maggioranza - è il ragionamento - significa che il governo è sempre più debole. Ovvio, forse. Ma la domanda successiva è inquietante: se parte il gioco dei cecchini a voto segreto che succede quando, ad esempio, si voterà sulla richiesta di accompagnamento coatto di Berlusconi, se arriverà dalla procura di Napoli? E c’è un motivo se il capogruppo Fabrizio Cicchitto aveva aspettato fino all’ultimo, confidando nel voto palese su Milanese. Una posizione opposta rispetto a quando, sul caso Papa, il Pdl si schierò ventre a terra a difesa della segretezza dello scrutinio. Stavolta nessuno, proprio nessuno, ha il controllo dei numeri. Allora «tradì» Maroni all’ultimo minuto, mostrando di avere il saldo controllo dei gruppi parlamentari. Ora il partito del passo indietro è più ampio. Per la prima volta c’è una fronda silenziosa nel Pdl. E avanza, anche tra gli insospettabili.

    f:ilRiformista

    ..LA FIRA DI SETT DULUR A RUSSI DI RAVENNA

    Fira di Sett Dulur

    Conosciuta in tutta la Romagna ed anche oltre i suoi confini, la Fira di Sett Dulur, nonostante si celebri da quasi 340 anni, non ha perso il suo smalto e continua ad attirare, ogni anno, decine di migliaia di affezionati partecipanti.
    Nata nel XVII sec. come festa religiosa per rendere omaggio al culto della Madonna Addolorata, resa nell’iconografia popolare con il cuore trafitto dalle sette spade che ricordano i “dolori” della vita della Vergine, nel corso dei secoli si è via via accentuato l’aspetto laico di sagra paesana.
    In questi ultimi anni, pur nel rispetto della tradizione secolare, il comitato organizzatore ha voluto dare risalto a quanto di eccellenza produce il territorio. Il centro storico della città si è animato con eventi promossi in collaborazione con le associazioni culturali, le associazioni di volontariato sociale e sportivo, le associazioni di categoria del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura e della ristorazione; una vera festa popolare che non trascura anche i palati più raffinati. 
    In un possibile percorso ideale di visita si parte dal mercato ambulante che riempie tutte le strade dell’area dell’antico castrum medievale e che funge da cornice, si attraversa un Luna Park ricco di attrazioni divertenti per i più giovani e per i bambini, si incontra la bella mostra dell’artigianato allestita nei locali ristrutturati dell’ex macello dove si tengono anche i convegni e le degustazioni della tipicità enogastronomica. Ci si ferma nell’arena approntata dopo il recente restauro del giardino medievale per godere gli spettacoli di musica popolare dei Cantastorie arrivati da tutte le regioni italiane, nella Rocca adiacente si può visitare il Museo Civico, pochi passi e si arriva nell’area delle  piazze centrali dove ogni luogo aperto al pubblico è sede di importanti mostre d’arte e di fotografia storica, di ristoranti e stand gastronomici gestiti dal volontariato sociale e sportivo. 
    Il tradizionale Festival dei cantastorie trova un originale palcoscenico anche nei cortili e nelle viuzze del centro, così che la suggestione dei luoghi si sposi con la musicalità dei vecchi strumenti che riportano i grandi e i piccini all’atmosfera dei tempi andati. Tornando alla piazza centrale dopo una sosta al teatro comunale, anch’esso sede dei concerti del festival, si può assistere agli spettacoli di cabaret, di musica tradizionale romagnola, e, di notte, ai fuochi artificiali che chiudono in allegria le ultime serate della domenica e del lunedì. 
    La Fira di sett dulur è tutto questo, ma non va sottovalutata la grande attrattiva della cucina tipica russiana: cappelletti, “bél e cöt” (cotechino di qualità superiore che si prepara solo a Russi), canéna nôva (vino prenovello della tradizione), lanzese (vino bianco recentemente tornato alla produzione),salsiccinazuppa inglese e dolce di Russi.

    L’ ingresso alla festa è gratuito


    Una bottiglia di plastica, con acqua e varechina,illumina la casa dei poveri filippini


    TECNOLOGIA CONTRO LA POVERTA'

    Una bottiglia con acqua e candeggina
    per illuminare il buio di Manila

    L'invenzione di un ingegnere del Mit è già stata installata
    sui tetti di 10 mila abitazioni senza luce delle Filippine

    L'installazione della bottiglia-lampadina
    L'installazione della bottiglia-lampadina
    MILANO – Basta prendere una bottiglia di plastica, riempirla d’acqua e di candeggina e si può avere un po’ di luce nelle baracche di Manila, quel tanto per guardarsi in faccia, quel tanto per uscire da quel buio terribile, e anche simbolico, di una condizione di vita disumana. Questa è la promessa di un’invenzione geniale, la «Solar Bottle Bulb» , e di un progetto dal nome suggestivo ed esplicativo, Un litro di luce (Isang Litrong Liwanag), che rispecchia i principi delle cosiddette Appropriate Technology, movimento ideologico che si basa sulle tecnologie semplici, appropriate ed eco-sostenibili con cui il filosofo ed economista Ernst Friedrich «Fritz» Schumacher sognava di migliorare il mondo più povero.

    UNA VITA SENZA LUCE - Nei quartieri più poveri della capitale delle Filippine le abitazioni sono così vicine da rendere impossibile la costruzione di finestre e l’elettricità è troppo costosa. Per questo per ben 3 milioni di case (se così si possono chiamare gli slum di Manila) la vita domestica si svolge prevalentemente al buio, con tutte le conseguenze psicologiche e sulla salute che si possono immaginare. Ma ora grazie alla semplice invenzione della Solar Bottle Bulb la luce entra in molte baracche dei bassifondi di Manila.

    Le bottiglie viste dall'esterno dei tetti
    Le bottiglie viste dall'esterno dei tetti
    ACQUA E CANDEGGINA - Le bottiglie di plastica anziché finire nella pattumiera diventano una fonte di luce economica e sostenibile: vengono riempite di acqua e candeggina e fissate a un foro nei tetti di lamiera ondulata. A questo punto il contenuto delle bottiglie, colpito a 360 gradi dai raggi solari, genera una rifrazione orizzontale fornendo un’illuminazione paragonabile a quella di una normale lampadina da 55 watt. A importare l’innovativa tecnologia è stato Illac Diaz, dell’organizzazione no-profit My Shelter Foundation , che ha creato il progetto denominato Isang Litrong Liwanag (un litro di luce).

    DA HAITI A MANILA - L’ideatrice dell’economico sistema di illuminazione è invece Amy Smith, ingegnere del Massachussets Institute of Technology, che lo aveva messo a punto per illuminare le abitazioni più povere di Haiti. Nelle Filippine le bottiglie-lampadine vengono vendute e installate al prezzo di un solo dollaro e ne sono gia state distribuite 12 mila che regalano luce a 10 mila abitazioni in cinque province dello stato asiatico. L’illuminazione offerta dalle Solar Bottle Bulb dura tutto il giorno e viene promossa come una scelta migliore rispetto ad altre soluzioni: meglio di una finestra, che potrebbe essere infranta nella stagione dei tifoni, meglio delle candele e meglio degli allacciamenti illegali alla rete elettrica. Diaz sta nel frattempo progettando di estendere il progetto ad altre 36 città delle Filippine.

    UNA  RADIO LIBERA CHE MERITA LA NOSTRA ATTENZIONE...

    Un aiuto per Radio Onde Furlane

    Radio Onde Furlane è una delle più longeve radio indipendenti italiane (una volta si chiamavano “radio libere”). Ha cominciato a trasmettere più di trent’anni fa e continua a farlo ancora oggi. Ha una particolarità: buona parte delle sue trasmissioni sono in friulano. Questa scelta non è mai stata vissuta come una forma di chiusura ma di salvaguardia della diversità in un contesto sociale che nel corso degli ultimi due decenni si è molto arricchito di lingue e culture. Tra il 1997 e il 2002 per questa radio ho coordinato un notiziario radiofonico rivolto alle comunità immigrate, realizzato da una redazione di persone originarie di diversi paesi, che settimanalmente offriva informazioni in sette lingue. Nella sua storia Onde Furlane ha attraversato diversi momenti critici, alcune volte è stata vicino al tracollo ma si è sempre salvata grazie al contributo di molti volontari e dei sacrifici dei dipendenti della cooperativa che la gestisce.

    Da alcuni mesi Onde Furlane sta attraversando forse la sua crisi più critica. Essendo ufficialmente una “radio comunitaria” fonda il suo mantenimento soprattutto sulle collaborazioni con enti pubblici e finanziamenti giustificati dalla promozione delle lingue minoritarie (le radio comunitarie hanno un limite di raccolta pubblicitaria). I tagli disposti dalla Regione Friuli Venezia Giulia nell’ultimo bilancio regionale hanno colpito molti enti culturali della regione, ma nel caso di Onde Furlane si tratta di qualcosa di diverso. Si tratta di tagli a iniziative informative autoprodotte e a progetti specifici sulle lingue minoritarie. La gravità della situazione è stata spiegata dal direttore Mauro Missana in un’intervista che potete leggere QUI.

    Il senso di questo post è informare tutti quelli interessati al destino di Onde Furlane di una piccola forma di aiuto. Nel 2002 ho pubblicato un libro che raccontava, in forma giornalistica, i primi venti anni di storia dell’emittente. Era scritto in friulano (un friulano un po’ diluito, era una prova non facile e ho fatto del mio meglio). Un Friul difarent: i 90 MhZ di Onde Furlane (Un Friuli diverso: i 90 mhZ di Onde Furlane) venne pubblicato dal Circolo Il Menocchio in 1100 copie. 400 di esse vennero distribuite direttamente da Onde Furlane e altre 300 per canali diversi. Ne sono rimaste in magazzino circa 390 che, in accordo con Il Menocchio e Olmis (la società distributrice), sono state messe a disposizione di Onde Furlane. Chi è interessato a comprarne una copia, anche solo per regalarla, può contattare la radio. Tutti i proventi andranno direttamente nelle casse dell’emittente. A suo tempo il libro veniva venduto a dieci euro, se ricordo bene. Immagino che se qualcuno volesse offrire di più nessuno si offenderà!

    Non ho mai ricevuto né richiesto nulla per la vendita di questo libro. L’ho scritto come omaggio a una radio che ha accompagnato la mia adolescenza con programmi serali e notturni di musica punk e new wave (quanti gruppi ho scoperto grazie a conduttori come Magou, Pancrazio, Cantoni, Kitty, Francis e altri!) e, successivamente, mi ha attratto per la trasparenza e l’onestà dell’impegno per cause sociali, ambientaliste e culturali. Alla consegna del manoscritto mi vennero dati 250 euro come contributo alle spese che avevo sostenuto nel realizzare la ricerca. Dico tutto ciò per dovere di trasparenza. Chi è interessato a questa forma di aiuto di Onde Furlane si metta in contatto con l’emittente: info@ondefurlane.eu. http://www.ondefurlane.eu

    Contagion, l’epidemia di Soderbergh
    tra paura e

    rappresentazione della

    realtà

    Presentato fuori concorso al Festival di Venezia il nuovo film del regista americano

    . Una nuova

    peste globale uccide più di 70 milioni di persone in un crescendo di caos sociale

     con scene

    di saccheggi che sembrano quelle di un mese fa in Inghilterra

    Dopo la Sars e l’influenza H1N1 è l’ora del MEV-1. Eccola la sigla della peste globale
     che ammazza in nemmeno 130 giorni più di 70 milioni di abitanti della Terra in Contagion,
     il nuovo film di Steven Soderbergh, presentato fuori concorso al Festival di Venezia.
     E se il Lido è tutta palude, caldo tropicale e strette di mano sguscianti per il sudore
     quasi viene la paura di prendersi una qualche infezioncina. In un festival del cinema,
     che già nel 2009, grazie a parecchi arrembanti inviati, si era trascinato dietro bacilli
     di Suina proveniente dal Centro America.

    Nell’apocalypse movie di Soderbergh tutto comincia a Hong Kong. È la povera
     Gwyneth Paltrow il primo tramite del terribile MEV-1. Emicrania, tosse col fischio,
     convulsioni muscolari, spasmi e bava alla bocca: una volta iniziata la trafila di sintomi
     non si torna più indietro. Intanto la Paltrow, alias Beth, ha già infettato tutto il vicinato
     di una congelata Minneapolis, compreso il figlioletto, ma non il maritone Matt Damon.

    Se c’è un pregio nell’ultimo Soderbergh è proprio la capacità di maneggiare una
     dimensione del reale che fa quasi più spavento di un qualsiasi effettaccio gore
    (si legga lo scoperchiamento del cranio della Paltrow in autopsia che sconcerta)
     Perché gli assalti ai supermercati e la rabbia popolare tramutata in saccheggio che
     vengono rappresentati in Contagion, dall’Asia alle Americhe, paiono più
     la Tottenham di un mese fa o le banlieue parigine di qualche anno addietro che u
    n qualsiasi zombie movie di George Romero.

    Così predominano caos sociale e guerra globale: suburra contro autorità, elettori
    contro Congresso, America contro Cina, Ovest contro Est. Velata allusione alla crisi
     finanziaria attuale, anche se in Contagion l’impianto drammaturgico alla fine risulta più
     importante di qualsivoglia lettura ideologica.

    Niente da dichiarare in un’affollata conferenza stampa, con una Paltrow assolutamente
     solare in completino corto color salmone, Laurence Fishburne gabbana viola da griot
     maliano e un Matt Damon skinhead probabilmente contagiato e ora sotto cura. Il cinema
     è spettacolo e si chiude lì.

    Anche se Soderbergh, abituato a spaziare dallo sperimentale
     (Bubble, The girlfriend experience) al commerciale puro (la saga di Ocean),
     sembra più un erede di quei cineasti liberal alla Pollack, piuttosto che un cialtronesco
     George Pan Cosmatos di Cassandra Crossing. Gira oramai tutti i suoi ultimi film
    con straordinario mimetismo figurativo grazie alla Red Camera digitale che sembra
     pellicola, facendo perfino ragionare i suoi personaggi attorno allo scontro epocale
     tra giornalismo cartaceo e web (a proposito, l’infingardo free lance Jude Law è
     davvero un farabutto) e allo scenario sanitario planetario che senza esclusione di colpi
     gioca sulla pellaccia dei cittadini più disgraziati. In una vecchia gag di Cochi e Renato
     si diceva “7+”. Assolutamente d’accordo.
    ILFatto :Turrini





























    MA QUESTE PROVINCE,ALLORA E' UN BENE ELIMINARLE !

    L'armata del gettone

    Viaggio nel pianeta delle società controllate o partecipate dagli enti locali italiani. Sono settemila,

    secondo una ricerca Uil, e alimentano una casta minore ma assai costosa: ottantamila persone

    che percepiscono indennità per sedere nei cda e nei collegi sindacali o per fornire consulenze

    o lavoro spesso inutili. Il tutto costa allo Stato almeno 2,5 miliardi di euro l'anno

    Ottantamila a libro paga
    ecco l'armata del gettone

    Molti spettri si aggirano nel mondo delle società per azioni controllate o partecipate da Comuni, Province e Regioni. Secondo una ricerca sui

    costi della politica condotta dalla Uil, circa cinquecento su un totale di settemila non svolgono alcuna attività: si limitano a garantire gettoni di presenza, assunzioni inutili e stipendi a una "casta" minore ma molto

    affamata

    PALERMO - La sede è al quarto piano di un bel palazzo che si affaccia su via Etnea, la strada
    principale di Catania. C'è un corridoio lungo il quale si aprono una, due, tre, quattro, cinque porte
     che nascondono uffici vuoti, scaffali privi di carte. Dentro una delle stanze ronza un ventilatore
     preso in prestito. Eccola qui la tolda di comando dell'Arsea, l'agenzia regionale creata nel 2006
     con un finanziamento di 35 milioni per agevolare l'erogazione di contributi agli agricoltori, ma che
     non ha mai esaminato una pratica. Eppure, fino a qualche giorno fa a sovrintendere a quelle
    scrivanie
    senza computer e a coordinare i tre impiegati a foglio paga c'era un direttore generale con uno
    stipendio di 170mila euro l'anno. Ugo Maltese, così si chiama il manager, vista "l'impossibilità di operare" si è dimesso. Ma gli arretrati, che non ha mai percepito, li vuole lo stesso.

    Un caso isolato? Non proprio. L'Agenzia che non esiste è solo uno degli spettri che si aggirano nel vasto mondo delle società controllate o partecipate dagli enti locali italiani. Sono spa, società a responsabilità limitata, consorzi e, secondo una ricerca sui costi della politica condotta dalla Uil,
    circa 500 non svolgono alcuna attività. Stanno in piedi solo per garantire gettoni ai consiglieri di amministrazione, stipendi e possibilità di assunzioni in vista delle scadenze elettorali. Sono, appunto
    scatole vuote. Fantasmi che danno un tocco di brivido alla lunga teoria di enti le cui azioni sono in
    mano a Regioni, Province, Comuni. I numeri sono da sopravvissuti del socialismo reale. I ricercatori
    della Uil e dell'Unione province che si sono messi a contarle hanno scoperto che le società
    controllate o partecipate dagli enti locali sono settemila. E garantiscono la sopravvivenza di una casta meno appariscente, ma perfino più costosa di quella dei politici di prima fila.
    Ottantamila persone, in tutta Italia, prendono un gettone o un'indennità per sedere nei cda, nei collegi sindacali, o per svolgere una consulenza a favore di questa miriade di  aziende pubbliche che consentono a  sindaci e governatori di fare gli imprenditori, i finanzieri, i gestori di scali aeroportuali
    o di stazioni termali. Di assicurare servizi non proprio essenziali.

    E per finanziare questa casta minore che sopravvive al taglio dei provilegi se ne va un fiume di
    denaro: 2,5 miliardi l'anno è il costo di compensi e benefit che spettano agli amministratori delle
    spa pubbliche nominati dalla politica e spesso provenienti dalla stessa. Ma cosa è successo in questi anni nei Comuni e negli altri enti italiani pur falcidiati dai tagli ai trasferimenti? Come è montata l'ansia
    degli amministratori di trasformarsi in spregiudicati businessmen che investono nei settori più
    disparati? E quanto finisce nelle tasche dei "fedelissimi" chiamati a gestire queste imprese fondate coi soldi dei contribuenti?

    Gli anni del boom sono quelli che vanno dal 2006 al 2008. In quel periodo, stima la Corte dei
    conti, le società controllate o partecipate dagli enti locali sono cresciute dell'11 per cento. La tendenza
    non
    è cambiata da allora. L'ultimo conteggio si è fermato a quota settemila. Le poltrone, invece, sono
    molte di più. A conti fatti i componenti dei consigli d'amministrazione sono 24.310. E pesano su
    ciascun contribuente italiano 63 euro all'anno. La tassa, in realtà, è molto più pesante: perché alla pletora di membri dei cda vanno aggiunti i componenti dei collegi sindacali o dei comitati di sorveglianza (tre o cinque) e coloro che hanno consulenze o svolgono incarichi professionali per
    conto di queste spa in mano pubblica. Quella cifra iniziale, insomma, secondo le stime più prudenti, va almeno triplicata. Così, alla fine, l'armata del gettone finisce per mettere insieme 80mila soldati.

    "Non a caso, secondo noi, il costo di due miliardi e mezzo l'anno è una valutazione per difetto", dice
     Luigi Veltro, uno dei curatori della ricerca sui costi della politica fatta dalla Uil. "Il dato sorprendente - prosegue Veltro - è che per quanto riguarda il numero di poltrone gli enti locali del Sud sono più
    virtuosi di quelli del resto d'Italia. Il rapporto si inverte, però, quando si parla dei costi di gestione delle società. In questo caso le controllate da enti locali del Meridione determinano una spesa di tre o quattro volte superiore alle altre". Il motivo è presto detto: sui bilanci delle spa pubbliche da Roma in giù pesano soprattutto le assunzioni di personale, quasi sempre senza concorso e molto
    spesso riservate a portatori di voti e parenti eccellenti.
     






    IN VENETO LE VINACCE, SERVONO A MIGLIORARE L'AMBIENTE

     

    Con la prossima vendemmia, fecce e vinacce (sottoprodotti dei processi di vinificazione)

    potranno essere destinati ad uso agronomico come fertilizzanti o ad uso energetico come

    combustibile o per produrre biogas. Lo prevede una deliberazione adottata dalla Giunta veneta

    su iniziativa dell’assessore all’agricoltura Franco Manzato, che completa le disposizioni per

    un uso dei sottoprodotti alternativo alla distillazione, fissando le regole d’uso da seguire per

    questi utilizzi.

    Tali regole non avranno valore solo per la vendemmia di quest’anno, ma anche per le prossime

    annate. In questo modo, tra l’altro, si viene incontro ai produttori per i quali, in ragione della

    limitata produzione vitivinicola, la distillazione può costituire un adempimento particolarmente

    gravoso.

    “Il provvedimento – ha spiegato Manzato – è stato predisposto anche tenendo conto delle

    esperienze già maturate dal Veneto in questa direzione nel corso delle vendemmie 2009 e 2010

    e del decreto ministeriale concordato dello scorso anno che indica alle Regioni una serie di linee

    comuni in materia”.

     I produttori che effettuano l’uso agronomico delle fecce e delle vinacce, o che provvedono all’invio
     di queste ultime agli impianti di trattamento a fini energetici dovranno presentare comunicazione
     alla Provincia e all’Ufficio periferico dell’Ispettorato per il controllo della qualità dei prodotti
     agroalimentari, allo scopo di consentire la verifica del rispetto delle normative in materia
     ambientale e vitivinicola. Sono esonerati dalla presentazione della comunicazione i produttori
     che ottengono annualmente un quantitativo di vino o di mosto inferiore a 25 ettolitri.
    (L'azione)

    Pedofilia, Don Mazzi: chiudere i seminari
    sono all'origine delle deviazioni

    «Non mi convincono le risposte della Chiesa
    nei confronti del fenomeno»

    .





     
          RSS
    Don Antonio Mazzi

    CITTA’ DEL VATICANO - La provocazione 

    di Don Antonio Mazzi,c'è da starne

    certi, stavolta non passerà inosservata

    di là del Tevere

    .

     Il prete più popolare della tv ha scelto la platea della festa del Pd di Pesaro per affermare

     chiaro e tondo che la pedofilia tra le fila del clero germoglia all’interno dei seminari minori,

     vale a dire le strutture che ospitano adolescenti che manifestano la vocazione religiosa.

     «Le risposte della Chiesa ai casi di pedofilia emersi in questi ultimi tempi non mi

     hanno convinto» ha affermato il fondatore della Comunità Exodus, suggerendo che

     forse sarebbe meglio chiudere i seminari dato che sono organizzati secondo una

    formula da «allevamento da pollaio».

    «La mia idea è che oggi la preparazione dei preti non vada più fatta lì dentro.

     I seminari minori, per i ragazzi fino a 18 anni, andrebbero aboliti, perchè durante

     l’adolescenza è opportuno che i ragazzi stiano nell’ambiente più adatto, che è la

     famiglia». Mentre quell’ambiente risulta artificiale, chiuso, dunque fuorviante per una

     persona che si sta sviluppando. «In un momento così delicato quale quello dello sviluppo

     fisico e affettivo dei ragazzi, non credo sia l’ambiente migliore» ha argomentato

     il sacerdote che non è nuovo alle provocazioni.

    A stretto giro ha replicato allibito il rettore del Pontificio Seminario

     Romano Minore. «Forse don Mazzi si fa trascinare dalla ricerca dell’audience,

     o dal secolarismo, forse non conosce più tanto bene queste realtà» è stato l’amaro

     commento di don Roberto Zammerini all’idea di don Mazzi di abolire i seminari minori

     per scongiurare i rischi di abusi sessuali della Chiesa. «Anche le condizioni di un

     seminario minore si adattano ai tempi, non siamo più negli anni ’40, i ragazzi non

     sono chiusi dentro come carcerati». Oggi gli studenti che li frequentano sono ragazzi

     dai 14 ai 18 anni. Oltre alle normali lezioni, dedicano molte ore di studio alla teologia,


     alla morale, alla dogmatica, alla patristica ma i fine settimana tornano tutti in famiglia

    .Fanno sport e hanno la possibilità di coltivare amicizie. Ci sono persino gli

     psicologi che seguono l’andamento della loro crescita umana, proprio per evitare il

     pericolo di vocazioni traballanti. «Non c’è nessuna costrizione, proprio in questi giorni

     un ragazzo mi ha detto che pur essendosi trovato bene ha capito che questa non è la

     strada che intende seguire ed è andato via».

    La tesi di don Mazzi (che ha strappato applausi alla platea pesarese)

    non è nuova. In Germania e in Austria, infatti, vi sono gruppi appartenenti a Noi Siamo

    Chiesa che si interrogano da tempo sull’utilità dei seminari minori. Don Mazzi è sereno e

    difende le sue idee. «Secondo me sono pronti i tempi per un altro Concilio Vaticano nel

    quale mettere sul tavolo i grandi problemi della Chiesa: il problema dei preti, quello dei

    matrimoni, dei sacramenti, del dialogo con le altre religioni. Io ci spero. Non sarà questo

    Papa, ma spero che un giorno si possa dibattere questi grandi temi».

    fonte:Ilmessaggero

    Autocarrozzeria

    Ilario Picchi

    via Fosso Ghiaia 61  telefax: 0544-560591

    "qui la professionalità e serietà, sono di casa"


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    27 agosto 2011

    Il 117 ,il numero della G.di Finanza funziona e come! Mentre Lehner propone di tassare la prostituzione.



    1.    117, IL NUMERO ANTIEVASIONE


    2. C'è e funziona bene. Da Nord a Sud gli operatori

    della Guardia di Finanza rispondono e raccolgono

    le denunce dei cittadini. Chi lo conosce sa che è uno strumento valido, utile a contrastare l'evasione ma

    che va incentivato. Eppure il Governo fa di tutto

     per nasconderlo.


    Home Inchiesta
    Espresso
    di MAURIZIO CROSETTI, GIANCLUCA SCHINAIA,

    SUSANNA TURCO
    EVASIONE
    1
    Eppure abbiamo un'arma: il 117

    Il governo ha fatto di tutto per nasconderlo,

    ma il numero della Guardia di Finanza è un

    potente strumento contro l'evasione.

    Per segnalare chi non fa la ricevuta, chi affitta

    l'appartamento in nero e tutti gli altri furbetti

    del fisco.

    Il modo migliore per combattere chi non paga

    le tasse è la coscienza civile e avere il coraggio

    di presentarsi al telefono con nome e cognome

    per denunciare gli evasori. Anche se questi sono

    i nostri meccanici, i nostri medici, i nostri

    negozianti

    di fiducia .


    L'INTERVISTA
    2
    "Telefonate, funziona"

    "Strumento valido, e va incentivato visto

    che

    serve

    per combattere l'evasione". Il sottosegretario

    pidiellino

    Guido Crosetto difende il numero inaugurato

    ai

    tempi del primo governo Prodi e, con lo stesso

    spirito pratico,

    ne segnala "la difficoltà di utilizzo"

    di SUSANNA TURCO


    LA DENUNCIA


    E pensare che qualche politico, noto nelle file

    del Pdl,

    ha presentato un emendamento, per far

    cancellare

    dagli elenchi di pubblica utilità questo numero

    ...un 117

    che rende al Paese grazie agli interventi tempestivi

    della

    G.di Finanza. Ovunque voi siate e notate soprusi

    fiscali

    nei vostri confronti, basta chiamare il 117 ..e sarete

    subito presi in contatto per spiegare e denunciare

    quanto di ingiusto vedete o subite.

    (Parola di Caplaz)














    La soluzione per la crisi? “Tassiamo le prostitute”
    Redazione
    YOUniversal




    27 agosto 2011

    Le sex workers sono Lavoratrici

     Socialmente Utili. Parola di Giancarlo

    Lehner


    “Le signore e le signorine che offrono

     il loro corpo sono da ascrivere al gruppo

    LSU, Lavoratrici Socialmente Utili.

     Sovente svolgono un servizio anche umanitario, perche’ c’e’ chi ha

    problemi con il mondo femminile.

     Chi e’ brutto, grasso, ha problemi

     perche’ oggi siamo tutti presi nel

     diventare alti, belli, biondi, occhi

    azzurri”.


    I VILLAGGI DELL’EROS – La ha detto a KlausCondicio il deputato di Popolo e Territorio Giancarlo Lehner, che ha poi aggiunto: “Sono d’accordo a tassare la prostituzione, ma si diano prima spazi legittimi a quel tipo di attivita’, si creino

     dei villaggi dell’eros. Se la smettiamo di essere ipocriti e consentiamo l’impresa privata e la gestione di alcune signorine, allora possiamo anche tassare e

    introdurre la partita Iva”. Altro che eliminazione delle province e

     contributo di solidarietà, ecco la vera soluzione che salva

    manovra e paese. (AGI)


    FORTE CALO DEL PETROLIO NEI MERCATI INTERNAZIONALI,
    MA BENZINA E GASOLIO IN 
    ITALIA, CONTINUANO A FAR GUADAGNARE
    EURO/DOLLARI AI PETROLIERI.

    BENZINA VERDE ITALIA  €.1.605 AL LITRO
    GASOLIO             "          €. 1.505 AL LITRO

     Petrol (oltreconfine Slovenia)
    Dvor, 44 [203]
    05230 Bovec (SL)

    1,295 96g benzina self da aperto 
    1,305 96g benzinasp self da aperto 
    1,217 96g diesel self da aperto.


    CHE NE PENSATE?








    Economia

    Silvio, l’uomo che non paga le tasse

    .


    18 agosto 2011

    Il premier chiede “sacrifici” agli italiani. E intanto le sue aziende la fanno

    sempre franca con il fisco

    Mediaset, Mediolanum, Mondadori, Mediatrade: quattro esempi del

    rapporto di Silvio Berlusconi con il fisco italiano. E di come il presidente

    del Consiglio sia spesso piuttosto parco e incline al risparmio, quando si

    tratta di dare il dovuto al fisco. Mentre chiede sacrifici agli italiani. 

    Dal Fatto Quotidiano a firma di Marco Lillo:

    Un condono ad hoc per gli anni ’94-’95
    Mediaset, per l’Erario, doveva pagare 191,8 milioni di euro per gli anni

    1994-1995. Dopo aver giurato che non avrebbe usato il condono varato

    nel 2001 dal suo Governo, il Cavaliere lo ha fatto: le vertenze sono state

    chiuse con 62,2 milioni.
    Mondadori Da 173 milioni a soli 8,6
    Mondadori ha ricevuto un accertamento da 173 milioni di euro nel 1991.

    Aveva vinto in secondo grado nel 1996 ma la Cassazione poteva ribaltare

    tutto. Nel 2010 una legge le permette di chiudere pagando solo 8,6 milioni.


    Mediolanum
    L’aliquota pagata in Irlanda Mediolanum, grazie a una struttura 

    societaria internazionale, paga un tax rate (aliquota reale) pari al

    18 per cento. E soprattutto lo paga in Irlanda. L’Erario contesta 282 milioni

    tra tasse, sovrattasse e sanzioni.

    Mediatrade
    I pm: prezzi gonfiati per i film Mediatrade è la società che si occupava

    della cessione dei diritti cinematografici nel gruppo Fininvest. Secondo i pm

    di Milano e di Roma il gruppo avrebbe gonfiato i prezzi dei film per evadere

    il fisco. Il processo rischia la prescrizione

    Lillo poi racconta nel dettaglio il contenzioso che vede oggi protagonista Mediolanum:

    MA NON E' TUTTO!



    Sorpresa! Silvio s’è dimezzato le tasse

    17 agosto 2011

    Una rubrica di Sebastiano Messina ci spiega che…

    Sebastiano Messina, tenutario della rubrica 

    Bonsai su Repubblica e cronista politico del

     quotidiano di Ezio Mauro, oggi fa notare una 

    cosina-ina-ina molto interessante:

    Avete sentito al telegiornale che per i parlamentari più ricchi

     il «contributo di solidarietà» sarà raddoppiato. Non il 10 ma

     il 20 per cento. Allora fate due conti, e vi accorgete che 

    Berlusconi (ultimo reddito conosciuto 40 milioni 897 mila euro) 

    verserà una bella sommetta: 8 milioni 149 mila euro. 

    Poi andate a leggere il decreto, e scoprite che il raddoppio vale

    solo per l’indennità parlamentare: sui rimanenti 40 milioni

     e rotti pagherà il 10 per cento, come tutti gli altri. Scendiamo a

    4 milioni 74 mila euro. Continuate a leggere, e trovate

    il comma 1: il contribuente, invece di pagare il contributo di

    solidarietà, può «optare» per un aumento dell’aliquota del 5 per

    cento. Voi che dite, Berlusconi opta o non opta? Certo che opta. 

    E zac!, la cifra si dimezza: 2 milioni e 36 mila euro.

    Credevate che, scrivendo il decreto, si fosse raddoppiato la supertassa,

    e invece se l’era dimezzata. Ci siamo cascati un’altra volta.

    Insomma, Silvio è un vero genio. Anche stavolta ci ha fregati. Tutti.

    INOLTRE LA FINANZA SCOPRE TANTISSIMI FURBI

    Nei primi sette mesi dell'anno le Fiamme Gialle hanno eseguito oltre 11.000 controlli ..

    Vengono alla luce

    finti ciechi che guidano l'auto e, tanti poveri con decine di case in proprietà. 

    Uno specchio di quella Italia portata alla luce dalla Guardia di Finanza.

    Scoperti in sostanza tremila truffatori




     





    ultimo aggiornamento: 18 agosto, ore 12:25
    Roma - (Adnkronos) - Hanno usufruito
    dallo Stato 
    e da altri Enti Pubblici di
    agevolazioni come borse di studio,
    assegni di maternità, buoni mensa e 
    contributi sugli affitti non avendone diritto.
    L'ultimo, in ordine di tempo, 
    scoperto pochi giorni fa nella provincia 
    di Lecce: in 
    poco più di 10 anni
    ha percepito dall'Inps 112.000 euro (VIDEO)


    LA VIGNETTA DEL VENERDI'













    VALORE




    Considero valore ogni forma di vita,

    la neve, la fragola, la mosca.
    Considero valore il regno minerale,

    l'assemblea delle stelle.
    Considero valore il vino finche' dura il pasto,

    un sorriso involontario, la stanchezza di chi

    non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
    Considero valore quello che domani non varra'

    piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
    Considero valore tutte le ferite.
    Considero valore risparmiare acqua, riparare

    un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere

    a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,

    provare gratitudine senza ricordare di che.
    Considero valore sapere in una stanza dov'e'

    il nord, qual e' il nome del vento che sta

    asciugando il bucato.
    Considero valore il viaggio del vagabondo,

    la clausura della monaca, la pazienza del

    condannato, qualunque colpa sia.  Considero

    valore l'uso del verbo amare

    e l'ipotesi che esista un creatore.

    Molti di questi valori non ho conosciuto.


    Erri De Luca







    @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@




    IN PRIMO PIANO


    Auser aderisce alla

     petizione per salvare

    le festività laiche

    Auser ha aderito alla petizione indetta da CGIL contro l’attacco alle
    festività laiche e civili del nostro Paese (Feste della Liberazione,
    del Lavoro e della Repubblica) che - con una norma inserita
    nel Decreto Legge 138 – il Governo vorrebbe spostare al venerdì
    o al lunedì o alla domenica.
    Vi invitiamo pertanto ad inoltrare l’invito alla sottoscrizione
    del testo della petizione presso le sedi sindacali o online
    attraverso l’indirizzo web http://www.cgil.it/petizione/.

    ...continua..

    Estate 2011: obiettivo

    solidarietà a km zero

    Estate 2011: obiettivo solidarietà a km zeroCon Alternativa Sostenibile e Auser
    la solidarietà non va in vacanza.

    E’ partito il 20 luglio e continuerà
    fino al 20 settembre l'iniziativa “Estate 2011:
    obiettivo solidarietà a Km zero”
    promossa dal portale d'informazione green a 360°
    Alternativa Sostenibile che si occupa di tutela e
    salvaguardia ambientale, efficienza e risparmio energetico, raccolte
    differenziate, energie alternative e rinnovabili, consumo e turismo
    responsabile e del benessere dell'uomo all'interno del proprio ecosistema,
    e dall'associazione di volontariato e promozione sociale a favore
    dell'invecchiamento attivo degli anziani Auser. 

    ...continua..

    Anziani sempre più soli

    e privi di assistenza

    Dai dati del IV Rapporto Nazionale Filo d’Argento
    una fotografia dei bisogni e dei disagi degli
    anziani in Italia


    Per la maggior parte hanno più di 75 anni e sono
    donne e in un anno hanno superato quota 433.000.
    Non sono seguiti dai servizi sociali, sono a forte
    rischio di emarginazione ed esprimono un grand
    e bisogno compagnia e la possibilità di muoversi nel territorio.  

    Sono gli anziani seguiti dai volontari del Filo d’Argento Auser,
    il Servizio di Telefonia Sociale attivo in tutta Italia e dotato
    del Numero Verde Nazionale gratuito 800-995988, che ha
    presentato oggi a Roma i dati del IV Rapporto Nazionale. 
    Per l’esattezza sono 433.498 gli anziani che nel corso del 2010
    il Filo d’Argento ha seguito con un’ampia serie di interventi
    di aiuto e sostegno. Con un incremento dello 0,8% rispetto
    all’anno precedente. Mentre i servizi forniti aumentano
    sempre di più, schizzando a 2.201.076 più 9,6% rispetto
    al 2009. Basti pensare che nel 2007 i servizi di aiuto
    agli anziani erogati dal Filo d’Argento erano poco oltre
    il 1.200.000. Un salto in avanti impressionante. 
    E’ aumentato dunque il rapporto tra numero d
    i servizi erogati e utenti, che passa dal 4,7
    nel 2009 a 5,1 nel 2010. 

    ...continua..

    Bollino Auser di qualità

     per le Università e i

    Circoli Culturali: si parte

    Bollino Auser di qualità per le Università e i Circoli Culturali: si parteDAL 1° GIUGNO 2011 SI AVVIA IL
    PROGETTO PER LA CERTIFICAZIONE
    DELLE UNIVERSITA' POPOLARI E DEI
    CIRCOLI CULTURALI

    Il progetto si pone l'obiettivo di promuovere e
    di attestare la qualità dell'offerta culturale
    e formativa delle Università popolari e
    dei Circoli culturali, (Bollino Blu e Bollino Verde) una realtà in
    costante crescita e sempre più importante per continuare ad
    apprendere in ogni fase della vita. Un progetto innovativo ed
    unico nel suo genere, non solo per Auser ma per tutto il
    settore dell'apprendimento non formale.


    @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ 



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    6 agosto 2011

    TRAGUARDO CENTOMILA CONTATTI RAGGIUNTO!!!

    E' CON IMMENSA SODDISFAZIONE IL COMUNICARE CHE QUESTO GIORNALBLOG, PROPRIO
    NELLA GIORNATA DI FERRAGOSTO 2011 RAGGIUNGE I 100MILA CONTATTI DEI NOSTRI LETTORI. UN TRAGUARDO CHE CI GRATIFICA PER L'OTTIMO LAVORO SIN QUI RAGGIUNTO...E CHE CONTINUEREMO A MANTENERE INTEGRO E CON QUALCHE MIGLIORIA
    GRAFICA.
                
            Un sincero grazie a tutti coloro che ci hanno seguito sinora, unitamente ad un buon

                                                       Ferragosto
    ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

    Bocconi, in alta valle del Montone, ha fatto il pieno di turisti

    a ferragosto

    Bocconi. - (Ic.)La piccola località collinare del comune di Portico di
    Romagna, ha fatto il pieno di turisti
    e buongustai della cucina tosco-Romagnola. Alle ore 12 tutti i tavoli
    sotto la grande tenda della piazza centrale erano al completo, come
    quelli del vicino ristorante.
    la proloco aveva creato un pranzo a tema per questa festività, che
    forse sparirà col prossimo anno dal calendario. resta però la bontà di
    questa cucina più toscana che romagnola, dove sono sfilati tanti
    piatti di specialità del posto, annaffiate dagli ottimi vini locali e
    di vallata. Tutto il pranzo è stato allietato dalle musiche del "Duo
    Dinamico" Fabio e Giovanni,che si sono espressi in un repertorio
    applauditissimo.
    A fine pranzo premiazione a sorpresa per tutti coloro che
    volontariamente prestano servizio in questa associazione locale: dalla
    segretaria alle cuoche,cameriere eletrricista,adetto alle p.r, fino
    agli operai che hanno curato lo stand. Un vero boom di presenze,
    considerato che Dovadola, Rocca San Casciano e Portico ,San Benedetto,
    non avevano alcuna manifestazione in atto per questa giornata festiva.
    premiazione  proloco bocconi.JPG





    E' STATA UN VERO SUCCESSO LA SECONDA EDIZIONE DEL "TREBB DA GIANE' A CASANOVA " VOLUTA DAL CENTRO OPERATIVO AUSER VOLONTARIATO ONLUS DI ROCCA SAN CASCIANO,SVOLTO INEL POMERIGGIO DI SABATO 13 AGOSTO.
    NUMEROSI I PRESNTI GIUNTI DALLE DIVERSE LOCALITA' ROMAGNOLE
    OLTRE AD UN GRUPPETTTO PROVENIENTE DALLA VICINA TOSCANA.

    GIANE' CANGINI HA FATTO GLI ONORI DI CASA, ILLUSTRANDO AI  PRESENTI LE SUE ULTIME REALIZZAZIONI SCULTOREE INTITOLATE  "DAL MONTONE AL GANGE...DUE FIUMI SACRI A SUO MODO DI VEDERE.
    I DUE PAGLIAI COSTRUITI CON TANTE PICCOLE PIETRE E CEMENTO, STANNO A RAPPRESENTARE IL RIONE MERCATO E QUELLO DEL BORGO, ATTRAVERSATI E DIVISI DA QUEL,"FIUME SACRO A SUO DIRE PER I FALO IN ONORE A SAN GIUSEPPE" ,UN  FIUME VIRTUALE RAPPRESENTATO APPUNTO DA UN TAPPETO BLU CHE STA A SIGNIFICARE  IL MONTONE,
    DA QUI SI SCENDE IN ASIA DOVE IN QUEL LONTANO ORIENTE TROVIAMO COSTRUITE CINQUE PAGODE,DAI COLORI VIVACISSIMI DELLE LORO CUSPIDI
    .
    LA PITTRICE MARIA ANTONIETTA BERTACCINI, CHE HA CURATO L'ASPETTO PITTORICO DI QUESTI MANUFATTI, HA LETTO UNA SUA INEDITA POESIA DEDICATA PER L'OCCASIONE ALL'AMICO GIANE',CHE ABBIAMO VISTO MOLTO COMMOSSO DURANTE LA LETTURA DI QUESTI VERSI.
    E' STATA LA VOLTA DI DOMENICO CAPPELLI, (ZAMBLON) CHE HA LETTO VERSI DEDICATI A ROCCHIGIANI ILLUSTRI E RESI FAMOSI PER LA SUA UMILTA'.
    NE E' SEGUITO IL DEBUTTO DI UNA POETESSA NAPOLETANA,MARIA DEL GALDO E DI UNA SCRITTRICE DEL LUOGO, TAMARA GHETTI, CHE HAN DATO LETTURA DI ALCUNI VERSI BREVI,MA DENSI DI SIGNIFICATO UMANO E DI UN RACCONTO ISPIRATO ALLA TREBBIATURA.ENTRAMBE MOLTO BRAVE, SE PUR LIEVEMENTE EMOZIONATE.
    PRESENTI ANCHE ILSINDACO DI ROCCA TASSINARI ROSARIA ED IL PRESIDENTE DI PROLOCO PIER LUIGI ROSSI.
    LA MANIFESTAZIONE SI E' CONCLUSA CON LO SCOPRIMENTO INAUGURALE DI UN OBELISCO LA CUI CIMA OVALE E' STATA DIPINTA CON MOTIVI DELLA NOSTRA CAMPAGNA, DALLA PITTRICE BERTACCINI,  CHE ASSIEME AL SINDACO TASSINARI, HANNO TOLTO IL DRAPPO ROSSO, TRA I TANTI APPLAUSI DEI PRESENTI.
    (iC.)

                            

    come arrivare : Casanova tipico per la sua ciminiera forata da granata dell'ultima Guerra, si trova ad 1 Km. a sud di Rocca San Casciano sulla ss. 67 in direzione  Portico di Romagna
    Info:telefax 0543-950139    /mail:auserrocca09@gmail.com

    DOMENICO CAPPELLI    ...E NOSTRE ZAMBLON, CI PROPONE UNA SUA CHICCA SU GIANE'

    Da Gianèn (15)

    Museo Gianè a Casanova (Rocca San Casciano)



    L'albero delle padelle


    Stu vè vers Porg, quand tu sé a Casanova,
    fermet on atim, va a trovè Gianèn,
    guerda s'al cumbinè tra mez ai spen,
    zènt pirochi, con fazi, fong e ova.

    Ogni baston, ogni radisa o drova,
    oi fà guentè on serpent od on uslen,
    ona zacla, on cunij, on toparen,
    a tot on nom ed on emster oi trova.

    o jè on museo co ni manca gnent,
    o jè perfena l'elbre del padèli,
    o jè Gianèn che l'è sempre content.

    Ot pè d'res on bordel drenta gl'angueli,
    el sgrezi tut li scord per on moment,
    Gianèn l'è dolz, piò dolz del carameli.

    Traduzione:

    Se vai a Portico, giunto a Casanova,
    fermati un attimo, Gianè vai a trovare,
    là, tra gli spini ha saputo creare
    cento aguglie con facce, funghi e uova.

    Ogni bastone, ogni radice nuova
    la trasforma in serpente, in uccellino,
    un'anatra, un coniglio, un topolino,
    a tutti un nome ed un mestiere trova.

    C'è un museo che non gli manca niente,
    c'è persino l'albero di padelle,
    e c'è Gianè, che è sempre sorridente.

    Ti senti un bambin nelle novelle,
    i guai li puoi scordar per un istante,
    dolce Gianèn come le caramelle.

    SICILIA...AVANTI TUTTA !!!!!!

    Quattromila euro mensili erogati ai parlamentari per l’assistente senza alcun controllo. Così il consigliere diventa il portaborse











    www.siciliainformazioni.com

    E’ stato il cinema di Nanni Moretti a fare dell’assistente del deputato “il portaborse”, uno sbrigafaccende astuto e servizievole, senza arte né parte, oppure il parlamento, i deputati nazionali e regionali, ed i senatori, interessati ad avere un maggiordomo a basso costo piuttosto che un diligente consigliere?

    La risposta può essere suggerita da alcune informazioni di base sulla natura del rapporto che si instaura fra il parlamentare ed il suo assistente-portaborse. La figura professionale del consigliere o assistente è stata devastata e svilita da una immagine denigratoria e da una consuetudine al servilismo. Che è stata fortemente incoraggiata dai criteri di assunzione dei “portaborse”.

    Fra il parlamentare e l’assistente non si instaura assai spesso alcun rapporto di lavoro, nemmeno a livello precario. Le ragioni sono inequivocabili: Camera, Senato, Assemblea regionale siciliana e altre amministrazioni, assegnano gli emolumenti – 4000 euro circa – ai singoli parlamentari, che non hanno alcun obbligo di rendicontazione e possono fare ciò che vogliono della somma concessa a titolo di rimborso per la retribuzione dell’assistente.



    I parlamentari, dunque, utilizzano le risorse come meglio credono. Generalmente pagano il segretario, l’autista, l’addetto stampa. Il più delle volte l’emolumento non corrisponde alla somma concessa, nella quasi totalità dei casi, difficilmente viene instaurato un regolare rapporto di lavoro, regolato dalle norme vigenti. In ogni caso le amministrazioni che elargiscono i rimborsi non hanno alcun compito di vigilare sulla correttezza dell’uso delle risorse.

    Qualche mese fa il senatore Francesco Pardi, Pdl, presentò a Palazzo Madama un ordine del giorno con il quale veniva chiesto di affidare alla gestione del Senato il pagamento degli assistenti e di erogare le somme spettanti dopo una verifica delle pezze d’appoggio. Una autentica rivoluzione, difatti l’ordine del giorno venne bocciato a maggioranza.

    La questione non è stata sollevata da alcuno, a parte Pardi, a Roma e Palermo, ed è probabile che le cose siano destinate a rimanere come sono. Eppure si tratta di un grosso problema. Le assemblee legislative, che regolano con le loro leggi, i rapporti di lavoro, dovrebbero costituire modelli di comportamento, e invece sembrano incoraggiare il lavoro nero e il precariato quando va bene. E non solo: viene tradita la ragione dell’introduzione della figura professionale.

    I parlamentari hanno bisogno di un assistente che li aiuti a fare il loro lavoro, che richiede conoscenze e competenze di buon livello. La rinuncia a dotarsi di una figura professionale idonea per utilizzare diversamente i rimborsi, non è senza conseguenze. L’attività parlamentare subisce un danno evidente.

    Ci sono costi della politica non quantificabili né monetizzabili. È il caso dei rimborsi ai “portaborse” concessi senza controllo perché rimangano una voce camuffata dell’indennità.





    IL CORS...IVO

    lA CRISI ECONOMICO-FINANZIARIA che ci sta travagliando,comincia a raggiungere livelli preoccupanti.

    Ricordate la Grecia qualche mese fa ? Eppure noi nella indifferenza collettiva, siamo agli stessi valori.

    La prova viene data dal forte acquisto dei nostri titoli di Stato dalle maggiori potenze europee: Germania e Francia che proprio in queste ore tramite le loro banche cercano di farne incetta.In sostanza il nostro Paese è di fatto "commissariato" dai cugini d'oltralpe.

    A questo punto Bersani, deve usare più chiarezza e meno bizantinismi e la stessa Camusso deve dare prova che il maggior sindacato italiano da lei diretto esiste ancora.

    Lavoratori precari, disoccupati, cassintegrati e pensionati,

    attendono solo un segnale da costoro, augurandoci che arrivi il più presto possibile.

    Ora il nostro Paese è alla deriva ed in mano alla pura speculazione ; esempio tipico ne sono i prezzi dei carburanti, che mentre in tutta Europa calano per effetto del calo del grezzo, qui da noi invece sta succedendo il contrario. Agire quindi tutti in fretta e con chi ci sta, rinunciando anche alle vacanze parlamentari, poichè il paese non può più attendere.

    (Ic.)


    A FERRAGOSTO COME SEMPRE SI SPECULASULLA BENZINA

    Benzina, stangata da 100 milioni
    Romani: "Il prezzo deve scendere"

    Denuncia del Codacons: "Il mancato ribasso dei carburanti per questo periodo è un vero e proprio aggiotaggio da parte delle compagnie petrolifere". Il ministro dello Sviluppo economico: "Ridurre subito i prezzi alle pompe".....speriamo che ci creda qualcuno

    Il prezzo della benzina deve calare immediatamente. Lo dicono da giorni le associazioni dei consumatori, con il Codacons che stima in 100 milioni la stangata di Ferragosto per il mancato adeguamento dei distributori al crollo delle quotazioni del petrolio. E lo dice anche il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che definisce "inaccettabile" il ritardo delle compagnie nell'aggiustare i prezzi al ribasso. Il greggio, infatti, ha visto crollare le quotazioni internazionali che ieri sono scese sotto la soglia degli 80 dollari al barile, per poi risalire leggermente. La benzina avrebbe dovuto seguire diminuendo, secondo la stima di Federconsumatori e Adusbef, di almeno 14 centesimi, ma il calo reale dovrebbe essere molto maggiore

    Un taglio di questo tipo avrebbe compensato oltre metà degli aumenti dell'ultimo anno, che secondo le ultime stime della Coldiretti Lombardia, ammontano a circa 20 centesimi al litro e pesano tra i 210 e i 230 euro l'anno ad automobilista. Questo salasso ha spinto il Codacons a chiedere a oltre cento Procure il sequestro dei depositi dei grossisti e delle pompe di benzina per supposto aggiotaggio.

    Vediamo se il monito del ministro Romani ha effetti immediati , resta inteso che il Governo da subito deve fare qualcosa, anche riducendo le arcaiche accise.

    Intanto vi proponiamo i prezzi di benzina e gasolio ad una pompa in Slovenja.

    GASOLIO  AL LITRO  €. 1,205


    BENZINA VERDE 95 OTTANI   AL LITRO  €.     1,215

    BENZINA PREMIUM  98 OTTANI               €.     1,245

    ..E la crisi passa anche attraverso la Slovenija



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    4 agosto 2011

    A ROCCA SE CERCHI UN BAGNO,DIVIENE PER TUTTI UN AFFANNO, A MENO CHE NON SI RIPIEGHI VERSO I BAR CITTADINI

    Che immagine fasulla e se vogliamo sfuocata si è data di Rocca San Casciano,in un articolo apparso oggi su un quotidiano regionale e sul relativo portale online. Un gruppetto di cineasti avrebbe visitato gli angoli più remoti della cittadina e dei suoi dintorni, commentandoli come obiettivi per un turismo primario e da sfruttare.Pure follie, basti pensare che lo storico e ultrasecolare sentiero che passa e porta al Castellaccio ,è invaso da una frana e da rovi che ne interrompono in piu' punti il percorso.Anni fa di questo sentiero abbandonato, se ne interessò anche il quotidiano la Repubblica, in quanto tale sentiero fu percorso pare dalle truppe napoleoniche, durante le loro scorrerie nella Romagna - Toscana e successivamente dalla Resistenza partigiana. Ma l'aspetto più ridicolo è che la cittadina del Montone è priva di bagni pubblici, per cui ogni "bisogno fisiologico", va soddisfatto nei bar della principale piazza o dei borghi cittadini. Questo non è stato detto ai giovani cineasti romani ed americani, un po' come il nascondere la proprioa monnezza sotto il tappeto della sala da pranzo.
    In compenso c'è un rimedio per tutto ciò:far suonare nel palco della grande piazza un noto complesso
    di musica rock, ma questo penso a loro insaputa.
    (Padre Cirillo da Bisanzio)

    Miss Padania Marina di Ravenna,eletta l'altra sera alla Festa della Lega Nord Romagna.





    LETTO SUI GIORNALI...


    In Italia
    La casta rinuncia a una settimana di ferie
    Alla Camera rientro il 6 settembre

    Il Senato riapre il 7. L'accorciamento dopo le polemiche
    per il lungo stop. Fini: se serve ci riuniamo anche a Ferragosto

    Gianfranco FiniROMA - L'ondata di proteste per la scandalosa decisione di chiudere per oltre un mese ha costretto la Camera a ritoccare il calendario delle ferie. L'aula di Montecitorio anticiperà così la riapertura dopo le vacanze estive,...

    QUANDO IL GRANDE CAPITALE UCCIDE LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI E CRISTIANESIMO



    Bisogna ammettere che le misure assunte dai Paesi occidentali subito dopo la seconda guerra mondiale hanno retto molto bene almeno per un ventennio. Bretton Woods ha permesso di stabilire il valore costante di ogni valuta; la NATO ha agito come forza di dissuasione e le Nazioni Unite hanno visto rapidamente aumentare i Paesi membri e sono riuscite ad intervenire in diverse operazioni importanti come la ricollocazione di milioni di rifugiati in seguito alla guerra fredda. L’economia è cresciuta costantemente e non si sono registrate gravi tensioni sui mercati dei cambi.

    E’ andato meno bene nelle relazioni esterne degli USA che hanno dovuto affrontare la guerra fredda negli anni ’50 e la guerra del Viet-Nam negli anni ’60. Si è sfiorata la guerra tra gli USA e l’Unione Sovietica in occasione della crisi cubana alla baia dei Porci. Se si escludono delle guerre locali, possiamo affermare che siamo riusciti comunque a vivere in pace.



    Sul piano sociale, all’interno degli Stati occidentali si è posto fine alle dittature residue e si sono affrontate le questioni relative a vere o presunte ingiustizie e alla domanda di una migliore qualità dei servizi - scolastico, pensionistico e della salute – offerti ai cittadini. Non sono mancate delle rivolte sociali tra cui ricordiamo quella stdentesca ed operaia del ’68. Gli USA, a differenza dell’Europa, ha riservato molto meno attenzione ai servizi sociali.

    Sul piano finanziario, la situazione è più complessa ma cerchiamo di chiarirla in maniera semplice senza distorcere la realtà. Essendo tutte le valute legate al dollaro, gli Stati Uniti si sono di fatto costituiti come una sorta di banca di tutto il mondo vincolata per accordo a cambiare il suo biglietto verde ad un valore prestabilito nella logica di Bretton Woods. La domanda che molti si ponevano già all’inizio degli anni 60 era la seguente: ‘Se tutti i possessori di dollari decidessero di chiedere il rimborso in oro dei biglietti verdi, gli USA sarebbero in grado di onorare l’impegno sottoscritto a Bretton Woods?’ E la risposta lapalissiana era: ASSOLUTAMENTE NO soprattutto a causa delle incenti spese militari, degli aiuti finanziari estere, del turismo, degli investimenti privati delle multinazionali americane... Tutte spese che creavano enormi disavanzi della banca federale americana.

    Alla fine degli anni ’60 gli USA registrano un disavanzo della bilancia commerciale di 6 miliardi di dollari e le banche centrali straniere detengono riserve in dollari per 36 mila miliardi, pari a tre volte il patrimonio aureo americano. Era quindi evidente che gli USA non avrebbero onorato i loro impegni e Richard Nixon, nel 1971 decide di conseguenza la non convertibilità aurea del dollaro. In un certo senso è come se gli USA avessero finanziato le loro imprese e i loro acquisti stampando carta valuta! In più gli Usa riducono il loro debito svalutando il dollaro e danno inizio alla sua fluttuazione sui mercati internazionali.

    Ciò comporta anche la fine del controllo della finanza da parte degli Stati nazionali e l’inizio della supremazia dei mercati finanziari che da ora in poi saranno i veri signori della ricchezza e dei capitali mondiali. Potranno convogliare loro il denaro in cerca di investimenti e decidere come ripagarlo e manovrarlo per trarne maggiore profitto. Le Società finanziarie in un certo senso diventano più importanti degli stessi Stati nazionali in tema di finanza.

    Il motto di quegli anni era: MENO STATO PIU’ MERCATO!!!

    Così da un capitalismo nazionale, si passa ad un capitalismo finanziario-industriale mondiale in cui le borse e le società finanziarie operano a livello planetario obbedendo alle sole regole del mercato. Sono così nati dei megasistemi mondiali finanziari-industriali operanti in tutti i settori e capaci di imporre le loro regole e i loro appetiti agli stessi Stati nazionali soprattutto a quelli piccoli e in difficoltà.

    Negli anni ’70 assistiamo alla nascita della Trilaterale: una stretta collaborazione dei maggiori gruppi americani, Europei e Giapponesi che produce grandi concentrazioni di capitali e la firma di accordi di collaborazione internazionale che riducono ogni giorno di più il numero dei grandi gruppi e ne aumenta a dismisura la capacità di pressione sui Governi e sugli Stati, aiutati dal Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale che suggerisce a tuti i Paesi che dice di aiutare, di privatizzare le risorse e le imprese che così possono passare sotto il controllo della grande finanza mondiale della Trilaterale ew americana in particolare.

    Naturalmente il crollo del blocco sovietico all’inizio degli anni ’90 permetterà a questi gruppi di estendere il loro potere a livello planetario senza alcuna regolamentazione economica e finanziaria.

    Si determina così un trasferimento di poteri dagli Stati Nazionali alle grandi concentrazioni economiche e finanziarie capaci ormai di dettare le linee generali degli Stati, inclusi gli Stati Uniti, come possiamo vedere in questi giorni.

    E’ bene ricordare il ruolo delle telecomunicazioni orami diffuse a livello planetario e che rendono più agevole l’azione dei grandi gruppi ricordati il cui simbolo operativo può essere considerato il WTO: la World Trade Organization a cui si assegna la responsabilità di governare il mercato liberalizzato e deregolamentato. In questo modo si assesta un altro colpo mortale al potere e al controllo degli Stati nazionali declassati a seconda categoria. Sono ormai loro – le grandi società finanziarie - a decidere le sorti del mondo.

    Non c’è quindi da meravigliarsi se questi gruppi - in cui si racchiude la maggiore ricchezza mondiale, ormai privi di controllo- mettano in circuito i titoli tossici, i derivati e quei prestiti ad altissimo rischio che creeranno la bolla speculativa del 2008 e il crollo del mercato mondiale con tutte le conseguenze che stiamo pagando ancora oggi tutti noi. Ma ciò che è più deleterio e scandaloso è che i Paesi occidentali e gli stessi Stati Uniti non sono riusciti a imporre una riforma radicale del sistema che ponesse fine a questa autentica barbarica DITTATURA DEL CAPITALE che ha distrutto di fatto le cosiddette DEMOCRAZIE OCCIDENTALI e la stessa etica del cristianesimo, caro Max Weber!

    E la conseguenza più ecclatante è sotto gli occhi di tutti: questi gruppi controllano ormai persino il Congresso degli Stati Uniti e vorrebbero definitivamente uccidere, almeno politicamente, il Presidente di quello Stato che li ha nutriti e che ha rappresentato al tempo stesso il baluardo delle libertà e della democrazia. Hanno chiesto e ottenuto di essere loro ricchissimi esentati dalle imposte e far pagare il costo della organizzazione sociale ai poveri e agli indifesi. E l’hanno ottenuto!

    Ma questa non è l’America che conosciamo e che vogliamo e tanto meno è il mondo per il quale ci siamo battuti tutta una vita nella speranza di lasciare una realtà migliore ai nostri figli.

    Dobbiamo ammetterlo: è la nascita della nuova barbarie che noi occidentali, cristiani e figli della Rivoluzione francese non possiamo in nessun modo accettare.

    Il Tè dei tea.party è un tè avvelenato. Anche noi, come gli antichi coloni americani, rovesceremo il loro battello boicottando ogni prodotto finanziario figio di questa logica e di questo potere.

    Riappropriamoci dei grandi valori e dichiariamo morto questo tipo di mercato e di capitalismo assolutamente disumano e barbarico. E’ un dovere morale, l’unico comportamento che potrà salvare noi stessi e i nostri figli.

    Allons enfants de la Patrie....

    (CONTRTIBUTO di italiainformazioni)

    )



    Ancora  non esisteva Berlusconi, ma la Dc si !!

    Rocca, in attesa delle elezioni politiche del 18 aprile 1948,aveva
    paura di una forte avanzata in paese dell'allora Pci (partito
    comunista italiano)  . Ci pensarono bene due signore cattolicissime
    del luogo: Enrichetta  e Ida , componenti dell'allora
    comitato civico cittadino, finanziato dal Vaticano e dall'Usis(una
    aggregazione degli Stati Uniti, operante in Italia, )creata per sconfiggere
    il Partito Comunista in forte avanzata, che col Partito Socialista di Nenni,
    costituiva il fronte democratico e Popolare.

    Queste due signore escogitarono una storia, dove si affermava che la
    statua della Madonna in marmo, posta a metà della torre civica (E
    Campanò) muoveva il capo e lacrimava per la incombente avanzata dei socialcomunisti suscitando la curiosità di quei
    cittadini anziani e fortemente credenti, che stavano ore ed ore a
    vedere se tutto corrispondeva al vero.
    Lo scopo era quello di convincere la gente a non votare Pci- Un
    fenomeno questo, delle madonne piangenti diffuso un po' in tutta
    Italia.Una bufala sicuramente quella escogitata dalle due signore che
    tuttavia oittenne lo scopo prefisso: anche a Rocca ,come nel resto
    d'Italia il Pci non vinse e la Dc assunse il potere
    governativo.(Icap.)

    la madona de Campanò.jpg

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    14 luglio 2011

    PRESIDENTE NAPOLITANO, UN ESEMPIO DA IMITARE.......ROCCA ESTATE E LA SUA TRADIZIONALE OSPITALITA'

    http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/9242/Fioreria%20Mimosa%20Rocca.jpg
    continua
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    11 luglio 2011

    SE NON SI TROVANO RIMEDI EFFICACI ED IN TEMPI BREVI, L'ITALIA AFFONDERA' COME IL TITANIC!!!!------A Santa Sofia, in alta Romagna, domina la paura per il perdurare di scosse sismiche.

    Il Titanic-Italia verso
    la tempesta perfetta

    Alla fine ce l’hanno fatta! I capitani coraggiosi che per quasi vent’anni si sono alternati alla guida del Paese sono finalmente riusciti a portarci a un passo dalla tempesta perfetta. Ancora un piccolo sforzo e, forse già lunedì mattina con la riapertura delle borse, la nave Italia si trasformerà in un Titanic dal destino quasi ineluttabile.

    Una menzione speciale va perciò al premier Silvio Berlusconi, che proprio oggi ha visto riconoscere da una sentenza civile di appello, ciò che tutti sapevano, ma che quasi tutti facevano finta di non vedere.

    Lo straordinario imprenditore che dal niente è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta deve buona parte delle sue fortune alle tangenti. E se adesso si riparla di quelle versate dall’avvocato Cesare Previti ai giudici di Roma in modo che il suo cliente e amico potesse impadronirsi della Mondadori, scippandola a Carlo De Benedetti, bisogna ricordare che l’elenco delle mazzette Fininvest è ben più corposo.

    Ci sono quelle allungate dall’ex manager e attuale parlamentare Salvatore Sciascia per addolcire gli accertamenti della Guardia di Finanza. Ci sono quelle, da molti miliardi di lire, bonificate estero su estero a Bettino Craxi. E c’è quella da 600.000 dollari intascata dal legale inglese David Millsper dire il falso e salvare Berlusconi dalle condanne penali.

    Una lista impressionante (e incompleta) utile per comprendere ciò che è accaduto, e sta accadendo, all’Italia. Berlusconi, il leader del centrodestra che ora piange falsamente miseria e protesta assieme a quasi tutto il suo partito, ha selezionato una classe dirigente fatta a sua immagine e somiglianza. Un gruppo di figuri bravi soprattutto ad arricchirsi e spingere tutti gli altri (noi) verso il baratro.

    Mentre il presidente del Consiglio viene condannato a sborsare mezzo miliardo di euro come risarcimento per la rapina perpetrata sulla Mondadori, nel suo governo e nella sua maggioranza siedono frotte di pregiudicati, di imputati, di prescritti e di ladri di varia specie. Venerdì il responsabile dell’Agricoltura, Saverio Romano, nominato ministro nonostante le indagini in corso, si è ritrovato imputato per fatti di mafia. Il giorno prima Marco Milanese, il braccio destro del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, aveva ( con poca sorpresa) scoperto di esseredestinatario di una richiesta di arresto per tangenti e associazione per delinquere.

    Tremonti, che gli aveva di fatto delegato il compito di tenere i rapporti con la Guardia di Finanza e quello di sovrintendere alle nomine nelle società partecipate dal Tesoro, lo aveva mantenuto al suo posto sebbene sapesse da sei mesi di cosa era accusato. Il fatto poi che il responsabile dell’Economia abitasse in una casa pagata da Milanese 8.500 euro al mese e che la sua portavoce fosse la compagna dello stesso Milanese, deve spingere a una riflessione: o Tremonti è un uomo poco intelligente incapace di scegliersi i collaboratori (e perciò non può continuare a fare il ministro) o ha qualcosa da nascondere.

    Continuare a far finta che questo quadro – al quale vanno aggiunte le storie dei vari Fitto, Berrutie compagnia cantante – non c’entri con la rincorsa che il Paese sta facendo per raggiungere la Grecia, é da stupidi. Prendersela con i cosiddetti mercati, maledire gli speculatori, è da ipocriti.

    In tempi di crisi economica la credibilità delle classi dirigenti è fondamentale. Sostenere che gente del genere possa mettere la faccia su una manovra economica in grado di rassicure gli investitori esteri e di ristabilire un po’ di giustizia sociale in Italia, è da incoscienti.

    Certo, inutile nasconderlo, anche guardando dall’altra parte, nelle file della cosiddetta opposizione, spesso c’è poco da stare allegri. Quella che stiamo vivendo è una crisi di sistema. Del nostro sistema politico di cui Berlusconi è solo il piu visibile, ma non unico, campione.

    La lettura dei giornali ci fa intuire come l’Italia sia a un passo dallo scoperchiare una nuova tangentopoli. Le varie fondazioni di cui si sono dotati molti sedicenti leader a partire dagli anni Novanta si stanno rivelando semplicemente degli schermi per tentare di nascondere, in maniera formalmente legale, finanziamenti di dubbia provenienza e, forse, vere e proprie tangenti. Lo insegnano sia il caso Pronzato, il responsabile dei trasporti aerei del Pd, che incassava denaro da imprenditori interessati a ottenere rotte dall’Enac, sia il caso Milanese.

    Il parallelismo tra le due vicende è evidente. Chi, secondo l’accusa, pagava Pronzato versava anche soldi – con finanziamenti registrati, ma non pubblici – alla fondazione Italiani Europei che fa capo aMassimo D’Alema. Chi invece dava barche sottocosto a Milanese per ottenere nomine all’Enav foraggiava pure la Fondazione Casa delle Libertà.

    Se si tiene conto che le fondazioni sono decine e decine e che in qualche caso alla testa di esse si trovano personaggi già condannati in Mani Pulite o coinvolti in altre indagini sulla pubblica amministrazione, ecco che il sospetto di trovarsi davanti a un metodo di sottogoverno diventa fortissimo. Anche perché i nomi dei finanziatori delle fondazioni vengono mantenuti riservati, invocando senza imbarazzo alcuno (lo ha fatto proprio D’Alema) le leggi sulla privacy.

    E’ il lato oscuro della Casta. E’ il non detto di un’oligarchia inefficiente e costosa che a volte si palesa votando contro l’abolizione delle provincie (o astenendosi). E altre volte si mostra approvando leggi finanziarie che colpiscono solo i piccoli risparmiatori e rimandano di anni ogni riduzione dei costi della politica.

    Imprecare, disperarsi, tentare di raggiungere in massa le scialuppe di salvataggio del Titanic-Italia, però, non serve. La tempesta è brutta, è vero. Ma fortunatamente non è ancora perfetta. Meglio che i passeggeri comincino a spiegare con calma a tutti che cosa sta accadendo. E che si organizzino per cambiare ciurma e comandante. Invertire la rotta ancora si può, lo dimostra quello che è successo a Napoli e Milano. Ma bisogna farlo in fretta. Prima che sia troppo tardi.
    ( FONTE: ILFATTO Q.)


    PAURA DA TERREMOTO  IN ALTA

    ROMAGNA


    Sciame sismico sull’Appennino forlivese
    Sono due mesi che la terra trema

    Sono state registrate novecento scosse dall'inizio dell'anno. Ieri è stato necessario evacuare un ospedale. La protezione civile allertata, ma gli esperti dicono: "Gli eventi non sono mai prevedibili"

    Torna a tremare la terra dell’Appennino forlivese, torna la paura e torna pure qualche polemica.

    Dopo le scosse di un paio di mesi fa, la provincia romagnola di Forlì-Cesena è stata interessata, a partire dal tardo pomeriggio di ieri, da una sequenza di scosse sismiche che nei sismografi dell’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno raggiunto una magnitudo di 4,0 e una magnitudo di 3,9 rispettivamente alle 8.53 e alle 9.15 di questa mattina. L’epicentro, con profondità pari a 7,8 chilometri per la prima scossa e 7,4 chilometri per la seconda, è stato registrato nei territori comunali di Santa Sofia e Galeata, in piena Valle del Bidente.
    Le autorità hanno imposto l’evacuazione dell’ospedale “Nefetti” di Santa Sofia: una ventina di pazienti sono rientrati nella struttura al termine dei sopralluoghi, quelli più gravi sono stati trasferiti nei nosocomi limitrofi. Nel frattempo, restano bollenti i centralini dei Vigili del fuoco. Da maggio a questa parte nel territorio si sono registrate complessivamente un centinaio di scosse con magnitudo superiore a 2,0. Senza dimenticare che, otto anni fa, nel gennaio 2003, proprio a Santa Sofia si registrò un sisma di magnitudo 4,29 che provocò diversi danni agli edifici (diverse le case lasciate dai residenti) ma nessuna vittima.
    Al momento non si segnalano danni a persone o cose”, conferma la Regione Emilia-Romagna con riferimento agli eventi delle ultime ore. L’agenzia regionale della Protezione civile riporta che “le scosse hanno provocato solo molta paura tra la popolazione”, trattandosi appunto di eventi sismici superficiali con profondità inferiore ai 10 chilometri. Sono stati attivati i Centri operativi comunali (Coc) di Protezione civile nei Comuni di Santa Sofia e Galeata, mentre una squadra del Servizio tecnico di bacino di Forlì-Cesena è al lavoro per valutare la situazione di agibilità degli edifici dal punto di vista strutturale.
    In effetti, all’interno dell’ospedale di Santa Sofia si è vista qualche crepa: “Tenuto conto che si tratta di un edificio di recente costruzione, in cemento armato e recentemente sottoposto a miglioramento sismico, si è rassicurata la direzione sanitaria dell’azienda Asl di Forlì-Cesena circa l’idoneità della struttura a svolgere le funzioni sanitarie previste e mantenere i ricoverati nei reparti”, precisa la Regione.
    La stessa agenzia regionale sta monitorando la situazione in raccordo con il dipartimento nazionale di Protezione civile, la direzione regionale dei Vigili del fuoco, la Prefettura, la Provincia di Forlì-Cesena e i Comuni interessati.

    Il direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile, Demetrio Egidi, d’intesa con il prefetto di Forlì-Cesena, Angelo Trovato, e la Provincia, ha attivato lo stato di attenzione per rischio sismico, inviando ai Comuni di Santa Sofia, Galeata, Premilcuore, Bagno di Romagna e agli altri enti-strutture interessate dagli eventi sismici una nota con le azioni da seguire previste nella pianificazione locale e provinciale di emergenza ai sensi del protocollo di intesa regionale siglato nel 2004, contenente norme di comportamento per i cittadini.
    In particolare, si stanno verificando sul territorio interessato dal terremoto la disponibilità e l’operatività delle strutture per la prima assistenza con l’obiettivo di assicurare la pronta reperibilità delle strutture comunali garantendo, al contempo, un’informazione puntuale ai cittadini.
    Proprio sul fronte trasparenza si fa sentire il consigliere regionale del Pdl forlivese, Luca Bartolini, che chiede un monitoraggio sugli edifici a rischio, ma anche di allestire subito una tendopoli a Santa Sofia per accogliere le richieste di quei cittadini che, per ora, non vogliono rientrare nelle proprie dimore. “Lo sciame sismico che si è abbattuto nell’alta Val Bidente sta portando grande preoccupazione tra la popolazione. C’è chi, memore del terremoto del 2003, ha paura di passare la notte nella propria abitazione. Per questo credo che la Protezione civile, di concerto con gli enti locali, la Prefettura e le forze dell’ordine, debba innanzitutto informare la gente su come comportarsi e dove rivolgersi, visto che nel piazzale di prima accoglienza Karl Marx di Santa Sofia, contrariamente a Galeata, non c’è né un tendone né una cucina da campo”, scandisce il consigliere regionale. Bartolini chiede dunque di “allestire subito qualche struttura mobile (tenda o container) per garantire un posto sicuro a chi volesse dormire fuori casa. Siamo vicini agli abitanti di Santa Sofia e dintorni, capiamo bene che queste sono ore di tensione”.

    In definitiva, il consigliere regionale ricorda che “gli amministratori pubblici devono fare tutto il possibile per garantire, compatibilmente con queste scosse sismiche, la massima serenità ai cittadini: per sollecitare interventi ho presentato un’interrogazione urgente in Regione. Visto che un evento sismico ha raggiunto il quarto grado della scala Richter bisognerebbe partire anche con un monitoraggio degli edifici sensibili”.
    Intanto, il presidente della Provincia di Forlì-Cesena, Massimo Bulbi, e il vice-presidente con delega alla Protezione civile, Guglielmo Russo, questa mattina, al termine di una breve seduta della Giunta provinciale, si sono recati a Santa Sofia per controllare di persona la situazione. In contatto con l’agenzia regionale della Protezione Civile, Bulbi e Russo hanno incontrato il sindaco di Santa Sofia, Flavio Foietta. Tutti si sono inoltrati in sopralluoghi sia in municipio sia alla casa di riposo San Vincenzo De’ Paoli. Al momento non sono segnalati danni strutturali alle strutture pubbliche. Bulbi e Russo si dicono “in costante contatto” con i tecnici dell’ufficio provinciale di Protezione civile presenti sul posto e con gli amministratori comunali.



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     Morto il figlio di Palmiro Togliatti

    Era ricoverato a Modena



    Èmorto il figlio di Palmiro Togliatti, Aldo. Avrebbe compiuto 86 anni il 29 luglio. Il decesso è avvenuto sabato scorso a Modena, dove era ricoverato da tempo, ma la famiglia ha diffuso la notizia soltanto oggi a funerali avvenuti.

    Aldo Togliatti nasce a Roma, ma gran parte della sua infanzia e della sua adolescenza la trascorre in Unione Sovietica, in un collegio del partito comunista. È lì che si diploma in ingegneria prima di far ritorno in Italia. Ma ben presto i segni della sua malattia, legata a un disagio di natura psichiatrica, si fanno sentire e condizionano la sua esistenza. Nel dopoguerra raggiunge la madre, Rita Montagnana a Torino e per alcuni anni lavora come dipendente alla Sip. Si iscrive al Politecnico per proseguire negli studi, un progetto però che non porta a termine. Con la morte della mamma, negli anni Ottanta, Aldo Togliatti si trasferisce a Modena dove, con l'aiuto dei compagni di partito, viene ricoverato a Villa Igea, costantemente accudito da un'assistente e dai cugini di Torino, uno dei quali, Manfredo Montagnana ne è stato il tutore fino all'ultimo giorno. I funerali si sono svolti stamattina in forma strettamente privata. Questa la volontà che Aldo Togliatti aveva espresso negli ultimi tempi, nei momenti di lucidità che ancora riusciva ad avere e che è stata fatta propria dalla famiglia.

    Aldo Togliatti era ricoverato all' ospedale privato accreditato Villa Igea di Modena dal settembre 1980. Lo ha ricordato la direzione sanitaria della struttura, che ha comunicato questa mattina il decesso «a esequie avvenute per espressa volontà dei familiari», con una breve nota diffusa tramite l'area comunicazione di Confindustria Modena.
    11 luglio 2011







    PER LA SERIE STORIE DI DELITTI VI PROPONIAMO

     QUELL'ATROCE DELITTO COMPIUTO
    A SANT'ALBERTO IN PROVINCIA DI RAVENNA NEL NOVEMBRE DEL 1978,nella ricostruzione fatta dal giornalista Nevio Galeati g.c.

    http://issuu.com/reclam_ravenna/docs/447_rd300611#download


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    21 giugno 2011

    LA SLOVENIA IL 25 GIUGNO 1991 HA LA SUA INDIPENDENZA DALLA JUGOSLAVIA.................NELLA CINA ROSSA ,QUELLA VOLUTA DA MAO, DILAGA SEMPRE PIU' LA CORRUZIONE

    La storia, 25 giugno 1991ita

    La storia, 25 giugno 1991

    Slovenia 1991

    25 giugno 1991, la Slovenia dichiara la propria indipendenza. Quel giorno Cesco, il protagonista del libro "Ritorno a Las Hurdes", di Franco Juri, preferì ai festeggiamenti un caffè in riva al mare. Pubblichiamo integralmente il capitolo che nel libro viene dedicato a quel fatidico giorno

    «Oggi ci è consentito sognare, domani nulla sarà più come prima». Che cosa avrà voluto dirci il poeta, si chiesero in molti ascoltando le parole premonitrici del presidente.

    Quel 25 giugno 1991 Cesco aveva preferito rimanere a casa, nella sua Capodistria, e gustarsi un buon caffè in riva al mare. L’invito alla celebrazione per la solenne proclamazione del nuovo Stato indipendente l’aveva trovato in un momento per lui poco idoneo a una qualsivoglia enfasi nazional-patriottica. E poi non aveva lo stomaco adatto per assistere a picchetti militari o ascoltare trionfali cantici alla Nazione e al suo sogno millenario. C’era, nel suo carattere, una costante tendenza a uscire da ciò che considerava il gregge, a impugnare, per partito preso, un anti-conformismo inflessibile che non guardava in faccia all’opportunità di una scelta. Era, come diceva Tanja, il suo innato talento a sciupare le grandi occasioni, anche quelle che su un vassoio d’argento gli offriva la Storia che lui stesso, nel suo piccolo, aveva contribuito a indirizzare su una certa strada perdendo ore, giorni, mesi, anni, rubati a un’esistenza che avrebbe potuto e dovuto essere meno distratta nei confronti di lei.

    L'indipendenza 

    In un referendum il 23 dicembre 1990, il 95% dei votanti si era pronunciato a favore dell'indipendenza della Slovenia. A seguito di questa decisione popolare, il 25 giugno 1991 il parlamento di Lubiana approvò la Carta costituzionale fondamentale, votata quasi all'unanimità, e dichiarò l'indipendenza della Repubblica di Slovenia.

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    Vai al dossier "Mi ricordo"

    Il libro 

    Ritorno a Las Hurdes, di Franco Juri, Infinito Edizioni, 2008

    Ritorno a Las Hurdes, di Franco Juri, Infinito Edizioni, 2008

    Vai allarecensione a firma di Paolo Rumiz di "Ritorno a Las Hurdes"

    Cesco, sin dalla fine degli Anni ‘70, si era adoperato, in prima persona e con appassionata militanza, assieme ad altri giovani intellettuali libertari, a favore della democratizzazione politica nella Federazione, per il rispetto dei diritti umani, di quelli delle minoranze, per la libertà d’espressione, contro l’articolo 133, quello del codice penale sul “delitto verbale”, contro la pena di morte, e – a partire dal 1987 – a favore di un’autonomia vigorosa della Repubblica in cui viveva – la Slovenia – un’autonomia che fosse in grado di far fronte all’autoritarismo centralista e sostanzialmente violento di Slobodan Miloševic che con il suo populismo nazionalista, inneggiante i “diritti storici” di una grande Serbia, pilastro dell’unità balcanica, minacciava direttamente le aperture democratiche nella piccola repubblica settentrionale. Scriveva e firmava appelli, li traduceva in italiano e spagnolo, li mandava in giro per l’Europa, scriveva articoli eretici, avviava azioni di solidarietà a favore di questo o quel detenuto politico, il tutto con l’enfasi che lo aveva ispirato – insieme a Ramón e Flavio, negli anni studenteschi, dopo il golpe in Cile – nelle azioni per un’America Latina libera dalle ingerenze imperialiste e dagli stivali militari, nelle proteste pacifiste ed ecologiste, nelle occupazioni di vani e di edifici vuoti che i gruppi alternativi reclamavano per trasformarli in centri sociali o spazi di pubblico interesse che non risultassero però controllati o gestiti da zelanti funzionari di partito o della Lega della gioventù socialista.

    ...

    Vai all'intero capitolo in PDF

     

    * Il capitolo tratto da "Ritorno a Las Hurdes", di Franco Juri, è messo a disposizione ai lettori di www.balcanicaucaso.org su gentile concessione di Infinito Edizioni

    ^^^per gentile concesione del collega Franco Juri da Koper (Capodistria)^^^



    La Cina da Mao fino alla corruzione...
    "Compagni, il popolo non ci ama"

    Pechino festeggia i 90 anni del partito il più longevo e di maggior successo fra quelli comunisti. E il presidente Hu Jintao lancia l'allarme: "Necessario imporre la disciplina ai membri del Pcc"
    dal nostro corrispondente GIAMPAOLO VISETTI

    PECHINO - La Cina non imboccherà la strada della democrazia e del pluripartitismo, ma senza profonde e rapide riforme politiche ed economiche la sua leadership rischia di essere travolta presto da un'altra rivoluzione. A novant'anni dalla fondazione del partito comunista, il segretario e presidente della repubblica, Hu Jintao, ha gelato ieri la nomenclatura in festa con un allarme senza precedenti. "Il partito incontra difficoltà di crescita  -  ha detto Hu Jintao ai delegati riuniti nel palazzo del popolo su piazza Tiananmen  -  e la corruzione può condurre ad una perdita di fiducia da parte della popolazione". Il discorso è stato trasmesso in diretta della televisione di Stato e per i cinesi è stato uno shock. Stremata da mesi di propaganda nazionalista e di retorica maoista, in un trionfo apologetico di trasmissioni, film, libri e spettacoli rossi, per la prima volta la gente ha assistito un'autocritica spietata della leadership. "Per il partito  -  ha esortato a sorpresa il presidente in un discorso di ottanta minuti  -  è ora più importante che mai imporre la disciplina ai suoi membri. Sanzioni rigorose e prevenzione della corruzione sono elementi chiave per guadagnare o perdere il sostegno del popolo".

    Nel giorno del compleanno del comunismo più longevo e di maggior successo del pianeta, di un partito che conta oltre 80 milioni di iscritti, dai vertici della Città Proibita è giunta la prima ammissione di fragilità dai tempi 
    di Deng Xiaoping. Hu Jintao non ha omesso di ricordare i traguardi del Pcc, sottolineando la visione messianica del partito "scelto dalla storia e dal popolo". Ha citato i tre traguardi essenziali: la "rivoluzione democratica del 1949", il "completamento della rivoluzione socialista di Mao" negli anni Sessanta e la "nuova, grande rivoluzione della riforma economica e delle aperture", avviata da Deng nel 1976 e proseguita fino ad oggi dai suoi tecnocrati successori. Ma l'avvio delle celebrazioni per il 90°, ideale passaggio di consegne politico in vista del cambio di leadership nel 2012, è stato segnato dall'affondo sul dilagare della corruzione pubblica e dall'ammissione del pericolo di perdere il sostegno della nuova società cinese. 

    La ricorrenza, luglio 1921, è stata ideologicamente costruita per ridare slancio ad un potere ormai legittimato solo dall'autoritarismo, dalla repressione del dissenso e dall'obbligo di una crescita economica record sempre più incerta. La generazione dei figli di Jang Zemin, partorita dal massacro di Tiananmen ne 1989, ne ha approfittato però per iniziare un lento e invisibile distacco dal Grande Timoniere e per lanciare un richiamo esplicito ai rampanti "principini rossi", in lotta per contendersi il governo nei prossimi dieci anni. Hu Jintao ha citato il marxismo 23 volte, la metà che nel 2001, dimezzando anche i riferimenti a Mao. Ha aperto invece ad una "democrazia socialista cinese all'insegna dell'economia e dell'armonia", ripetendo la formula quattordici volte e archiviando di fatto la storia e l'ideologia che avrebbe dovuto celebrare. La festa del vecchio Pcc, con milioni di nostalgici rivoluzionari e di riformisti delusi impegnati in estenuanti esibizioni canore dei motivi cari a Mao, si è trasformata in una sorta di presentazione del nuovo capitalismo autoritario cinese, quale modello di governo del mondo in questo secolo. Hu è arrivato a citare "l'incompetenza di alcuni membri ormai staccati dalla gente" e ha ammesso che "la lotta alla corruzione resta un compito arduo". 

    Novant'anni dopo la prima riunione clandestina dei tredici fondatori a Shanghai, inizialmente dispersi dal Guomindang di Chiang Kaishek, gli invecchiati eredi cinesi non riescono dunque più a mascherare il timore del contagio in Asia delle rivoluzioni democratiche che stanno mutando il volto dell'Africa mediterranea. Ieri in Cina era un normale giorno di lavoro e il non aver reso festivo un giorno tanto enfatizzato è stato letto come il timore estremo di un fallimento. Funzionari e capi di partito festeggiano da giorni, mentre la popolazione lavora, affronta l'incubo dell'inflazione e dei salari da fame, la prima disoccupazione, gli scioperi e le prime chiusure delle fabbriche. Il kolossal cinematografico sulla fondazione del Pcc si sta rivelando un flop imbarazzante e i leader, scossi dalle rivolte etniche e dai segnali di sommosse politiche coordinate da Internet, hanno colto le scosse profonde di una nazione mai così ricca e mai tanto sospesa sulle sua fragilità. I cinesi odiano la montante differenza che divide i pochi miliardari dai milioni di miserabili e ieri hanno assistito alla "loro festa" senza entusiasmi. Il partito ha celebrato Mao, sperando di convincere le masse sul recupero dello "spirito delle origini". Ma la festa per un "secolo di comunismo in Cina" è apparsa remota e forse già irraggiungibile. "Perché oggi manca un solo festeggiato  -  ha detto Hu Jia, dissidente appena scarcerato  -  il comunismo, che il partito celebra per fingere che ancora esista".

    (02 luglio 2011)


    Ultim'ora

    Il sindaco di Ravenna si converte al cattolicesimo, lo si appreennde indirettamente dal FattoQuotidiano..
    Ivan il Rosso

    Era ora che Hera battesse un colpo dopo il referendum sull’acqua,”utile, umile et pretiosa”, ma Cara. Infatti a cominciare da Bologna sono in dirittura d’arrivo gli aumenti delle bollette. In lieve ritardo Ravenna, in quanto distratta in questi giorni da un grosso fatto di cronaca : “il sindaco della città dei mosaici Fabrizio Matteucci, da ateo incallito, si è convertito al cattolicesimo.. con grande soddisfazione del vescovo Mons. Verucchi, suo grande amico” Purtroppo nella vita c’è sempre modo e tempo di cambiare.Se san Paolo si convertì sulla via di Damasco. Matteucci si è convertito sulla via della Bassona.





    Terremoto in Comune - Gli undici arresti stanno facendo tremare il Palazzo municipale

    Un'ondata di arresti sta scuotendo il Comune di Parma con la violenza di uno tsunami, minandone la stabilità. Undici ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite all'alba di ieri dalla Guardia di finanza di Parma, negli sviluppi dell’inchiesta «Green money», le mazzette del verde pubblico. In carcere il comandante della Polizia municipale, Giovanni Maria Jacobazzi, i dirigenti comunali Carlo Iacovini e Emanuele Moruzzi, il dirigente Iren Mauro Bertoli, gli imprenditori Ernesto Balisciano, Gian Vittorio Andreaus, Tommaso Mori, Gianluca Facini, Norberto Mangiarotti e Alessandro Forni, infine l'investigatore privato Giuseppe Lupacchini. Ai dirigenti pubblici sono contestati i reati di corruzione e peculato.

    (...) Gli undici arresti stanno facendo tremare il Palazzo municipale. L'opposizione ha sferrato un duro attacco a Vignali chiedendo le sue dimissioni. E ieri pomeriggio, in occasione della riunione del Consiglio comunale, è andata in scena una violenta contestazione sotto i portici del Comune. Attimi di grande tensione, con slogan e cartelli contro il sindaco: «Vignali dimettiti». Nel momento di maggiore attrito è volata anche qualche manganellata della polizia. Da parte sua Vignali ha ribadito che era all'oscuro dell'operato dei due dirigenti comunali e che non si dimetterà.(FONTE:la Gazzetta di Parma)

    Oggi sulla Gazzetta di Parma cinque pagine sulla vicenda con gli articoli di Georgia Azzali, Marco Federici, Gian Luca Zurlini e Chiara Pozzati


    LA RACCOLTA DEI BOMBOLONI



    VICENDE DI VITA E ..POLITICA RAVENNATE per gentile concessione di Ravenna & Dintorni

    nOTIZIA CURIOSA DA FIRENZE....


    Cerca di rubare l'autobus Ataf
    Non sa guidarlo, viene arrestato

    L’episodio è successo in piazza San Marco. Arrestato un algerino di 39 anni, senza fissa dimora

    Voleva portare via un bus di linea, ma non era capace di manovrare i comandi: così alcuni passanti hanno fatto in tempo a far intervenire gli addetti dell’Ataf, e poi i carabinieri del 112, che lo hanno arrestato. L’episodio è successo intorno alle 15.30 in piazza San Marco. Arrestato un algerino di 39 anni, senza fissa dimora.

    Salito su un bus sostitutivo in sosta, senza passeggeri, l’algerino ha trovato le chiavi e ha acceso il motore. Ha, però, avuto difficoltà a ingranare le marce, dando tempo ai passanti di notare quanto accadeva e agli addetti dell’Ataf, nelle vicinanze, di bloccarlo. L’africano è scappato ed è salito su un bus di linea pieno di passeggeri, tra i quali ha provato a confondersi. Ma una pattuglia del 112 lo ha scoperto e bloccato. Coi militari si sarebbe giustificato dicendo di essere «stufo di aspettare l’autobus».


    24 giugno 2011



    il pianeta pensioni


    Al signor Bonaventura (se è fortunato) mille euro al mese


    Il “nuovo” pensionato sembra il signor Bonaventura, uno dei personaggi più importanti del fumetto italiano nato dalla geniale fantasia di Sergio Tofano. Non certo per la marsina di colore rosso, il cappello a bombetta e i pantaloni bianchi ma perché – almeno all’inizio di ogni storia – non ha certo il portafogli di Paperon de’ Paperoni e cerca di arrangiarsi in qualche modo. Senza però il “milione” finale, senza il sorriso e soprattutto in una realtà che travolge la fantasia fumettistica. La fotografia che offre l’Istat sugli anziani è proprio questa, perché la stragrande maggioranza di loro vive con mille euro al mese, euro in più o euro in meno. E attendono un Robin Hood che sappia mettere ordine in un sistema che paga i gravissimi errori commessi in passato da una politica incapace di dar vita a scelte razionali e coraggiose.(il secolo)


    Ma  ora andiamo da moreno "alla rosa bianca di dovadola"..senza pensarci troppo !!!




    albergo ristorante  la rosa bianca  da moreno ..a dovadola (FC) situato in una antica villa sulle colline dovadolesi....


    mORENO PRETOLANI, già gestore per oltre 25 anni DEll'albergo ristorante la capanna a rocca san casciano (fc), rimane famoso per la sua cucina, prettamente tosco-romagnola dove prevale la bistecca"fiorentina" oppure la tagliata ..rinomati i suoi contorni a base di funghi porcini e tartufi autoctoni il tutto annaffiato con i migliori vini nazionali , ma anche della zona di produzione locale, qui infatti prevale un ottimo sangiovese , ma la cosa migliore e' arrivare  a degustare il tutto prenotando un pranzo OPPURE UNA CENA al 349.8601818 , MA ANCHE  allo 0543.933344
    il ristotrante e' aperto sia a pranzo che a cena il venerdi', sabato, domenica e lunedi'.
    mercoledi' e giovedì e' aperto solo a cena. martedi' e' il giorno di riposo settimanale.
    a richiesta si puo' ottenere una aperftura straordinaria per gruppi, anche nei giorni di chiusura.
    potete infine visitare il sito web.
    www.damoreno.net
    e-MAIL : RISTORANTE@DAMORENO.NET
                    HOTEL@DAMORENO.NET


    Modulo provvisorio












    L'Unità, De Gregorio lascia la direzione

    Dopo tre anni dal primo luglio cambio della guardia

    Concita De Gregorio (Simona Granati)
    Concita De Gregorio (Simona Granati)
    MILANO - Concita De Gregorio lascia l'«Unità». «L'Editore e il Direttore dell'Unità comunicano che dal primo luglio Concita De Gregorio lascia la guida del giornale a seguito di una decisione condivisa, assunta in autonomia e nel pieno rispetto reciproco riconoscendo l'importante lavoro svolto e i risultati raggiunti», si legge in un comunicato firmato dall'editore Antonello Soru e la stessa De Gregorio.

    TRE ANNI DI LAVORO - «Entrambe le parti hanno rispettato l'impegno inizialmente preso di dare a questo lavoro almeno tre anni di stabilità. Tre anni di lavoro esaltante e faticoso, tra difficoltà economiche e continui attacchi, che si sono dipanati a partire dal mandato iniziale di fare dell Unità un giornale in equilibrio economico e un luogo d'incontro e di discussione libera e allargata all'intero centrosinistra». «Entrambi gli obiettivi possono dirsi colti. È stato perseguito il risanamento economico raggiungendo il sostanziale equilibrio di bilancio del giornale, pur in un momento difficile per l'intero mercato e in presenza di nuovi concorrenti», prosegue il comunicato, «Sotto il profilo editoriale, il giornale è stato in questi anni al centro di un intenso dibattito che ha dato voce - molto spesso anticipandole - alle principali istanze della società, che ha mobilitato sui temi cruciali migliaia di persone, che ha allargato il ventaglio delle sue voci e che attraverso la crescita del sito Internet ha aperto un dialogo fitto e continuo coi lettori. Che ha contribuito infine a sollecitare la nuova volontà di partecipazione dei cittadini alla vita del Paese».

    I RISULTATI - «Abbiamo lavorato in questi anni in sintonia e in piena libertà - si legge nel comunicato - condividendo difficoltà e risultati, in autonomia dal Partito democratico che in alcune occasioni non ci ha fatto mancare le sue critiche ma non ha neppure mai preteso di imporre una linea, l'Unità essendo uno spazio di dibattito libero. Un ciclo positivo che, di comune accordo, pensiamo possa concludersi qui. Il Direttore continuerà ad esercitare il suo impegno professionale in altre forme, l'Editore si impegnerà a fare in modo che il giornale resti luogo aperto alla discussione allargata all'intero centrosinistra e alle diverse forze vitali che vogliono assumersi l'impegno della ricostruzione del Paese dopo la troppo lunga stagione del berlusconismo. L'augurio sincero è reciproco, così come il ringraziamento a tutti i lavoratori dell'Unità che hanno condiviso e reso possibile questa felice stagione».

    LA SMENTITA - Solo sabato Concita de Gregorio aveva smentito le voci di una sua prossima uscita proprio dalle colonne dell'Unità: «Non ho ricevuto comunicazione alcuna. Il mio contratto non è in scadenza, come direttore non ho ricevuto comunicazione alcuna, l'unico titolato a darmi indicazioni in questo senso è il mio editore esattamente come è avvenuto all'atto della mia nomina. Lui e non altri. Da tempo l'Unità è sotto attacco. Alle solite voci, infondate o inesatte si aggiungono ora quelle su di un imminente cambio di direzione e sulle ipotetiche motivazioni che ci sarebbero dietro la decisione».

    Redazione online Corsera


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    16 giugno 2011

    Dopo il successo di TUTTI IN PIEDI,la trasmissione televisiva di Santoro, Travaglio e Compagni da Bologna per festeggiare la FIOM CGIL,la Rai censura la copertina di INTERNAZIONALE..povera Rai , ma come sei ridotta?

    .

    Tutti in piedi, per il lavoro
    e una tv diversa

    Santoro a Bologna con la Fiom e forse con Adriano Celentano. Consigli a La7: "Per fare il Terzo polo ci vuole meno Telecom. E per il mio programma ci sono già le basi"

    Tutti in piedi, domani sera a Bologna in villa Angeletti, perché “Signori, entra il lavoro” per i 110 anni del sindacato Fiom con il Fatto Quotidiano. E forse, tutti in piedi, perché la sorpresa annunciata da Michele Santoro potrebbe essere Adriano Celentano: di nuovo in pubblico per parlare di Costituzione, lavoro, libertà, partecipazione. Per tenere vivo quel senso di cambiamento che ha travolto prima le amministrative con Napoli, Milano, Cagliari e poi il referendum con 4 sì. Le due sberle che scuotono il governo.

    La rete crea l’evento e la rete lo trasmetterà (Vai al sito): una sottoscrizione per volta, 2,5 euro con accredito postale o una semplice telefonata, compone la scenografia, la regia e le luci del palco con due conduttori di eccezione, Serena Dandini e Vauro. Una serata con Maurizio Crozza, Max Paiella, Marco Travaglio e il pm Antonio Ingroia che sarà trasmessa dal Fattoquotidiano.it e dai siti che vorranno collegarsi a Bologna, sul satellite con Current e nel circuito delle emittenti private (Telelombardia, Telenorba, Antennasicilia).



    È una Raiperunanotte ancora più sperimentale, messa su in fretta e con l’ambizione di proporre un programma-manifestazione che vada oltre l’etichetta di una televisione o di un luogo: “100mila persone che pagano due euro fanno 200mila euro, così finanziano un un programma come Annozero. Questa è la strada rivoluzionaria ogni volta che posso io ci riprovo, se poi dovessi farlo per forza, io lo farò”. Un contesto lontano, tanto, dal manuale Cencelli applicata al pacchetto di nomine pubbliche, un po’ a te, un po’ a me secondo le logiche di partito e di conseguenze elettorale: “La televisione è condizionata prima di tutto da un potere molto trasparente che è la presidenza del Consiglio. Poi ci sono i poteri occulti. Ormai questi poteri – ha detto l’ideatore di Annozero nel sopralluogo a Bologna – sono decisivi ogni volta che si devono fare nomine statali o nominare gente a cui viene affidato un importante potere decisionale, e anche alcuni vertici di aziende private passano attraverso queste discussioni segrete. Questo dipende dal fatto che il nostro Paese da troppo tempo è una democrazia malata in cui funziona male sia il pubblico sia il privato, perché non c’è una condizione vera di concorrenza e di mercato”.

    E sembra avvicinarsi il passaggio a La7, anche se il giornalista fa un paio di osservazioni critiche sull’azienda: “Quando andrò lì, penserò al tipo di trasmissione da fare, diciamo che per ora abbiamo buone basi di partenza. La7 dovrebbe essere meno Telecom per essere il Terzo polo, dovrebbe avere ragioni più televisive per giocare una partita più aperta e chiara. Non è detto che gli interessi di un grande gruppo coincidano con quelli della televisione. Questo riguarda anche Repubblica e Corriere della Sera”.

    Ma Santoro smentisce le indiscrezioni (del Giornale) di un suo impegno in politica: “Chi si aspetta la proclamazione di un nuovo partito domani, sarà deluso. Se c’è un pericolo grave per la democrazia e qualcuno mi chiedesse di dare una mano, questo è un mio diritto. Nessuno deve rinunciare. Anche lei se lo facesse (rivolgendosi a una giornalista, ndr), sarebbe una rinunciataria”. E adesso, però, tutti in piedi.

    da Il Fatto Quotidiano del 16 giugno 2011






    copertina di Internazionale censurata


    Internazionale parla di Berlusconi? Spot censurato in Rai

    di Luciana Cimino 
    Internazionale 304
    Censurare uno spot pieno di “bip” solo perché il soggetto è il presidente del Consiglio. Succede anche questo nella Rai che dovrebbe essere servizio pubblico e invece è gestita come cosa propria dal centro destra. A Radio Rai è stato censurato ieri lo spot promozionale del numero in uscita del settimanale “Internazionale”. In copertina si riprendeva l’Economist e dunque inchiesta su Berlusconi nelle pagine interne, e grande frase «L’Uomo che ha fottuto un intero paese». Ma lo nessun linguaggio scurrile nello spot che anzi è una divertente sequela di bip. Gli zelanti funzionari della Rai hanno rifiutato lo stesso la messa in onda.

    Dicono che il regolamento interno vieta di trasmettere spot che contengono giudizi negativi su personaggi pubblici. Ma il “giudizio negativo” non era nella reclame. Eventualmente nell’Economist. «Ma i funzionari della Rai non sono sprovveduti, è chiaro che il bip era ironico – commenta il direttore di Internazionale, Giovanni De Mauro - è nel loro pieno diritto rifiutare uno spot, tuttavia non posso non notare come sia una decisione che rappresenti lo spirito dei tempi». E aggiunge «rifiutare uno spot con una sequenza di bip è una decisione comica, sarebbe surreale se non fosse rappresentativo di un contesto e di una situazione che stiamo vivendo». Il giornale ha rinunciato a inserire la pubblicità su altri network ma ha denunciato la faccenda sul suo sito e su facebook diffondendo lo spot. E come sempre accade in questi casi, la reste è il più potente amplificatore delle cose che i media “ufficiali” vorrebbero censurare.

    Reclutavano prostitute tra le studentesse
    Bologna, arrestati due sfruttatori

    I due reclutatori agivano soprattutto tra le universitarie fuori sede. Nove ragazze avrebbero accettato l'offerta
     

    Contattavano studentesse universitarie in cerca di lavoro, per lo più fuori sede, e proponevano loro di prostituirsi. Ora, dopo essere stati denunciati da una delle loro "prede", sono finiti in manette.

    La squadra mobile di Bologna ha eseguito i provvedimenti nei confronti di Diego Riscassi, 35enne di Sanremo, incensurato, e Mirko Trazzi, un bolognese di 55 anni già noto alle forze dell'ordine. Devono rispondere di reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

    Sarebbero almeno 22 le ragazze contattate da Riscassi e Trazzi. E 9 di loro avrebbero accettato la proposta pur di guadagnare qualcosa. Una parte dei loro guadagni, tra il 30 e il 40%, andava ai reclutatori.

    In particolare Riscassi avrebbe contattato 13 ragazze tra cui una studentessa minorenne bolognese in rotta con i genitori. Di queste, 7 hanno accettato la proposta e si prostituivano nel suo appartamento di via Borghese, nei pressi dell'Ospedale Maggiore. Trazzi lo avrebbe fatto invece con due donne. Una è la minorenne già contattata da Riscassi, che nel frattempo è diventata maggiorenne. La giovane ha anche avuto un rapporto sessuale con l'uomo che l'ha convinta con la scusa di farle fare una prova per capire se poteva andare bene per i suoi clienti.

    L'altra donna, una madre di famiglia modenese di 35 anni, ha accettato di prostituirsi a pagamento e poi lo ha denunciato con un esposto anonimo alla polizia. Nonostante questa forma di denuncia è stata comunque rintracciata dagli agenti della squadra mobile e sentita come testimone. Riscassi e Trazzi sono ora rinchiusi nel carcere bolognese della Dozza.

    (18 giugno 2011) fonte:Repubblica Bologna


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    12 giugno 2011

    BASTA CON LE LISTE BLOCCATE!!! SI COMINCIA A RACCOGLIERE LE FIRME CHE ENTRO SETTEMBRE DEBBONO ARRIVARE A 500 MILA...

    LEGGE ELETORALE

    "Io firmo. Riprendiamoci il voto" 
    Al via il referendum anti-Porcellum

    Presentata questa mattina a Roma una nuova campagna referendaria per cancellare i punti più controversi della legge Calderoli. Dalla prossima settimana via alla raccolta delle firme. Obiettivo: 500mila entro la fine di settembre. Reazioni contrastanti dai partiti

    di CARMINE SAVIANOROMA - Liste bloccate, premio di maggioranza, deroghe alla soglia di sbarramento, obbligo di indicazione del candidato premier. Quattro punti. Quattro disposizioni che fanno del Porcellum, una legge elettorale "da cancellare al più presto". Dando, attraverso un referendum abrogativo, la parola ai cittadini. 

    È "Io Firmo. Riprendiamoci il voto" 1, iniziativa del Comitato per il Referendum sulla Legge Elettorale, che stamattina a Roma, ha lanciato una nuova campagna referendaria. Si parte la prossima settimana con la raccolta delle firme per eliminare una delle distorsioni più nocive del sistema politico italiano.

    Una mobilitazione trasversale, che nasce nella società civile, per mettere un freno ai danni prodotti dal Porcellum: trasformismo, frammentazione, coalizioni disomogenee e ingovernabili. Per questo, secondo Stefano Passigli, "ogni tentativo di modifica della legge è destinato a fallire", e l'unico modo per eliminarne i difetti è "tagliare i quattro punti più discussi". E il ricorso ai cittadini è il modo per superare l'impasse parlamentare: "Se il Parlamento riuscirà a trovare un accordo, tanto meglio. Altrimenti il referendum è inevitabile".

    "Porcellum da cancellare". Numerosi gli interventi. Tutti tesi a sottolineare gli orrori del Porcellum. Per Giovanni Sartori, "il premio di maggioranza dato a una minoranza è 
    il vizio maggiore della legge". Perché "questo falsa tutto il sistema politico: le leggi elettorali trasformano i voti in seggi e questa legge li trasforma male". Poi l'indicazione dei modelli che potrebbero essere importati in Italia: "il doppio turno alla francese o quello tedesco sarebbero i due sistemi che andrebbero bene". E sulle motivazioni del referendum: "È il rimedio contro l'inerzia dei partiti in materia di legge elettorale".

    Per Enzo Cheli, "dopo la legge Acerbo, è la peggiore legge elettorale della storia italiana". E ancora: "Al di là delle conseguenze, come le intere aree sociali buttate fuori dal Parlamento, il premio di maggioranza dato ad una coalizione al di là di una soglia minima è a rischio di costituzionalità". Non solo: con il Porcellum, sono saltate tutte le "soglie di ragionevolezza". Da qui l'esigenza di intervenire sulla legge "per ragioni di manutenzione costituzionale". Non manca la preoccupazione per il tipo di legge che verrebbe fuori se il referendum riuscisse ad ottenere il quorum: "Se passa, resta in piedi una legge proporzionale. E, soprattutto, una legge funzionante".
      
    Prime adesioni, obiettivo 500 mila firme. L'obiettivo è raggiungere, entro settembre, le 500mila firme valide necessarie a presentare il referendum alla Corte di Cassazione. Tra le prime adesioni nomi molto noti della cultura italiana: Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Umberto Ambrosoli, Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Gae Aulenti, Andrea Carandini, Luigi Brioschi, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Ernesto Ferrero. Vittorio Gregotti, Carlo Federico Grosso, Rosetta Loy, Dacia Maraini, Renzo Piano, Mario Pirani, Maurizio Pollini, Giovanni Sartori, Corrado Stajano, Massimo Teodori, Giovanni Valentini, Paolo Mauri, Gustavo Visentini, Innocenzo Cipolletta, Domenico Fisichella, Stefano Mauri, Benedetta Tobagi, Franco Cardini, Luciano Canfora, Irene Bignardi e Margherita Hack.

    Gelo di Segni: "Cosi torna la peggiore partitocrazia". Dal referendum Passigli prende apertamente le distanze Mario Segni, padre dei primi referendum elettorale che negli anni Novanta portarono all'abolizione della preferenza multipla e all'introduzione dei collegi uninominali: "E' il ritorno alla peggiore partitocrazia, al periodo più squallido della prima Repubblica, ai governi fatti e disfatti dai partiti alla spalle dei cittadini", dice senza mezzi termini. Nettamente contrari anche i Radicali, da sempre sostenitori del maggioritario. Ma anche nel Pd gli esponenti storicamente più vicini ai temi della riforma elettorale, come Arturo Parisi e Stefano Ceccanti, dicono no all'iniziativa referendaria considerandola un ritorno ai governi decisi dai partiti. E secondo il costituzionalista Augusto Barbera il quesito referendario pensato per reintrodurre le preferenze non ha i requisiti per ottenere l'ammissibilità. L'unico sì convinto, per quanto riguarda i partiti, arriva per ora dall'Udc: "Sosteniamo con convinzione il Comitato referendario", dichiara in una nota il centrista Pierluigi Mantini.
     

    (16 giugno 2011)







    ADDIO PROFESSORE



    LA MORTE DELL'ENTOMOLOGO PROF.GIORGIO CELLI AVVENUTA DOMENICA A BOLOGNA..


    La camera mortuaria sarà allestita martedì 14 nell'Area Malpighi dell'ospedale (via Pizzardi, ore 7.30-13.30); subito dopo l'Università di Bologna ha organizzato una commemorazione alla cappella di Santa Maria dei Bulgari dell'Archiginnasio, ed è annunciata la presenza del rettore Ivano Dionigi. La salma sarà poi tumulata nel cimitero di Monzuno, sull'Appennino Bolognese, luogo particolarmente caro al figlio Davide, che gli è stato vicino, come sempre, anche negli ultimi difficili giorni.

    Una vita per gli animali. Verrà ricordato così Giorgio Celli. Fosse nella casa di via Mascarella mentre accarezzava i suoi gatti, oppure in tv dove portò la sua scienza, o in cattedra mentre descriveva usi e costumi di bestie anche più grandi dell'essere umano, ma spesso meno feroci. Pensieri come questo, simpaticamente provocatori, lo avevano portato anche a scendere nell'agone politico, per i Verdi, consigliere comunale a Bologna ed europarlamentare dal 1999 al 2004. Ma Giorgio Celli è stato molte cose: docente all'Istituto di Entomologia - l'Università di Bologna gli dedica martedì una commemorazione funebre all'Archiginnasio - conduttore televisivo per la Rai (Nel Regno degli animali), scrittore, amante del teatro e della poesia: oltre all'innumerevole saggistica di settore, sono quasi una trentina le sue pubblicazioni tra narrativa, prosa e versi. Decine i titoli dedicati ai gatti: "Maestri senza parole" amava chiamarli dopo averli studiati a lungo. Nella sua profonda curiosità di vita, aveva anche recitato in un film di Pupi Avati del 1975 (La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone), ma con il regista aveva soprattutto collaborato a molte sceneggiature. Fra gli ultimi suoi impegni nel marzo scorso aveva presentato l'allestimento per un nuovo spazio del Musei Regionale di scienze naturali di Torino dedicato alla storia della vita sulla Terra che verrà inaugurato nel marzo 2012.
    Divenni amico del prof- nel settembre di 3 anni fa a San Benedetto in Alpe in una calda domenica di ottobre, dove si svolse un convegno voluto dala Regione sulla biodiversità. Durante il pranzo, mi volle seduto accanto a lui ,la signora e sua suocera in un tavolo al centro nel teatro della cittadina dell'Acquacheta e tra una portata e l'altra mi fece capire quanto amava tutta la fauna, i gatti in particolare che li considerava "esseri al di sopra di tutto" per il suo modo di capire con tanto anticipo reazioni , mosse, carattere degli uomini che li circondano. Ci incontrammo nuovamente nellaprimavera successiva presso un salone di Piazza Morgagni a Forlì, nella sede della provincia, dove trattava lo stesso argomento con i responsabili delle scuole di questa provincia.
    di Caplaz



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    8 giugno 2011

    ALAIN DE CAROLIS DA NEW YORK ...ci dice chi era Berlusconi..... In apertura maltempo in questo fine settimana..poi ancora si parla di Berlusconi a seguito di una intercettazione telefonica tra la Santanchè e Briatore...


    METEO, WEEKEND DI PIOGGIA.
    MALTEMPO SU TUTTA L'ITALIA

    Venerdì 10 Giugno 2011 - 17:12
    Ultimo aggiornamento: 17:14
                      

    ROMA - Ci aspetta un weekend di pioggia e maltempo. Già nelle prossime ore il Dipartimento della Protezione civile prevede il passaggio sulle regioni settentrionali di una perturbazione diffusa, proveniente dalla Francia, che accentuerà l'instabilità atmosferica anche sul resto della penisola. Domenica il maltempo si sposterà sui Balcani per poi tornare lunedì. Sabato, al Nord si prevede una nuvolosità irregolare con precipitazioni sparse.Al Centro, molte nubi in aumento pomeridiano associate a locali rovesci più probabili sulle zone interne a ridosso dei rilievi e sulle regioni adriatiche.  Al Sud, sulle regioni peninsulari rovesci isolati per lo piu' sulle aree appenniniche e sui settori adriatici. Sulla Sicilia poche nubi con addensamenti sul settore orientale ma con scarsi fenomeni. Variabile sulla Sardegna con occasionali precipitazioni ma in miglioramento serale.
    Domenica, spiccata variabilità con annuvolamenti ad evoluzione diurna che sulle aree interne peninsulari causeranno isolati rovesci in assorbimento serale. Stabile e soleggiato sulle Isole maggiori. Infine, lunedì tendenza a nuovo peggioramento ad iniziare dal nord in estensione alle restanti regioni peninsulari nella seconda parte della giornata. Ampie schiarite sulle isole maggiori.(Meteo.leggo)


    IN ROMAGNA, IL BUON PANE DI UNA VOLTA LO TROVATE DA MASSIMO CASAMENTI...

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    DALLE 16 ALLE 20

                        




    NON TUTTI SANNO CHE....
     ,

    La Fininvest è nata da Cosa Nostra (La Padania – 1998)

    [aggiornato il 15 Aprile 2009]

    Clicca qui e Leggi il nuovo post sullo stesso argomento completo di scansioni e trascrizioni degli articoli originali

    Il titolo di questo post non è farina del mio sacco bensì del quotidiano "La Padania" che in quel modo titolava un articolo pubblicato nell' Ottobre del 1998.
    In quegli anni non correva buon sangue tra il Cavaliere e la Lega Nord e il quotidiano della Lega si lanciò in una serie interminabile di articoli pesantissimi tutti riguardanti le origini mafiose delle fortune del presidente del consiglio.

    Successivamente quegli articoli sono scomparsi. La Padania li ha tolti di mezzo e cercando con Google si riescono a rintracciarne solo i titoli o al massimo qualche stralcio.
    Oggi però, dopo aver rivisto un elenco che riporta i link originali degli articoli stessi mi è venuta l'idea di utilizzarli per consultare archive.org.

    Per chi non conosce archive.org apro una breve parentesi.
    Mentre i normali motori di ricerca si limitano a girare per il web salvando il contenuto delle pagine trovate per poi aggiornarlo di volta in volta, archive.org salva tutte le copie che trova rendendo possibile la navigazione temporale nel sito oggetto della ricerca. In altre parole è per esempio possibile vedere com'era il mio blog nel 2003, o com'era invece nel 2006.
    Non basta quindi cancellare un qualcosa di scomodo per farlo sparire perchè quasi sempre la memoria storica di Internet lo immortala rendendolo eterno.

    E' il caso del quotidiano La Padania. Consultando l'archivio, infatti, sono riuscito a trovare le copie originali di quegli articoli oggi così importanti per capire l'onestà e la coerenza di chi ci governa.
    Rileggerli fa una certa impressione perchè ad accusare il premier non sono i soliti Travaglio, Grillo, Martinelli, o Ricca bensì la testata del partito di alcuni dei suoi stessi ministri, dell'alleato attualmente più prezioso nella coalizione di governo, quello determinante alle ultime elezioni.

    Eccovi i link di questi incredibili articoli. Fare un riassuntino per ciascuno mi è sembrato inutile poichè i titoli parlano da soli:

    La Fininvest è nata da Cosa Nostra - Matteo Mauri - 27 Ottobre 1998

    Parla meneghino ma è di Palermo - 22 Luglio 1998

    Silvio riciclava i Soldi della Mafia - 7 Luglio 1998

    C'è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile - Davide Caparini - 25 Novembre 1999

    Imprenditore o politico è il momento della scelta - Chiara Garofano - 8 Novembre 1998

    Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica - 5 Maggio 1998

    Un biscione di miliardi in Svizzera - Emilio Parodi - 3 Novembre 1998

    Le sedici cassaforti occulte - Max Parisi - 29 Settembre 1998

    Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca - 2 Luglio 1998

    Così il biscione di mise la coppola - 10 Luglio 1998

    Le gesta di Lucky Berlusca - Max Parisi - 30 Agosto 1998

    [aggiornato il 6 Luglio] Berlusconi Mafioso? 11 domande al cavaliere per negarlo. - Max Parisi - 8 Luglio 1998

    Concludo con una richiesta ed una sfida.

    La richiesta è di pubblicare link verso questa pagina (o incollare i link degli articoli stessi) in altri blog o in altri siti di informazione. Prima di tutto perchè vi assicuro che in rete non si trovano altrove ed in secondo luogo perchè non vorrei che qualcuno possa trovare il modo di obbligarmi a rimuoverli. Magari anche in forma anonima ripostateli. Grazie.

    La sfida che invece propongo ai più smaliziati della rete è quella di trovare l'originale dell'articolo più bello di tutti, e cioè quello delle 10 domane rivolte a Berlusconi il 19 Agosto 1998.
    Osservando il pattern utilizzato dal sito de "La Padania" per salvare i suoi articoli è possibile intuire quello che potrebbe contenere l'articolo che ci interessa. Purtroppo non sapendo a che pagina e in che posizione l'articolo fu pubblicato è necessario provare a "forza bruta".
    Fatemi sapere se ci riuscite prima di me.

    Buona lettura


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